venerdì 3 luglio 2015

La Grecia sulla stampa italiana

Riportato da ComeDonChisciotte

DI MATTEO NUCCI
minimamoralia.it
Atene.
Federico Fubini è il vicedirettore del Corriere della Sera. Non lo conosco e non l’ho mai incontrato. La prima volta che ho letto e riletto la sua firma è stato pochi mesi fa quando scriveva per Repubblica.
Il suo era un pezzo di apertura su Cernobbio e Varoufakis e le sue parole marcavano la prima pagina del quotidiano. Si apriva così: “Yanis Varoufakis usa meno cravatte ma più profumo della media dei ministri finanziari dell’area euro”. Perché l’inviato di Repubblica in prima pagina parla del profumo del Ministro delle Finanze ellenico (che peraltro, profumo o meno, ebbe un certo successo a Cernobbio)? Non potevo credere ai miei occhi. Ma poiché molti giornalisti sono ormai propensi alle note di colore, passai oltre. Ho dimenticato quelle parole fino a stamattina.


Sono arrivato a Atene nella notte. La città non dormiva, ma era presto per tirare le somme. Code ai bancomat. Gente impazzita. Popolazione allo stremo. Pensionati distrutti. La scelta “folle” di Tsipras di indire un referendum mi inseguiva sui titoli dei quotidiani da giorni. E siccome vengo in Grecia, amo la Grecia, studio la Grecia da più di vent’anni, non potevo crederci. Ma stamattina sono rimasto di stucco.
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Federico Fubini comincia così il suo articolo sul Corriere della Sera di oggi: “Nessuno sale più all’Acropoli. Da ieri ormai non ci salgono i turisti, i cui torpedoni sono scomparsi dai piedi della salita al tempio di Atena con l’approssimarsi dell’atto finale di questo dramma”. Intitolato “Grecia, il piano segreto di Varoufakis: una moneta parallela all’euro”, l’articolo racconta una serie di retroscena su Tsipras, Varoufakis, Syriza, Dragasakis (vice Premier moderato); e lascia intendere che Syriza è spaccata, che Tsipras è allo sbando e Varoufakis neanche a parlarne. Giocando sul filo di rimandi alla classicità di cui credo che Fubini non sappia granché, l’articolo si conclude con un’allusione al suicidio politico di Tsipras. Nulla di ciò che racconta Fubini è confermato da fonti. Può darsi che sia molto ben informato su Syriza e sulle sue dinamiche interne. Può darsi. Ho sentito persone interne a Syriza, oggi, che smentiscono drasticamente le sue ricostruzioni, ma può darsi che abbia ragione perché è possibile che le smentite non abbiano alcun valore, come è noto in questi casi.
Ci sono soltanto due dati che è possibile controllare di questo articolo. Il primo è l’Acropoli vuota che già ho citato. Il secondo eccolo: “Non c’è più tempo: i pagamenti nel Paese stanno collassando, i pensionati senza bancomat hanno diritto a ritirare non più di 120 euro ogni tre giorni e navi turistiche da 500 posti partono ormai dal Pireo per le Cicladi con 20 passeggeri a bordo.”
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E così sono sceso al centro di Atene, mi sono infilato a Monastiraki e ho percorso la stradina che costeggia l’Agorà intitolata a Adriano. Bar zeppi di turisti, bancomat solitari e senza fila, sono entrato all’Agorà e ho domandato se l’affluenza al sito fosse cambiata in questi giorni. “In nessun modo” mi hanno risposto. Forse però Fubini è salito su, nel caldo, sulla roccia dell’Acropoli. Sono uscito dall’Agorà su Apostolou Pavlou e sono arrivato alla piazzola dei torpedoni sotto l’Acropoli. Zeppa come sempre. Un pullman si è allontanato pieno e un altro ha preso il suo posto. Dove era stato Fubini? Sono salito su per la via disegnata da Dimitris Pikionis. Alle biglietterie la fila sotto il sole cocente. I Propilei affollati. Il Partenone come sempre accerchiato da turisti che scattano foto: giapponesi, francesi, italiani, inglesi, americani, greci. Non ho mai amato l’Acropoli affollata di gente. Il mio maestro, Gabriele Giannantoni, si svegliava alle sei per essere sotto il Partenone alle otto in punto, all’apertura. Sono cresciuto imparando a apprezzare il silenzio. Ma stavolta ero felice. Cosa aveva visto Fubini?
