venerdì 24 giugno 2016

#iVotedleave #EUReferendum

Mentre godiamo per conto terzi per il Brexit al 52% con il #iVotedLeave, è amarissimo ricordare che:

1. L'italia non può indire referendum popolari su trattati internazionali

2. che il nostro conducator Matteo Renzi ci sodomizza di prima mattina rassicurandoci con la vasellina che la Ue «Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa e il nostro futuro»  

3. che essendo l'Italia un paese di sudditi per default, anche senza l'Ue e grazie alla Nato, ancora attendiamo l'attuazione del risultato del Referendum sull'Acqua Pubblica del 2011, quindi c'é poco da esultare per i referendum altrui

4. che lo siamo al punto, sudditi, da esserci subiti quasi in silenzio un Presidente della Repubblica da impeachement e ci difetta la pratica della democrazia al punto di aver perfino tifato un Monti imposto contro un Berlusconi votato, poi un veloce ed etereo Letta, subito silurato perché poco pugnace, e l'attuale governo Renzi. Tutti servi messi lì per derubricare i nostri diritti, e a cambiare la Costituzione più bella del mondo, pur senza essere mai stati eletti da nessuno 

5. che per consolarci dell'amaro risveglio, mentre godiamo per una Francia operaia che combatte contro Loi Travail, mentre Le Pen già preannuncia un uguale referendum per una Franexit ('?) e l'Olanda pure, possiamo al più giocarci l'ambata 52-48 su ruota e su tutte, data la strana ricorrenza dell'abbinata, data già ieri a chiusura seggi uguale ma capovolta, cosa che va presa come una sfida della Dea Bendata da cogliere al volo.

Per consolarci ancora, sarebbe bello, per il sadico piacere della verità, che qualche comico giornalista che stanotte ci straziava le palle con le considerazioni a capocchia di Monti, confezionate come se il dato 52-48 per Remain di YouGov fosse il dato delle urne, mandasse in loop ogni 5' e per tutte le prossime 24 ore, le boiate notturne dette da lui e loro con la prona sicumera dell'idiota verso un mero wishful thinking

Mi chiedo: tenuto conto dei ponti d'oro stesi all'immigrazione da sud vs nord, posso emigrare in Inghilterra e lì chiedere asilo politico?

Mi sfiora la perversa idea che come rifugiata nei centri di accoglienza di Sua Maestà, potrei avere un tenore di vita perfino migliore di quello che mi consente questo paese da Jobs Act con la prospettiva Fornero.

Buona giornata, gente. 
E ricordate che forse (è dura, ma mai quanto lo è oggi), stavamo meglio perfino sotto i Borboni e i Savoia.

martedì 21 giugno 2016

Anema e core

Ma il marito della Raggi s'é perso il telefono?

No, perché questa roba con i "mi manchi da morire" e le cronistorie di un amore con i "sono 21 anni che ti conosco...ma ti proteggerò anche da lontano" mi fa andare il diabete a mille e rimpiangere i tempi amari del gobbo Andreotti, sulla cui consorte non si è mai saputo più del dettaglio anagrafico che ne avesse una da qualche parte (forse).
Altri tempi.

Però.


Almeno guardarsi un paio di serie di House of Cards, che se anche lo guarda Renzi non è che sia roba del Pd. 
Giusto quel tanto, almeno, per farsi un'idea di cosa sia lecito a un politico esporre in pubblico e cosa dovrebbe invece tenere strettamente privato.
Quanto meno per non offrirsi spontaneamente, anema e core, aperto al mondo.

Però, forse sbaglio io, e questa nuova generazione di politici 3.0 sono così spontanei, onesti, trasparenti e per bene che alla fine, in un paio di tornate elettorali, finiremo per vivere tutti sì senza più privacy né alcun senso del ridicolo, ma chissà, magari saremo molto molto più felici.
Su Facebook.

lunedì 6 giugno 2016

Questo o quello, per me pari sono...

