lunedì 29 settembre 2014

Erased...

Renzi: "Non cancelliamo solo l'Art. 18, ma tutti i co.co.co., i co.co.pro., i co.co.dè..."

Come co.co.pro. già ero incerta della mia effettiva esistenza (sogno o son desta, mi chiedo quando a fine mese, anziché uno stipendio, mi vedo accreditata sul conto la paghetta di Heidi ma senza le caprette che fanno ciao...).
Ora, il pensiero che sarò "cancellata", e cancellata per mano di Renzi, mi pare insieme un sollievo e un'onta finale.
Come se la mia vita, che già sospettavo meramente virtuale, si potesse cancellare con il tasto on/off su un server di cui non conosco la dislocazione geografica (sono una configurazione di bit su un computer con cui gioca un impiegato di Shenzen? Oppure sono dislocata in India, in un posto tipo Bhopal, dove è solo questione di minuti e finirò investita da una tonnellata di acido che farà di me una brodosa chiazza purulenta che evapora da un fango tossico?).
Fra l'essere un gioco nelle mani di un operaio cinese e il venir definitivamente erased dall'hard disk renziano, non c'è che un attimo. 
E uno (una), potrebbe anche accettarlo, alla fine: mica siamo nati per soffrire in eterno, giusto?

Mi disturba però che a premere il tasto off che mi cancellerà sia uno come Renzi il quale elenca co.co.co., co.co.pro. e co.co.dè come si riferisse a un infimo sconto extra su un chilo di verze in saldo al mercato.
Come se fra l'essere un co.co.co. e l'essere un co.co.dè non ci fosse invece tutta la differenza del mondo.
Il primo, se non lo sapete nemmeno voi, è solo un grumo di bit usa e getta che al restart non si ricaricano nel sistema. 
Il secondo, pur essendo sempre un grumo di bit, ha un privilegio che il primo non ha: fra il co.co. iniziale e il .dè finale, devi nutrirlo con granaglie adatte, se vuoi che ti sforni uova sane da mettere sul mercato.
Il co.co.co., invece, deve fare solo una cosa: co.co.co...llaborare.
Alla produzione di utili, finché serve e solo se serve.
Al mangime deve però provvedersi da solo con la paghetta di Heidi.
E se non ce la fa, pazienza: si preme il tasto off e lo cancelli dallo schermo e pure dal server.
Tanto, mica contano i bit, giusto?
Conta la merce umana, ovvio, ma solo finché è ancora un capitale che puoi avere per meno di una manciata di granaglie.
Poi la cancelli, così recuperi spazio su disco.

N.B. notate anche voi, che mentre parla di cancellazione delle verze ha l'aria di farlo solo (assolutamente!) per una maggiore uguaglianza di trattamento ("tutelare tutti, difendere tutti") mentre, appena Fazio gli chiede perché non estende gli attuali diritti anche ai co.co.dè., slitta subito a parlare di libertà dei mercati, di investimenti e del diritto delle imprese a decidere se spremere verze oppure carciofi?
"Viene mandato a casa con un bell'indennizzo e viene preso in carico dallo Stato"
Le verze, come si diceva, sono merce: cambiando di mano, cambia il loro valore d'uso: se servi, ti garantiscono un pasto di granaglie; se non servi (nel senso di servire zì badrone), no. 
Infatti, mica fanno prima la legge che provveda alle verze prese in carico dallo Stato un reddito di esistenza. No.
Prima, e subito, si promette la cancellazione dei co.co.co, così da chètare gli animi e scongiurare l'unione di interessi fra questi e i co.co.dè, cioè quelli che ancora hanno l'art. 18, che è quel che rimane dello storico Statuto dei Lavoratori.
Poi, per il resto, si vedrà, si farà, c'è la crisi, c'è il Pil, non ci sono soldi etc etc etc...

P.S. Per stare in tema cancellazione verze, oso segnalare la fine di quelle ucraine le quali, avendo pieno diritto alla democrazia, gliela fanno gustare subito, prima che cambino idea.

sabato 27 settembre 2014

Anime gemelle

Riporta il FQ,  che "...lui e l’ex sindaco di Firenze, ha spiegato Marchionne, hanno in comune il fatto che anche Renzi “non ha paura”.
La prova? 
"...solo due giorni fa, a margine di un incontro al Council on Foreign Relations di New York, il manager ne aveva elogiato il coraggio scaricando contestualmente il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, autore di un editoriale al veleno contro il governo".
Molli Marchionne il "coraggioso" Renzi di notte per Detroit da solo, senza un dollaro in tasca e senza un cents di ricarica sull'iPhone, poi riparliamo di paura e di coraggio...
Non che pretenda dia prova l'eroe di Rignano di saper affrontare a mani nude il drago che sputa fuoco o il classico mostro a sette teste, eh?
Ma in che mani siamo, se per essere "coraggioso" basta subire, e a una notevole distanza di sicurezza, un editoriale del noto pacifista Ferruccio de Bortoli? 
E che ne saprà mai del coraggio, uno che di lavoro fa il gioco delle tre carte ma sempre e solo con il denaro altri?
Forse è, come si sa, che chi si somiglia si piglia.
E questi due, per molti aspetti, sembrano gemelli siamesi separati alla nascita: degli zero virgola elevati a Mazinga e Giga Robot. 
Almeno spegnetegli l'audio, a 'sta coppia di cartoni animati, prima che blocchino la crescita anche ai bambini.


lunedì 22 settembre 2014

Sospetto...