Me ne sono tornato a Monastiraki, ho preso la metro per il Pireo, l’ “elettrico” come chiamano qui il primo mezzo che percorse la capitale, un treno elettrico per metà esterno e per metà sotterraneo. Ho attraversato la strada aggirando il ponte aperto per le Olimpiadi e dall’anno scorso chiuso per lavori mai iniziati. Il porto pullulava di turisti. Due americane non sapevano nulla del “corralito” ma erano felici per non aver dovuto pagare i mezzi pubblici. Un gruppo di ragazzi se la rideva all’ombra fumando sigarette. Tutto come sempre. Ho domandato se ci fosse qualche cambiamento. Niente di rilevante, forse un lieve calo – mi hanno detto. È inizio luglio. Solo turisti. In mezzo alla settimana quasi nessun greco. Forse qualcuno ha deciso di rinunciare? Difficile dirlo. Lo sanno gli albergatori.
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Forse Federico Fubini è salito all’alba all’Acropoli e poi al Pireo ha trovato una nave che partiva con venti passeggeri a bordo? Ne dubito. Se anche fosse, non è questa la norma nei giorni più importanti in cui un referendum decisivo è alle porte. Le sue informazioni non raccontano la realtà. Come ci si può fidare di lui sui retroscena politici, se gli unici fatti che ha raccontato non sono reali?
Il mio mestiere non è quello del giornalista. Ma quando scrivo reportage dai paesi in cui viaggio, la regola è quella che mi hanno insegnato: raccontare ciò che vedo, domandare, controllare i dati. Si tratta della regola più importante per chiunque abbia la possibilità di essere letto anche solo da pochi lettori avidi di informazioni. Figurarsi su questioni di così grande importanza e su quotidiani letti da migliaia di persone. Così, sull’Acropoli ho tirato fuori il mio tesserino di pubblicista e ho scattato foto alla folla così come davanti ai bancomat solitari e vuoti e davanti al porto brulicante di viaggiatori.
Poi me ne sono andato a pranzo con una reporter che da anni racconta la Grecia per un grande quotidiano straniero. Abbiamo parlato, mi ha raccontato. Viene in Grecia e parla greco da una trentina di anni. Conosce il popolo e i suoi politici. La grandezza e la miseria greche. La tragedia. Il radicalismo. L’intelligenza. La predisposizione al dibattito. Eravamo in una taverna. Si sono uniti due greci a discutere di politica. Abbiamo chiacchierato fino alle quattro. Non so se lei scriverà di quel che abbiamo vissuto oggi a pranzo. So che a me piacerebbe se i lettori italiani potessero leggere i suoi magnifici articoli.
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In Grecia, in questi giorni, si decidono molte cose. Per il Paese e per l’Europa stessa. La campagna mediatica ha raggiunto qui proporzioni inaudite. Si sa bene quanto le tv private che dominano il panorama informativo greco siano tutte senza esclusione da una parte.
L’informazione europea potrebbe mostrare un’altra via, una via se non imparziale (ché l’imparzialità è un’utopia), ma perlomeno documentata e il più possibile fedele alla realtà. È sconcertante dover ammettere il contrario.
Matteo Nucci
Fonte: www.minimaetmoralia.it
Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/perche-la-stampa-italiana-racconta-la-grecia-in-modo-apocalittico/
2.07.2015

mercoledì 1 luglio 2015

Stoccolma

Con Sindrome di Stoccolma si intende uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio traumatico, ad esempio episodi di violenza fisica o verbale. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore, che si può spingere fino all'amore, facendo sì che si crei una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e l'aggressore. (cit. Wikipedia)

La sindrome di Stoccolma è la prima cosa cui ho pensato leggendo stamattina del crowdfunding lanciato da un ragazzo inglese (?) per raccogliere per ripagare la tranche da 1, 6 mld che la Grecia deve al FMI.