Qualcuno davvero crede ancora che votare sia il mezzo "democratico" per poter cambiare politicamente qualcosa?
Nemmeno a livello locale, ha ormai senso, visto che le stesse amministrazioni comunali possono, se il budget glielo consente, decidere al più se far ritoccare con una leccata di asfalto le buche delle strade paesane, se spendere denaro pubblico per la nuova giostrina del parco giochi o per rasare le aiuole delle rotonde.

Se la finanza pubblica locale non è completamente libera di disporre dei propri fondi, e non lo è, tanto meno lo è per quanto attiene la spesa per sanità locale, scuola locale, pensioni, welfare, ecc, tutte materie sulle quali a decidere sono Unione Europea e, a discesa, Governo e Regioni che a quella ormai rispondono.

Può forse un sindaco decidere autonomamente, ad esempio, la gestione della raccolta rifiuti?
In teoria sì. In pratica, dovrà tener conto delle direttive nazionali ed europee in materia di ottimizzazione della spesa e, a breve (v. Ttip), degli interessi nel settore da parte di società che sulla gestione rifiuti avessero il loro core business e si sentissero danneggiate dall'esclusione dai profitti che questo business genera.
L'obiettivo, come ormai dovrebbero sapere anche i sassi, non è poi più quello di una più efficace e meno dispendiosa raccolta comunale, ma quello di andare in tempi brevi verso max 4/5 grandi Multiutility nazionali in grado di gestire in cloud tutti i servizi pubblici essenziali quali rifiuti, fornitura energia/gas, trasporti locali/provinciali/regionali, ecc. così da garantire a queste società buone performances in Borsa e quindi buoni guadagni agli azionisti.
La questione è ovviamente più complessa di così, ma il risultato è sempre il medesimo: estrarre più denaro possibile dalle tasche dei cittadini che dei servizi pubblici essnziali hanno bisogno, non certo il ridurre i costi (che infatti continuano a lievitare nonostante la notevole riduzione della rumenta nazionale raccolta).

L'esempio dei rifiuti può essere applicato a ogni gestione dei servizi pubblici locali: privatizzare, eliminare il piccolo e far convergere ogni servizio verso grandi società è l'obiettivo.

Cos'é allora questa esaltazione da stadio post elezioni amministrative?

L'elezione di un sindaco non ha nulla a che fare con destra e sinistra così come non ne ha a livello nazionale.
Votare non ha più nulla a che fare con la politica, non si tratta più di schieramenti o partiti che rappresentano una diversa visione del mondo e della società ma, a ben vedere, ha tutto a che vedere con l'elezione di amministratori, siano questi locali, regionali o nazionali, da assumere al servizio di quella cessione di sovranità cui ci sollecitano apertamente e da tempo politici, economisti, ex presidenti della Repubblica e teutonici leader europei

Poco/niente potrà fare di testa sua un diverso sindaco eletto sotto diverso simbolo elettorale: eseguirà, alla fine, come quasi tutti quelli che lo precedono attualmente, esattamente ciò che gli è richiesto.
Nulla potrà di diverso, almeno nelle questioni che stanno più a cuore ai cittadini (salute, casa, scuola, sanità, ecc), che sono invece ben chiare nelle direttive di Bruxelles e, in ultima istanza, degli UE-Usa.

D'accordo, asfalterà strade, fare ripulire i tombini, sarà impegnato a presenziare a inizi di anno scolastico, a tagliare nastri alle inaugurazioni di opere pubbliche che non appartengono però ai cittadini ma sono patrimonio a bilancio di cui può disporre l'amministrazione contabile nazionale e, in ultima istanza, Bruxelles, se dovesse servire a recuperare crediti nazionali. Il sindaco parteciperà alle fiere del paese e si assumerà in proprio le rogne derivanti dal primo evento catastrofico che si dovesse verificare, per la cui gestione dovrà chiedere comunque permesso al governo in franchising e poco importa se avrà i soldi o meno per mettere subito all'opera aiuti o cantieri
Alla peggio, come ormai è d'uso, aprirà un conto corrente sul quale far convergere aiuti economici di volontari benefattori e donazioni di enti o fondazioni, e alla fine, pur sempre di altro denaro estorto, sotto la bandiera della Beneficenza Spa alla cittadinanza, si tratta.
Sue le responsabilità della gestione rogne, sia chiaro, ma né più né meno di quanto non sia ritenuto responsabile della buona gestione economica un qualunque responsabile di una filiale in franchising di una multinazionale.