Leggo or ora che il vostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è in queste ore nella Silicon Valley e che, dopo aver visitato la sede di Twitter (non oso immaginare lo sbrodolamento), quella di Google e pure quella di Yahoo, sarà a cena alla Stanford University, la prestigiosa università americana dove Steve Jobs tenne il suo famoso discorso .
Sono maledettamente sospettosa a immaginare che non avrà saputo resistere alla tentazione di citare, nella stessa università in cui l'ha detto il defunto Ceo di Apple, lo stranoto "Stay hungry, stay foolish"?
Secondo me nel discorso lì tenuto avrà infilato pure la sua passione per l' "unire i puntini", ci scommetto. 
Ma je suis méchant, lo sapete... 
Poi, siamo seri: da dove pensate gli arrivi l'idea di chiamare JobsAct la riforma della legge sul lavoro?
Jobs non è per lui il plurale inglese di lavoro (Atto dei lavori? Che vuol dire?), che non sa cosa sia né al singolare né al plurale non avendo mai lavorato in vita sua; e nemmeno ha a che vedere con i più noti blow senza act.
E' il suo modo fonziano di infilare il suo nome nella storia accanto a quello del mito irraggiungibile della sua prima adolescenza.
Aspetto notizie per aver conferma dei miei sospetti.

venerdì 19 settembre 2014

L'Expo serve all'Import. Del TTIP

Non è una promessa né una minaccia, quella che compare nel manifesto qui sopra.
E' un modo, piuttosto subdolo, di dire una verità senza dire cosa questa verità sia.
L'Expo serve a promuovere i prodotti italiani nel mondo, giusto?
Quindi, se l'Expo serve all'Export, quest'ultimo è inversamente proporzionale all'Import, le cui "regole" sono contenute in una trattativa (quasi segreta) che deciderà non cosa importeremo, ma a quali condizioni "compreremo" l'Import per compensare l'Export.
Quali sono queste nuove regole?
Quelle che i paesi dell'UE si impegneranno a far proprie con la firma del Ttip (Transatlantic Trade Investment Partnership).
Cos'è e cosa significano le regole del Ttip per l'import-export?
"...C’è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e della trasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l’opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l’eliminazione delle barriere normative che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.
Cosa significa “barriere normative”?
Vediamo qualche esempio.
La società francese Veolia, che ha in gestione lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria, in Egitto, ha fatto causa allo stato egiziano perché ha aumentato i salari del settore pubblico e privato al tasso d’inflazione, e questo ha compresso i propri margini di profitto. Per “barriere normative” s’intende anche questo. Con le misure proposte dal Ttip per la protezione degli investitori qualsiasi peggioramento (per l’investitore) delle condizioni contrattuali può dar luogo a richieste di risarcimento. Il meccanismo, se entrasse in funzione, avrebbe una forza dirompente dal punto di vista delle aspettative e delle azioni governative. Chi più si azzarderebbe ad aumentare i salari?..."
 Leggi tutto su il FQ 

Il Ttip, in sintesi, apre le porte a regole che ci condannano a mangiare (ma non solo, il Ttip riguarda tutto ciò che si comprerà o si venderà o si consumerà) in futuro cibo che le attuali leggi dell'UE vieta all'importazione perché non rispetta lo standard di qualità alimentare richiesto dall'Unione Europea.
L'Expo non quindi né una sagra del folpo né quella del bacalà. 
E' consentire alle multinazionali dell'agro-alimentare statunitense di trattare, modificare, alterare e commerciare sia il folpo che il bacalà secondo uno standard da fast-food americani con l'obiettivo di averne il maggior profitto possibile al minor costo di produzione possibile.
Significa che se una multinazionale americana decide ad esempio che riciclando gli attuali scarti di produzione alimentare, riducendo i controlli di qualità o bypassando l'igiene, riducendo il costo della manodopera addetta ai controlli o mischiando fra loro cibo e agenti chimici antiputrefazione senza obbligo di dichiararlo in etichetta, nessuno potrà impedirle di farlo, tranne far causa la multinazionale allo stato non davanti a una normale corte di giustizia, ma in un processo fra privati in cui lo stato, sempre meno forte economicamente rispetto a una multinazionale, è destinato a soccombere per ostacolo alla libera concorrenza e il non rispetto delle "regole" firmate con il Ttip.
Difendere la sagra del folpo o quella del bacalà, è difendersi dal Ttip, quel Trattato che l'Expo in qualche modo promuove mettendo sì in luce il Made in Italy (per l'Export), ma oscurando tutto il "Made by Ttip" che regolerà il futuro dell'Import.

giovedì 18 settembre 2014

Impegni quotidiani

Costa meno del preoccuparsi o del rammaricarsi per cose che non ho il potere di cambiare.
E rende di più, infinitamente di più...
Richiede una certa volontà, quindi un po' di impegno, sgombrare la mente dall'abitudine a girare sempre intorno agli stessi frusti temi senza speranza.
Però ripaga, con gli interessi.