L'iniziativa puzza di azione distorsiva lontano un miglio e temo il suo vero scopo sia tenere attivo il dispositivo di ricatto, per ora sfuggito di mano alla troika, per passarlo nelle stupide mani dei cittadini europei in funzione anti referendum e comunque pro Sì.
E' talmente in linea con la sindrome stoccolmiana da avere già raccolto una discreta cifra in poche ore ed è perversa perché si presenta con tutti i crismi dell'atto di soccorso al bisognoso, quella stessa che consente a onlus ateocattosinistre di campare alla grande sulle disgrazie altrui sfornando campagne via sms da 2€ basta presentare all'utile idiota la foto di un innocente bel bimbo affamato e con la pancia gonfia (meno successo avrebbe la foto di un bambino biondo e sorridente, anche se altrettanto affamato e con la pancia concava).

La cifra è sempre irrisoria, così che il servo affetto dall'infida  sindrome sia pronto a liberarsi subito da ogni riflessione, se ancora la coscienza gliene ponesse per caso ancora una, e quei 3€ (o 2 o 5) sono alla fine sempre e solo la misura del successo del boia che lo sta mazziando non meno del bimbo africano o del povero popolo greco.

Qualcuno lo dice ai servi stoccolmizzati che elemosinano caffè non richiesti, che le catene bisogna decidersi a spezzarle, non contribuire a lubrificarle così che il boia lavori più efficacemente? 

P.S. 
Poi una cosa mi chiedo: ma è così difficile realizzare che prima ancora dei 3€ gratis et amore dei, ogni cittadino dell'Unione Europea sgancia già fior di euri pro UE sotto forma di tasse e riduzione dei propri diritti ogni giorno che dio manda in terra, e che "salvare la Grecia" con i crowdfunding è come regalare ancora altri soldi esattamente a quelli cui già li sborsano ogni giorno da schiavi delle logiche della troika che vince sempre anche senza crowdfunding imbecilli?

domenica 28 giugno 2015

Uomini, mezz'uomini, ominicchi e quaquaraquà.

Non so se altri l'hanno notato: basta un no alle pressioni unidirezionali della troika (grr..le "istituzioni"), e subito emergono torme di giuristi e avvocaticchi pronti a discettare di leggi, regolamenti, costituzioni, forma e sostanza e di trattati non rispettati.

Signori belli, voi che di diritto ne capite più di me, che di trattati ve ne intendete e di trattative siete esperti, sapete che c'é?

Tsipras ha fatto l'unica cosa decente che si sia vista fare da un governo dell'Ue da quando questa esiste (e perfino da prima): ha rispettato il proprio mandato elettorale.
E sapete perché ciò che ha fatto è bello?
Perché è semplice da capire, perché è proprio riportando la questioni artificiosamente complicate alla loro base più elementare, cioè a una scelta fra un sì e un no, è giusto o non è giusto che firmi, che ha riportato tutte le questioni su un piano al quale tutti possono accedere. 
Sì o no.
Semplice e bello.

Capisco che per un paese che si è fatto imporre ben 3 governi non eletti pur di evitare di consultare l'elettorato su trattati vincolanti votati notte tempo, e senza che nessuno ne sapesse niente (tranne chi complice taceva), è un gran brutto risveglio.

La bellezza dell'azione di Alexis Tsipras nel rompere le trattative in corso per proporre ai greci un referendum su quanto si stava discutendo sta tutta qui, alla fine: ha fatto la cosa più corretta che un uomo eletto a rappresentare una nazione dovrebbe fare: ricordarsi che è un cittadino, non un unto dal signore cui tutto è concesso in virtù di qualche traffico alle urne e di qualche santo in paradiso (finanziario) che i comuni mor(t)ali** non hanno e perciò paghino lo scotto della loro miseria.

Se in una trattativa l'eletto a rappresentare i cittadini si vede messo all'angolo da un'offerta che non può rifiutare, prima di firmarla deve renderlo noto e chiamare a dire la loro quelli che è lì a rappresentare.

Questa, dovrebbe essere la democrazia ( e la decenza minima richiesta a un politico).

E tutto questo cincischiare di diritti e di leggi, di ciò che avrebbe o non avrebbe dovuto fare, in un paese dove gli ultimi 3 governi non eletti da nessuno hanno firmato e accettato tutte le offerte (che dovevano rifiutare) senza farlo mai apertamente sapere a nessuno, è alla fine solo un modo di portare acqua al mulino delle "istituzioni" (della troika) la quale, dovrebbe ormai essere chiaro a chiunque, o non sa fare due conti in croce (ma se li sa fare benissimo), oppure gioca ai tavoli delle trattative con dei mazzi truccati.