Ciò che si vota, quando si vota alle amministrative, è appunto un amministratore per conto terzi, che gli stanno sopra nella catena di gestione del territorio.
Il quale amministratore si accolla l'onere di rispondere ai cittadini delle sue mancanze, più della metà delle quali non dipendono però da lui, ma da organismi UE-Usa che gli stanno sopra e dai quali prende le direttive sulle cose che davvero contano (e costano).

C'importa quindi che a Roma sia in testa la Raggi 5S o se la giochi al ballottaggio con Meloni destra e Giachetti Pd?
Cos'é tutta questa caciara sulle percentuali e cosa sono tutte le ore di sproloqui sui media?
Chiunque "vinca", chiunque abbia vinto o vincerà, avrà solo vinto al concorsone per un posto di amministratore locale di interessi extra nazionali.
Con buona pace del tifo e degli appelli alla pratica di democrazia del voto.

Ah, ecco, sì: ora mi arrivano quelli che bisogna combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e mandare a casa i disonesti.

A volte mi viene il dubbio che, in questa Unione Europea, voluta certo dalla vecchia combriccola di servi ancora al potere, l'unico modo di sopravvivere di un Comune sia appunto tirar su migranti, così da poter lucrare qualche euro extra in compagnia di cooperative e associazioni volontarie ma a pagamento.
Tanto rimane tutto nella stessa pentola de' noantri, no? 

P.S. 7.06.2016 - h. 9.52

Sintonia perfetta con l'autore di questo pezzo su Libreidee dal quale copio/incollo quanto qui sotto:

"...Nessuno, tra i principali candidati italiani delle amministrative, ha declinato in modo chiaro, a livello locale, l’opprimente quadro sovranazionale, da cui dipende anche la sofferenza quotidiana dei Comuni, a prescindere dal colore politico dei suoi amministratori di turno."

sabato 4 giugno 2016

I Mostri son duri a morire

"...Ma è  un grande progetto, con una grande missione, perché non voglio fare una cosa artistica, ma una cosa utile e soprattutto sociale".

Non demorde, Pierre Cardin. 
L'ideatore del Palais Lumiére, la torre di 60 piani per un'altezza di 245 metri da lui disegnata ispirandosi alla bellezza di tre fiori in vaso legati fra loro da un nastro, l'ha rilanciata al Teatro La Fenice un paio di sere fa.

Sia chiaro, ribadisce di aver avuto offerte per realizzarla uguale da parte di molte altre importanti città in Europa e nel mondo, ma lui no: la vuole fare solo a Venezia, anche se consapevole che lui (forse) non la vedrà mai realizzata.
"...ho qui i miei natali e sarebbe una bella cosa che la rinascita, a Venezia, partisse da qui..."
La "rinascita" a Venezia dovrebbe secondo lui iniziare dal robo che potete ammirare in tutta la sua lumierosa magnificenza nel video postato nel lontano 2012 qui. 
Che dite, la Crusca me lo passerà 'sto lumierosa
Comunque, come si può notare dall'immagine qui sopra, il Palais ha tutte le caratteristiche che uno si aspetta debba avere una "cosa utile e soprattutto sociale". 
  • 45.000 m2 dedicati a residenze private, 34.000 m2 di alberghi e 130.000 m2 di attività direzionali, commerciali, servizi, poli di ricerca applicata, centro congressi, centri di istruzione superiore e ristoranti.

    A queste superfici vanno aggiunti circa 4.000 posti auto e garage collocati nel basamento dell’edificio nei due piani interrati, 72 ascensori e 44.000 m2 di giardini pensili con relativi laghi e piscine, private e pubbliche.
    In totale si tratta di poco meno di 400.000 m2, almeno 1,4 milioni di metri cubi.
Era tramontata a giugno 2013, l'ideona, dovendo cedere a due anni di opposizioni sia da parte di noti (e illuminati) Architetti e persone del mondo della Cultura che per ragioni squisitamente tecniche (VIA e Sovrintendenza). 
In più l'Enac, che opponeva il fatto che le costruzioni in vicinanza dell'Aeroporto di Tessera non debbano superare in altezza i 100/120 mt per ragioni di sicurezza.  
Se l'ebbe a male, il "benefattore" veneto d'oltralpe. 
Così se ne tornò stizzito e incompreso a Paris, la Lumiére dalla quale clonava le nome du Palais.

