sabato 25 aprile 2015

Festa della Liberazione?

11' e 34" bastano. 

Se dopo aver visto il video qui sotto ancora vi rimangono dei dubbi ve lo dico: siete irrecuperabili.

giovedì 16 aprile 2015

Sulla "teoria del gender"

Quello affrontato oggi sul Fatto online sulla "teoria del gender" a me pare un temone che contiene altri temoni, tutti confusi fra loro in un minestrone dal quale si ricava una sola sintesi: difficile parlarne se non si conoscono nemmeno le basi, di queste "teorie del gender".
Eppure il tema è cruciale perché mette sul piatto della discussione non solo una mera questione di definizioni "uomo-donna", "maschio-femmina", "sesso-genere", ma investe ogni aspetto della percezione della vita, sia dal punto di vista personale che da quello della struttura della società.
Mi stupisce che qualcuno si stupisca della posizione della Chiesa Cattolica: forse che, parlando di "accettazione delle diversità", la Chiesa non ha invece il diritto di dire la sua? Esprime la propria posizione in modo più chiaro di quanto faccia invece la politica, che su temi così importanti non fa che seguire a pecora tranne poi avere il compito di legiferarvi sopra, di solito creando più confusione che chiarezza.

Dirò solo, proprio perché il tema è troppo vasto e di difficile approccio, che la mia posizione è molto vicina a quella che, sul pezzo linkato, esprime Marcello Mazzola.
Tranne in un punto, finale, quando dice che:
"...L’unico strumento forse è di formare insegnanti adeguatamente, motivati, che sappiano infondere e trasmettere curiosità a 360° e che consentano alle “crisalidi”, sottoposti loro, di trasformarsi in farfalle senza reali condizionamenti...."
Ecco, no: l'insegnamento, qualsiasi insegnamento, è già un condizionamento.
E se non abbiamo ancora capito questo, non so come si possa parlare della spinosa "teoria del gender"...
In classe? a bambini in età di asilo? a genitori impreparati a volte sulla loro stessa sessualità? che spesso nemmeno sanno da dove gli arrivi sulla testa questa "teoria del gender" di cui paiono capire solo che c'é di mezzo l'omosessualità e quindi, sulla base di un termine troppo spesso svillaneggiato, si irrigidiscono a protezione di un'idea del mondo sulla quale invece loro hanno fondato una loro famiglia tradizionale che temono di vedere a loro volta svillaneggiata?
Ma come si può pensare di affrontare temi così difficili imponendo idee (e pratiche educative) che ai più sono totalmente aliene?
Per aprire dei dialoghi è necessario stabilire prima una pari conoscenza dei temi di cui si va a parlare.
Se uno pensa alle mele mentre l'altro parla di patate, difficile che si arrivi da qualche parte.
Siamo sicuri che sia corretto affrontare questo temone sapendo che per la maggior parte delle persone la "teoria del gender" è una sorta di buco nero di cui forse riesce a cogliere l'unico termine comprensibile di cui conosca il senso, cioè "omosessualità"?
Ben vengano dialoghi, discussioni anche aspre e dibattiti sul tema: aiutano a sviluppare una migliore e più ampia visione del mondo nella sua multiforme diversità.
Ma, prima di nazisticamente imporre al paese nuovi modelli e nuovi percorsi "educativi" a chiunque e fin dalla più tenera età, civiltà vorrebbe che tutti fossero in grado, almeno a spanne, di capire di cosa si sta parlando.
Parliamone.
Per ora, spiace dirlo, il vero dibattito l'ha aperto proprio la Chiesa.
Pro domo sua, mi pare ovvio.
Ma la società civile, che ha (civilmente) da dire in merito?

martedì 14 aprile 2015

Palabras andantes

Anni fa, Le vene aperte dell'America Latina mi raccontarono di un mondo che pur essendo dall'altra parte del mondo, era il mio, e stava anche da questa parte.

Camminare, scrive Eduardo Galeano. A questo servono le utopie. E può bastare. 

Camminare si può, un passo dopo l'altro, anche quando sono finite tutte le illusioni, quando di speranze non ce ne sono più, quando tutto è ormai perduto come un sogno all'alba e ti resta solo quel muovere un passo dopo l'altro.

Un passo dopo l'altro, senza una meta e senza più coltivare illusioni. Può bastare.

Onore al poeta Galeano, che mi ha insegnato quanto la poesia sia più potente di tutte le pistole.

(fa meno rumore, ma i suoi colpi raggiungono più a fondo la carne, il cuore, l'essenza di ciò che siamo)
Le pulci sognano di comprarsi un cane 
e i nessuno sognano di non essere più poveri, 
che un giorno magico piova all'improvviso la fortuna, 
che piova a catinelle la fortuna; 
ma la fortuna non piove né oggi, né domani, né mai,
né come pioggerella cade dal cielo la fortuna, 
per quanto i nessuno la invochino
e benché pruda loro la mano sinistra, 
o scendano dal letto col piede destro, 
o comincino l'anno cambiando la scopa.
I nessuno: i figli di nessuno, i padroni di niente,
che non sono, nonostante siano.
I nessuno: i niente, gli annientati, affamati, morendo la vita, fottuti, fottutissimi:
Che non parlano lingue, ma dialetti.
Che non professano religioni, ma superstizioni.
Che non fanno arte, ma artigianato.
Che non praticano cultura, ma folclore.
Che non sono esseri umani, ma risorse umane.
Che non hanno viso, ma braccia.
Che non hanno nome, ma un numero.
Che non figurano nella storia universale, ma nella cronaca nera della stampa locale.
I nessuno che costano meno della pallottola che li uccide.