La differenza fra ciò che ha fatto Tsipras (in questa occasione), e ciò che hanno fatto gli ultimi 3 governi del nostro paese, nonostante avvocaticchi ed espertoni sempre all'opera e al servizio, è la stessa che passa fra l'essere Uomini o l'essere mezz'uomini, ominicchi o quaquaraquà. 
Onore a Tsipras.
E che finisca anche da noi e al più presto l'epoca dei mezz'uomini, degli ominicchi e dei quaquaraquà.
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P.S. (da Il FQ in edicola oggi)

"PAROLA DI STRAUSS-KAHN - Il Fondo ha sbagliato, ora cancellare buona parte del debito

CREDO  CHE  ABBIAMO bisogno di pensare diversamente, di cambiare logica e di prendere una direzione radicalmente diversa nelle trattative con la Grecia. La mia proposta è che la Grecia non riceva più alcun nuovo finanziamento da parte dell’Ue e dell’Fmi ma che benefici di una estensione molto ampia del termine del debito e anche una riduzione nominale massiccia del suo debito.
Così l’ex direttore generale dell’Fmi ed ex ministro   francese, Dominique   Strauss-Kahn
commenta su Twitter la  situazione greca. Il Fondo monetario internazionale, sottolinea Dsk, ha atto degli errori e sono pronto a prendere la mia parte di responsabilità. La diagnosi del Fmi secondo cui si è di fronte a un problema classico di crisi di bilancio e della bilancia dei pagamenti non ha tenuto conto del fatto che la natura incompiuta dell’Unione monetaria europea sia all'origine di tutto il problema e che avrebbe dovuto essere un elemento essenziale per risolvere la situazione. Il Fondo, inoltre, aggiunge l’ex direttore generale dell’Fmi, ha anche sottostimato l’ampiezza delle debolezze istituzionali della Grecia che imponevano un’assistenza molto più importante della Banca Mondiale e dei prestiti più agevolati”


** mor(t)ali: il refuso, segnalatomi da Marilù, è mantenuto evidente per servire ai due sensi, come piace a noi...

sabato 27 giugno 2015

Vecchi pensieri come nuovi

Fino a qualche tempo fa, quando mi capitava di sentirmi chiedere “Ma tu, da che parte stai?” avevo una sola risposta:”Dalla mia”.
Da qualche anno a questa parte mi accorgo che sempre meno mi riesce facile la risposta che taglia le gambe ad ogni tentativo di giudizio generico (se sto “solo” dalla mia parte, o attacchi me personalmente oppure ti attacchi).
Nella quasi monotona e irrisolvibile questione del da che parte stare oggi, mi trovo a sentirmi istintivamente dalle parti dove dovrei essere teoricamente assente. 

Cioè, ovunque. 
Se si parla di lavoro, sto con i disoccupati, con quelli che protestano sui tetti al freddo, con quelli che a Rosarno raccolgono arance e pomodori, che dormono in fabbriche dismesse al nord e a cui invece sparano al sud.
Sto con quelli che forse ce l’hanno fatta ma non è detto, con quelli che comunque vadano le cose sono fregati, con i titolari delle piccole attività che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non ce la fanno e tanti saluti al piffero della globalizzazione.
Globalizzazione della miseria, ma non ce l’hanno mai detto subito e ormai è andata.
Se si parla di casa sto con gli sfrattati e sto pure con gli immigrati, che non ne hanno diritto al pari di ogni altro che ne avrebbe diritto ma se ne hanno uno, e si mettono in fila per averla, una casa, vengono ritenuti colpevoli di rubare case agli italiani (brava gente!).
Sto con quelli che le case le occupano e hanno ragione a farlo, con quelli che sono costretti a chiamare casa un tetto di lamiera e cartone lungo un fiume o in mezzo a un boschetto allagato e infestato dai topi con cui si contendono il formaggio scaduto ritirato alla mensa degli scarti umani. 

Se si parla di giustizia non so stare che dalla parte dei truffati dalle banche, con quelli che dai bond argentini non si sono più riavuti e quelli che pagheranno la casa dei loro vecchi sogni a prezzo esponenziale della vita di oggi, che non avranno più per poterla pagare, quella casa, prima di cederla arresi, di nuovo alla banca.
Sto con quelli cui hanno ammazzato il figlio di notte per strada o il fratello mentre era al sicuro in carcere, come fossimo in un triste paese sudamericano dove la gente in carcere non vale come persona ma come punching-ball.
Sto con le mille donne che dopo aver subito un’aggressione fisica ne subiscono anche una mentale, così, tanto per far l'en-plein, perché sono loro a dover dimostrare che l’aggressore non le ha violentate o massacrate di botte su loro specifico invito a farlo (perché si sa, le donne son masochiste e bisogna farle contente). 


Sto con gli sfigati, quelli che si alzano la mattina e non leggono nemmeno più il giornale tanto sono loro la certezza di un oroscopo fortunato anche oggi per avere ancora un giorno di lavoro e di vita. 

Domani chi sa.
Se si parla di politica ogni giorno di più finisco zitta e muta, senza nemmeno più un istinto di sopravvivenza a farmi dire “Ecchecazzo!”, tanto non so dove sia ormai la speranza che ci salvi dall’orrore in cui stiamo precipitando, in cui siamo già precipitati, nel quale precipiteremo ancora e ancora non avendo il pozzo scuro della brutalità del capitale una fine che non sia la nostra.
Mi resta una certezza (e stanno tentando di rubarmi anche questa): se il personale è politico, è certo che i politici sono nel posto giusto. Perché non c’è cosa su cui si esprimano, che decidano, che facciano, su cui legiferino che ogni giorno di più non rispecchi un loro qualche esclusivo interesse, personale e perciò politico, e appunto per questo, da difendere in cielo in terra e in ogni luogo.
Fosse anarchia sarebbe qualcosa.
Ma c’è un Re invisibile, chiamato lucro del capitale che vuole, comanda, esige, pretende.
E ci sono i servi di palazzo che eseguono tutti, pur a volte con qualche inutile mugugno esibito per via del salvare la facciata del palazzo dalle tarme e continuare la recita a beneficio del supposto popolo giustamente definito bue, per via della infinita pazienza bovina una e trina che fa miracoli e non finisce mai tranne quando finiscono i buoi. 

Ecco, se oggi qualcuno mi chiedesse da che parte sto, direi ancora “Dalla mia”, dalla parte dei buoi pazienti sì, ma di quelli che stanno scappando dalla stalla.
Da tutte le stalle.
Sto dalla mia parte includendo come mia anche ogni altra parte che mi vorrebbe esclusa. Ma di certo sono un lavoratore precario di oggi con i diritti a zero sanciti per neo-costituzione dal blow-job act.
Sono un disoccupato di ieri sui tetti, sono un ex raccoglitore di arance sparato a Rosarno, sono un senza tetto lungo il fiume spazzato via dalle ruspe del decoro urbano, uno che ha perso tutti i risparmi grazie ai bond argentini e sono cazzi suoi che si è fidato e ora è in fila alla mensa dei poveri che racconta le sue disgrazie agli immigrati per farsi compatire dalla loro miseria che non sarà mai la sua anche se è la stessa.
Sono una cui hanno ammazzato un figlio o un fratello in carcere, una che le ha prese senza averle mai chieste e che andrà anche senza speranza davanti al giudice decisa a ripetere ancora cento volte che no, non ho chiesto io tutto questo ma non intendo stare in silenzio mentre mi violentano la vita degli stronzi disposti a menare sprangate morali a destra e a manca pretendendo di sembrare innocenti ai miei e ai loro stessi occhi.
Stronzi e bestie cieche e sorde, che per vedersi vestiti dei loro peccati dovrebbero guardarsi con i nostri occhi, allargare l’orizzonte blindato dentro cui hanno asserragliata l'umanità da bacio perugina che pensavano di avere e per questo si temono da soli. 

Li sospetto terrorizzati dalla loro stessa volgarità, a volte; che per questo terrore stiano avvinghiati a una qualsiasi poltrona parandosi il culo l’uno con l’altro per il timore di un ritorno a casa e del doversi lì riguardare allo specchio del vecchio bagno dove le menzogne si vedono tutte e chiaramente ogni fottuta mattina che ti svegli senza poter esigere alcun appello.
Bugiardi e servi che sanno bene chi sono meglio di quanto lo sappiamo o lo sapremo mai noi.
Non hanno illusioni o fantasie sulla libertà, sulla giustizia sociale, sull’onestà di un lavoro che dia dignità: sono solo parole da campagna elettorale rielaborate in versione storytelling promozionale per risultare umani fra gli umani, loro che sono solo bestie da circo estinto.
Loro sono così.
Senza speranza.
Per questo è necessario staccarsi.
Forse non abbiamo un destino comune fra noi ma di certo non ne abbiamo mai avuto uno in comune con loro.
Loro mi sono estranei, alieni come perfidi marziani in cinematografiche sembianze umane pronti a nutrirsi di ogni povertà, di ogni ingiustizia, di ogni questione morale o etica quasi che l’intera umanità fosse il loro campo di foraggio, l'alimento vitale senza il quale l'esistenza gli si spegne in gola e quindi bisogna capirli: succhiano, succhiano, succhiano perché è nella loro natura succhiare vita dalla vita altrui.
Parassiti, ingurgitano ogni sofferenza e ingiustizia per nutrire l’ego abnorme che li tradisce a ogni leggina, a ogni ordinanza, a ogni pisciatina di cane che si fermano a fare su un platano lungo il nostro viale dove emerge tutta intera la loro diversa natura aliena che ne svela le autentiche intenzioni succhiatorie nonostante loro.
Sto dalla mia parte.
Cioè la nostra, se vi pare. 

La mia, in ogni caso, che non è la loro.

Ripescata da un vecchio diario del 2011
 

venerdì 19 giugno 2015

Segni dei tempi/2

Era il 1967 e sbarcava a Roma la First Lady per definizione, icona glamour in abitino e pochette Chanel, occhiale gigante nero (e dopo di lei, tutte con l'occhiale gigante nero e tutte con pochette Chanel):
Siamo nel 2015 e a Milano sbarca l'odierna First Lady: ex vitino da vespa che fu, gonnellino fantasia simil vestaglia, top nero simil palestra.
Pare che oltre ad aver dato lezioni di cucina light all'Expo (qualcuno la salvi da se stessa), abbia magnificato gli spaghetti dei quali si dice cuoca sopraffina: mezz'ora di pentola a pressione, cucinati insieme a pomodoro e spinaci. E' convinta che la genialata, oltre che buona, sia utile per risparmiare acqua, sale e olio (anche per alimentare polli ruspanti, azzardo io). 
Bah!
Che poi venga in Italia a darci lezioni di cucina e salutismo (di moda no, grazie a Brahma ce le siamo per ora risparmiate), o perfino di coltivazione di verdure biologiche, a me pare strano. 
Non tanto per gli hamburgher e gli hot dog di cui si nutrono prevalentemente i milioni di poveri a Food Stamp del suo paese, che se uno vuol farsi del male ne ha democraticamente tutto il diritto e se uno ha solo quello da mangiare qualcuna dovrebbe preoccuparsene ben prima di venir qui a darci lezioni sul cibo; ma per via di quella questioncella del voler imporre gli ogm via Ttip a tutta quell'area mediterranea che ha civilizzato il mondo grazie all'agricoltura e alla coltivazione di cereali. 
Un'area geografica che fin qui, e senza ogm, ha sfamato mezzo pianeta e insegnato all'altra metà cosa sia la civiltà alimentare.
Vien da pensare che le Prime Signore di una volta erano molto più eleganti in tutto: si limitavano a indossare graziosi cappellini, a frequentare il jet set e i magnati greci con panfilo, senza andarsi a impicciare di diffondere finti credo salutistici (da che pulpito!) e preferendo se mai digiunare, cosa che non sarà forse più di moda ma fa pur sempre autenticamente magro.
Perfino ascetico, si potrebbe dire.
In ogni caso, Vera Lady.
Cosa che ora, ahimè, passati quei tempi di charme, ci toccano invece queste lady palestrate e pienotte che non son brave nemmeno ai fornelli.
E ce ne fosse uno che osa dirglielo, che non è cosa...