Temo che ora, con il cambio di clima politico in città portato dalla nuova giunta Brugnaro (mi raccontava ieri un'amica di Mestre che "qui, al solito, pare che nessuno lo abbia votato"), si possano riaprire le procedure per realizzare il prezioso manufatto ispirato da quei tre cazzuti e fatali fiori in vaso legati fra loro da un nastro.

Pensavo: se l'ispirazione al veneto d'oltralpe fosse venuta guardando un baobab? Stilizzava un Palais Africain in gronda lagunare?
Chissà: oggi ci avrebbe magari raccontato che la "rinascita di Venezia" è a maggior ragione "cosa utile e soprattutto sociale" in quanto il progetto sarebbe in perfetta sintonia con la città, ormai destinata a somigliare sempre più a una Dubai moresca.
Sai quanti scivoli avrebbe trovato per l'approvazione? 
Alla peggio, gli appartamenti che dovessero rimanere invenduti (al costo di milioni di euro l'uno, il rischio c'é) potrebbero sempre servire da hub per l'accoglienza dei migranti in Veneto, no?
Non é da escludere poi che anche in questa stilizzata versione floreale possa finire per trovare un'uguale destinazione hubbara prontamente data in gestione a qualche cooperativa benefattrice, nel malaugurato caso in cui l'inflorescenza di acciaio, vetro e cemento venisse alla fine comunque edificata.

Giusto per farmi del male mi chiedo: ma chi vuoi che sia quel tamarro che si comprerebbe casa su un orrore milionario simile per poi dover guardare Venezia dalla terraferma e con dietro al culo i resti delle raffinerie di Porto Marghera?
Con tutti i magnifici alberghi con suite super lusso che può avere in città?

Va bene che i tamarri abbondano ovunque e i vacanzieri di Dubai si sentirebbero come a casa loro e forse pure i cinesi, che quanto a tamarraggine una volta fatti i soldi non si fanno soffiare il primato da nessuno. 

Ma dico: farsi tutti una Venice di polistirolo e cartone a casa loro, è chiedere troppo?
Devono proprio mortificare l'autentica e unica Venezia che ancora abbiamo e mai più tornerà?

giovedì 2 giugno 2016

Vesti la giubba...

Lei questa sera porterà in replica "La più bella del mondo" al grande pubblico di Rai 1, dopo che nel 2012 la buona vecchia Costituzione fece 13 milioni di ascolti, contro gli 11 milioni dei "Dieci Comandamenti" due anni dopo. Dunque Calamandrei batte Mosè?
"Calamandrei, i suoi colleghi e i suoi avversari. Perché dietro la Carta, se si tende l'orecchio, si sente il frastuono della democrazia, che è lotta e scontro di interessi legittimi, di valori e soprattutto di idee. Però sa cosa c'era allora, e si capisce benissimo oggi leggendo quegli articoli? Un orizzonte comune, un impegno comune per il bene comune. E infatti quegli uomini e quelle donne sono riusciti a creare lo Stato repubblicano, la sua Costituzione e la democrazia senza violenza. Un momento di grazia".
Mi raccomando, sudditi: tutti a ri-guardare il guitto di Corte* davanti alla Tv, stasera.

(Art. 1 - L'Italia è una Monarchia fondata sulle Forze Armate - Art. 2 - Il Re può abdicare per ragioni di età nominando il suo successore al trono il quale gli giurerà eterna gratitudine e ubbidienza - Art. 3 - Il Reuccio erediterà, oltre al diritto di rappresentare l'Italia quale fedele serva dell'Impero della Democrazia Planetaria, i guitti di Corte e i Voti di Bottega...)