[Eduardo Galeano, 3.9.1940-13.4.2015]

domenica 29 marzo 2015

#Germanwings for all

A giudicare dalla fuffa che ci rifilano abbiamo (al solito?)

2 certezze:

1. i morti sono morti veri
2. sulle reali cause del disastro aereo non sapremo mai nulla

La sequenza di boiate riportate dalla stampa:

Condizioni dell'aereo

1. (nell'immediato): l'aereo è "quasi intatto".
2. a distanza di poche ore: "...migliaia di frammenti dell'aereo e di parti di corpi umani sono sparpagliati sul fianco della montagna."

Scatole nere

1.  Ritrovata una scatola nera: "...Serve un "lavoro di comprensione dei suoni, delle voci, degli allarmi", ha insistito, parlando di un lavoro che "prenderà diverse settimane se non dei mesi".
2. alcune ore dopo (news del 26.03.15): "...è stato il co-pilota" che ha chiuso fuori il pilota andato (presumibilmente) in bagno.
3. alcuni giorni dopo (oggi): decodificata la scatola nera (ma non era già stata decodificata?), le ultime parole del pilota: "Apri quella (quale?) maledetta porta". (questa la sapevamo già...com'é che ce la ri-sparano come notizia nuova di zecca oggi?)
4. della seconda scatola nera non vi è (ancora) notizia e non mancheremo di darne conto, visto che "pare" sia fondamentale per comprendere il senso di quanto registrato (e decodificato alla velocità della luce) nella prima
5. (extra bonus): com'é che di questa scatola nera (singola) sappiamo già cosa ha registrato mentre nulla di nulla sappiamo su quelle del volo MH17 precipitato in Ucraina? Secretate, le cazzate su quei contenuti ci sono state risparmiate e abbondantemente compensate con quelle su chi (o cosa) ha tirato giù l'aereo malese 

Il kamikaze


1. era depresso e ha stracciato il certificato medico per andare a lavorare
2. aveva superato tutti i test di idoneità al volo (news del 26.03.15)
2.bis: non aveva superato fase allenamento per stress (v. link sopra)
3. aveva detto alla morosa che di lui si sarebbe parlato
4. aveva in casa confezione di anti-depressivi (e chi non ne ha? secondo statistiche europee sono la 4a categoria di farmaci più prescritti in Europa con una media di 78,7 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti e si posizionano al quinto posto per spesa pubblica. Per dire...)
5. aveva il 30% di vista in meno (e chi l'aveva assunto 'sto cecato? fosse vero, un secondo colpevole l'abbiamo per forza...)

L'uomo solo in cabina

1. dalle registrazioni della scatola nera (quella decodificata 3 giorni fa, non quella decodificata oggi) si sente il respiro tranquillo e regolare (stava facendosi un pisolo mattutino in cuffia?)
2. non voleva aprire la porta al pilota per portare a termine il suo spettacolare suicidio
3. amava molto le montagne che conosceva bene (un romanticone quindi: le ha scelte per il proprio suicidio nonché l'omicidio rituale collettivo?) 

L'aereo (varie raccolte in rete):

1. il giorno prima era a terra per riparazioni
2. un anno prima un altro aereo della compagnia aveva rischiato per un probema simile
3. scendeva lentamente, tanto che "pare" l'allarme sia scattato solo quando era ormai evidente che non si trattava di...cosa? Un aquilone di carta che perde il vento e scivola verso terra planando?

La conversazione (da Corriere.it)
I 20 minuti iniziali di volo al contrario fanno registrare uno scambio assolutamente normale tra i due piloti, riferisce il giornale tedesco, precisando che il comandante spiega a Lubitz di non aver fatto in tempo ad andare in bagno al momento della partenza da Barcellona, preannunciando così la sua uscita dalla cabina. Poi alle 10.27 il pilota chiede al copilota di preparare l’atterraggio a Duesseldorf e Lubitz risponde con poche parole: «Spero», «Si vedrà».
Cioè, fatemi capire: il comandante va in bagno proprio al momento di preparare l'atterraggio?
Uno che la sa più lunga di me osservava ieri che le procedure di check-up per le manovre di decollo e atterraggio dell'aeronautica sono le più imitate al mondo in assoluto, in ogni settore, perché ritenute, proprio per la precisione con cui vengono applicate sistematicamente, la migliore garanzia di sicurezza in ambienti di rischio.
E questo va in bagno perché non c'era andato prima del decollo e in 20' non ne ha trovato il tempo?
E l'altro, gli risponde laconico "Spero", "Si vedrà"?
Dopodiché, come ci disinformano, uno va in bagno e l'altro (in cuffia, come pare succeda effettivamente secondo le procedure di atterraggio), ha "un respiro tranquillo e regolare" quando l'altro, tornato dalla pipì e rimasto chiuso fuori, gli minaccia mari e monti (oddio, magari monti no...) se quello (dal respiro rilassato e regolare) non gli apre la porta della cabina?
Ripeto ciò che ho scritto altre volte: ma chi li scrive 'sti copioni?
Almeno affidarsi a un autore decente, no? 
Quella proposta al video qui sotto è (forse) fantasiosa ma almeno ha una sua coerenza logica: