domenica 12 febbraio 2017

I deserti

Stamattina l'aria mi dice che la primavera è in arrivo.
Qualcuno contesta questa mia indimostrabile certezza olfattiva, eppure non cedo: devo forse provare ad altri cose che il mio fiuto e il mio istinto sanno senza alcun bisogno di evidenze scientifiche?
Per niente. 
Su alcune cose le mie sensazioni mi sono più precise di uno spettrometro di massa.
Della brutalità della scienza, quando certifica cose che smentiscono la millenaria sapienza dell'uomo, ho imparato da tempo a diffidare.
Da una settimana, per dire, non passa giorno senza che un dolore sordo e solitario mi prenda pensando alla scomparsa di un lago che ho profondamento amato, il Lago di Jablanica.
So con certezza che l'hanno ridotto esattamente come stanno riducendo gli umani del pianeta: mera energia da sfruttare fino alla desertificazione.
Ecco com'era, il lago di Jablanica, fotografato da me medesima mentre in stato di rapimento estatico l'avevo imponente davanti a me:
Per chilometri e chilometri, lungo la strada che da Sarajevo porta verso l'Adriatico, la Neretva (la Narenta dei veneziani), mi scorreva a fianco verso la stessa destinazione.
Il colore verde smeraldo, e la vegetazione incredibile che la contiene e l'abbraccia, me ne ha fatta innamorare. Senza scampo.
Così, continuando a vedere lungo la strada cartelli che segnalavano punti di ospitalità per vacanzieri pescatori, e intuendo da quelli l'accessibilità al fiume, ho costretto chi guidava a fermare l'auto per poter raggiungere quell'ammaliante verde.
Un angolo, niente di più, dove dei bambini locali facevano il bagno come nessuno di noi fa più lungo i fiumi.
Un blu intenso che si estendeva profondo all'orizzonte attorniato da montagne, boschi, casupole sparse.
Non avete idea, se non l'avete visto con i vostri occhi, di quale potente emozione vi può travolgere nell'avere davanti a voi ciò che nessuna foto può rendere.

Una settimana fa leggevo che la diga costruita più a monte, per imbrigliare l'acqua della Neretva, ha ridotto quel bellissomo lago così:
L'angolazione di questa foto, di questo orrore primordiale, forse non è esattamente la stessa, ma il lago è quello di Jablanica, il fiume che lo alimentava è sempre quella Neretva che, per quel che ne rimane, verde in questo tratto non pare più.
Naturalmente, come accade ormai dopo che i danni sono evidenti, la società elettrica che ha i diritti di sfruttamento sulla diga e l'ispettorato alle acque della Bosnja i Erzegovina, additano al lungo periodo di siccità la responsabilità del prosciugamento del lago.

Che volete farci, noi siamo ignoranti, e la scienza al servizio del capitale sa cose che noi umani non possiamo sapere...

Il Lago artificiale di Jablanica ha (aveva) una profondità di circa 80mt e si estende(va) per circa 30Km da Konjic e Jablanica, a sud di Sarajevo.
Una roba immensa.
Se la siccità è riuscita a prosciugare in pochi giorni, di un inverno indubbiamente secco, una roba così, il Brenta che mi scorre sotto casa dovrebbe essere deserto e secco da mesi, visto che la siccità non lo ha risparmiato. 
Il Po, con pari siccità, dovrebbe essere un letto di sabbia, e l'Adige non essere più che un letto di uguale fanghiglia.
Ho visto il letto del Tagliamento prosciugato nei giorni di Natale, ma a monte del Tagliamento c'è la diga di Sauris, una "bestia" posta fra Ampezzo e Tolmezzo, quindi nulla di nuovo e anzi, quasi una conferma di quanto a prosciugare un fiume sia quasi sempre una diga, quasi mai la siccità.

Le dighe sono causa di uguali devastazioni ovunque nel mondo, dove sorgono desertificano la vita tutto intorno, sia quella vegetale che quella animale che quella degli insediamenti umani che lungo i più grandi fiumi del mondo hanno da sempre trovato un ambiente in cui vivere.

Tempo fa, leggendo uno dei libri più appassionanti degli ultimi anni, Imperi dell'Indo, di Alice Albinia, scoprivo per la prima volta come le grandi dighe arrivino a desertificare fiumi la cui storia si perde nella notte dei tempi, come prosciughino ed estinguano con l'acqua intere culture e interi ecosistemi.
La fame dell'uomo moderno di energia sta disidratando il pianeta, cosa che dovrebbe preoccuparlo molto più dell'attuale necessità di energia.

Le dighe sull'Indo, come racconta Alice Albinia nel suo libro, hanno fatto scomparire culture che sul grande sacro fiume si sono sviluppate vivendo del fiume per secoli, hanno ridotto in miseria ambiente e popolazioni lungo tutto il suo lunghissimo percorso. 

Da quella lettura, non ho smesso di provare dolore, vero dolore fisico a ogni notizia di costruzione di nuove mega dighe in giro per il mondo (a questo link un po' di materiale sui danni delle mega dighe).
Progetti faraonici che distruggono ogni vita là dove si innalzano presentati sempre come soluzioni indispensabili per migliorare la qualità della vita umana (forse è tempo di rivedere la nostra idea di cosa sia meglio per l'uomo, magari basandoci su tempi lunghi, più che su quelli del "tutto e subito" attuali).
Molti diranno che l'energia è necessaria, e che questo giustifica lo sfruttamento di ogni risorsa possibile.
Io penso che questa nostra dispendiosa vita è possibile grazie alla fame e alla morte di altre persone, di fiumi, di pesci, di animali, di vegetazione, di ogni microclima che ogni grande fiume regala da sempre all'uomo.

Forse aveva ragione F.S. Fitzgerald nel dire (in Tenera è la notte), che chi andava a combattere in guerra era convinto ad: "...andare in guerra per la “patria”, (che) fosse per loro andare a combattere per proteggere un panorama che un certo giorno li aveva emozionati, certi luoghi visti in un giorno di gita con le persone care, certe piazze o certi caffè a loro cari perché lì vi avevano vissuto un qualche momento felice...".
Se già fa male sapere quale distruzione portano le grandi dighe in giro per il pianeta, vedere cosa ha fatto la diga di Jablanica al "mio" lago, e quindi alla mia amata Neretva, mi fa sentire in lutto, come mi avessero rubato uno di quei panorami emotivi senza i quali, come scrive Fitzgerald, nessun soldato un tempo sarebbe andato in guerra, senza il quale oggi mi sento un piccolo essere atrofizzato perché reso incapace di combattere per la mia terra emotiva, per ciò che mi fa sentire umanamente felice e senza la cui bellezza tutto mi diventa arido, in ogni senso possibile.

Sentite cosa scrive Alice Albinia a proposito della devastazione dell'Indo provocata dalle dighe che lo spezzano più volte lungo il suo percorso:
Ogni anno milioni di uccelli migratori provenienti dall'Africa orientale, dall'Asia e dall'Europa volano seguendo il corso del fiume che, per gli ornitologi, è la "rotta migratoria internazionale numero 4". Alcuni uccelli entrano nella valle dell'Indo dai passi Karakorum, Khyber e Kojak, come i guerrieri islamici medievali e i contrabbandieri del ventunesimo secolo; altri per l'estate si fermano ai laghi del Sindh, come fanno i pescatori e i nomadi; altri ancora, durante la stagione calda, migrano dall'Himalaya verso occidente, per poi tornare a oriente verso l'inverno. L'Indo è frequentato da uccelli di mare, fiume, palude, deserto, collina, foresta e montagna. (..) Nelle loro migrazioni annuali gli uccelli seguono probabilmente le rotte aperte dai loro pionieristici   antenati dopo la fine dell'ultima era glaciale. Questo fenomeno è presente nelle primissime testimonianze culturali lasciate dagli uomini che vissero lungo la traiettoria di volo degli uccelli, non a caso un antico motivo della poesia indù è la similitudine fra il viaggio dell'anima verso Dio e quello delle oche che migrano fino al lago Manasarovar. (...) Mano a mano che il fiume si riduce, si riduce anche il numero dei fenicotteri, dei pellicani, delle oche. Il tratto inferiore dell'Indo venne colonizzato per la prima volta dall'Homo sapiens dopo la migrazione che lo portò fuori dall'Africa circa ottantamila anni fa. Quarantamila anni dopo, fu questo fiume che gli esseri umani attraversarono per raggiungere l'India, e che risalirono verso nord, andando a popolare Tibet e Asia centrale. In tempi più recenti, l'Indo inferiore ha nutrito milioni e milioni di uomini, i quali a loro volta hanno provveduto a trasformarlo. Ma nel Tibet la popolazione autoctona non ha alterato in alcun modo il fiume. I drokpa studiano l'arrivo  e la partenza degli uccelli migratori dalle terre dove i loro animali pascolano da tempi ancestrali, ma non li uccidono mai, né li mangiano. Così come non mangiano i pesci del fiume, non hanno recinzioni per i loro terreni, non mietono e non seminano. La differenza fra i drokpa e i costruttori di dighe è illuminante. Se una diga è il simbolo supremo del tentativo degli uomini di controllare la natura, i nomadi dell'altopiano del Tibet sono un modello di armonia.

La Bosnia i Erzegovina mi ha fatta innamorare per una simile armonia, per il verde intenso dei boschi, le montagne folte di vegetazione, i possenti fiumi che la attraversano creando scenari spettacolari nutrendo pesci, uomini, uccelli e vegetazione. 
Un paese ricchissimo, rigenerante per l'anima di chi, come me, arrivava dai moderni deserti industriali del Nord-Est, che pure qualche piccolo angolo di natura rassicurante lo conserva, sempre più a fatica.
Il Lago Jablanica è scomparso non per la siccità, ma per mano dell'uomo predatore, lasciando la mia Bosnia come nuda, indecente, sconcia, senza vita. 
Di questo mi sento certa come del fatto che l'aria stamattina profumava di primavera.

Forse piano piano un po' d'acqua tornerà a ricoprire le sabbie e il fango, forse fra qualche tempo sembrerà di nuovo un panorama rassicurante per l'anima di chi attraversando la Bosnia avrà a scorrerle a fianco la Neretva, ma mai più il panorama sarà davvero come prima. 
Solo, l'occhio pian piano si abituerà ad altri colori, a verdi più sbiaditi e ad acque non più così intensamente verdi, a un lago meno profondo e al colore meno blu delle sue acque, a scambiare un rivolo d'acqua per un fiume e un invaso, controllato a scopo sfruttamento, per un lago.
Ma quella natura intatta, quelle acque dei fiumi bosniaci hanno saputo ispirare il mio spirito mentre l'attraversavo, gli uomini che su quel fiume ho visto nuotare bambini e gli uomini che hanno pescato dalle sue ricche acque fino a ieri, mai più rivedranno il loro mondo vivendo le stesse potenti emozioni che solo un ambiente che pare immobile nel tempo, nel pieno della sua autentica bellezza, sa comunicare a chi lo guarda arrivando a toccarlo fin dentro l'anima, rigenerandola.
I deserti non inaridiscono solo la terra, inaridiscono l'anima.
Ciò che l'uomo fa alla terra, la terra lo fa all'uomo. 
Se siamo consapevoli di un indossolubile doppio legame fra l'uomo e l'ambiente in cui vive; se riusciamo a vedere come l'impoverimento della terra corre parallelo all'impoverimento dell'uomo; se intuiamo come nel perdere progressivamente la bellezza e la sapienza dei nostri panorami del cuore lentamente stiamo perdendo contatto con la parte più profonda di noi stessi, allora forse iniziamo a comprendere che la vera ricchezza, il vero benessere, la migliore qualità di vita per l'uomo è nell'aver cura delle proprie terre. 
Quelle da cui per millenni i nostri padri, i nostri antenati, hanno ricavato il pane e sulle quali ha sviluppato culture e civiltà che stiamo perdendo immolati al cieco profitto di chi crede - da cieco - che la ricchezza siano i denari e il cemento.
Come ricordavano i saggi nativi americani ai predatori delle loro terre, quando non ci saranno più terre coltivabili e fiumi, cosa nutrirà l'uomo, i bit delle foto di cibo sullo schermo mentre ingoieremo pillole sintetiche di cibo virtuale (ci mangiamo la natura per cagare cemento, come suggerisce lo street artist Nemo)?
Per risentire l'odore della primavera nell'aria è necessario fermarsi, ascoltare il vento e respirare l'aria a adsl ferma e smartphone chiuso.

Qui, se vi va di leggerlo, un pezzo da Vandana Shiva, datato ma sempre attuale sul tema delle risorse idriche, le dighe e l'impoverimento materiale e spirituale del business mondiale sull'acqua

sabato 4 febbraio 2017

Cessi

Alla stazione ferroviaria di Padova un romeno è stato multato per 5mila euro per aver fatto la pipì al binario 2, anziché nei bagni a pagamento della stazione al costo di 1€.

L'articolo 726 c.p. che ha consentito alla Polizia Ferroviaria di punirlo, prevede una multa dai 5 ai 10mila euro: il garantire la decenza (e la salute) nei luoghi pubblici, pagando la monetina sonante, serve a ricordare che il Mercato è quella strana cosa, apparentemente asettica, che distingue fra una pipì miserabile e una allineata: se ti scappa e puoi permettertelo, paghi 1€; se non hai l'euro, ne paghi 5mila. 
E' la logica contorta dell'attuale Manager Pubblico.


Non si capisce poi il senso (cioè, lo si capisce benissimo) di sottolineare nel pezzo linkato la nazionalità del furfante, facendoci sapere l'indirizzo dove abita (anche se pare che poi non vi abiti davvero, ma è un altro discorso), ma perversamente non dicendone il nome (suona tipo: ti faccio capire chi è, ma senza ledere il suo diritto alla privacy).
Come a dire che certe malefatte è giusto additarle al pubblico ludibrio ma solo se il furfante è di altra nazionalità, perché gli italiani mica le fanno queste cose, e la pipì pubblica si deve pagare senza sconti per razza, nazionalità, religione o orientamento sessuale.

(strano comunque che ancora non si abbia notizia di una Start-up o di un App che risolva il problema pipì via smartphone: giovani geni italici, volete provvedere?).

Il fatto per dire che inciviltà e indecenza, per come la penso, non è il fare la pipì sui binari, ma che stazioni e centri storici, che non sono enti di beneficenza e incassano grazie a turisti e viaggiatori valanghe di euro, non  siano obbligati a dotarsi di quei WC gratuiti che sono un obbligo per ogni altro esercizio aperto al pubblico (bar, ristoranti, supermercati, ecc.).
Se viaggiare in treno o fare il turista in Piazza San Marco non portasse valanghe di denaro nelle casse pubbliche, in mille modi diversi, state certi che viaggiare o fare il turista sarebbe considerato reato.
E di fatto rischia di diventarlo, se consenti a migliaia di persone di transitare una stazione ferroviaria senza provvederla però di cessi pubblici gratuiti.

Non sarà che ormai accettiamo senza fare un plissè tutte le più astruse ragioni agli oboli più fantasiosi che ci propinano politici e manager pubblici?
L'Imperatore Vespasiano prima, e i bagni pubblici di mussoliniana memoria poi, hanno aiutato questo paese a raggiungere quel minimo di civiltà che l'attuale Era del Mercato sta spazzando via arrivando ad estrarre valore perfino dagli orinatoi, costringendoci così a ricomprarcela, la civiltà, o a regredire dritti fino alla barbarie.
Mi chiedevo poi: e se il multato per assenza dell'euro pipì non avesse poi i 5mila di multa, che gli succede? Verrà frustato? Ingabbiato? 
Tanto è romeno, chi lo prende, direte voi...

Ma come la si risolve poi comunque, la questione della miseria (non solo economica), cui il Mercato ci ha ridotti tutti, quando scappa la pipì in luogo pubblico? 
Bisognerà al dunque presentare un Isee per poter accedere gratuitamente ai cessi della stazione?


Diversamente, visti i tempi, sarà il caso di ormai uscire di casa attrezzati di un autarchico pannolone, vedi mai che dovesse scappare e ci si trovasse senza il fatidico euro in tasca.

martedì 31 gennaio 2017

Non esiste la democrazia, Sig. Beale...

Un video di Claudio Messora, di Byoblu.com:



Ci informa sulla perversa punizione che ha colpito oggi lui per colpire domani chiunque altro la pensi o osi agire come lui.
Puniscono oggi chi macina più visite così che chi ne fa meno inizi ad autocensurarsi da solo: vecchio quanto il mondo, il colpirne uno per educarne cento...

Ascoltandolo, non ho saputo resistere alla tentazione di riesumare il profetico Quinto Potere di Sidney Lumet.

"---
 

Non vi sono nazioni, non vi sono popoli; non vi sono russi, non vi sono arabi; non vi sono Terzi Mondi, non c'è nessun Ovest. Esiste soltanto un Unico, un Solo Sistema di Sistemi: uno, vasto e immane, interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale, dominio dei dollari: petroldollari, elettrodollari, multidollari, reichmark, sterline, rubli, franchi e schekel!...Questo è l'ordine naturale delle cose, oggi. Questa è l'atomica e sub–atomica e galattica struttura delle cose oggigiorno. E lei ha interferito con le primordiali forze della Natura! E lei dovrà espiare. Capisce quello che le dico signor Beale?...Non esiste l'America, non esiste la democrazia! Esistono solo IBM, ITT, AT&T, Dupont, DOW, Union Carbide ed Exxon. Sono queste le nazioni del mondo, oggi..." 

Basta aggiornare l'elenco aggiungendo oggi Google, Facebook, Amazon, ecc., che nel 1976, quando è uscito il film di Lumet non esistevano, ma forse erano già ipotizzabili.
Questi sono i governi, oggi.
E li eleggiamo noi, mantenendoli in vita ogni giorno leggendo notizie, scrivendo post, pubblicando video e foto, aggiornando stati su Facebook o comprando libri "rivoluzionari" su Amazon. 
Perché il web ha il suo lato utile e bello, perché ci conviene, ci diciamo. 
Tranne che ciò che ci conviene economicamente, ciò che allarga virtualmente i nostri orizzonti, ciò che ci illude di poter usare il mezzo è in realtà ciò che ci usa e ci riduce a essere i non sempre consapevoli complici di quello stesso sistema imposto dalle corporations che dominano e determinano oggi le azioni dei governi, quelli che noi ancora pensiamo di cambiare o combattere partecipando alle "elezioni democratiche". 
La rete fa quello che è nella sua natura fare: ci imbriglia dentro come le mosche sulla tela di un ragno, attraendoci per la facilità con cui possiamo accedere a ciò che ci seduce per poi, appena dentro, non farci più distinguere la prigione che ci diverte dalla libertà cui rinunciamo e che non è mai stata gratis.
E' una dolce libertà vigilata, diciamo, quella del web.
Ma come insegnava qualcuno, tipico di ogni prigione è proprio il "sorvegliare e punire".
Sorvegliati lo siamo, e lo sappiamo; quindi siamo sempre anche a rischio punizione.
Bisogna uscire dalla rete, mollare il seducente perverso giocattolo...

giovedì 12 gennaio 2017

Pacho: una delle tante odierne condanne autoeseguite

Questa mattina, sabato 7 gennaio 2017, Pacho, un compagno argentino esule politico in Italia dalla fine degli anni 70, ha deciso di morire sparandosi un colpo di pistola nella sua abitazione nel centro di Brescia.

Eduardo “Pacho” Della Giovanna, nato in Argentina nel 1951, è stato militante, fino al suo scioglimento, dell’organizzazione guerrigliera marxista PRT-ERP in Argentina, Spagna, Messico e Italia.
Fino al 1973 il PRT-ERP era la sezione argentina della IV Internazionale. In quell’anno ci fu la scissione tra l’ala più “ortodossa” (che diventerà il PST) e quella più “guevarista” (che manterrà il nome di PRT-ERP) guidata da Mario Roberto Santucho (assassinato dalla dittatura tre anni più tardi). Pacho apparteneva a quest’ultima corrente.
Esiliato dalla dittatura si stabilì a Brescia alla fine degli anni ‘ 70 e si impegnò in attività di solidarietà con i popoli latinoamericani. In particolare lo si ricorda, accanto a Guido Puletti e ad altri esuli latinoamericani, nella campagna per il boicottaggio dei mondiali d’Argentina del ’78 e nella lotta contro l’installazione dei missili Pershing e Cruise, nel 1981, in Italia. Fu poi presidente di Apasci (Associazione per la pace, la solidarietà e la cooperazione internazionale). Sempre attento alla situazione politica internazionale, Pacho ha partecipato nel corso di questi ultimi anni a iniziative e manifestazioni organizzate dalla sinistra a Brescia.
Prima di spararsi,  Pacho ha inviato, alle ore 6,14 di sabato 7 gennaio 2017, una mail in spagnolo a Radio onda d’urto e ad alcuni altri amici e amiche. Un testo denso di dignità e allo stesso tempo un amaro grido di accusa verso il sistema capitalistico, inumano e feroce.

ALL’AUTORITA’ LEGALE CHE CORRISPONDA:
Un giorno  (veramente oggi è 07 Gennaio 2017), incominciai a scrivere quello che penso e da qualche maniera  vivo da tanto tempo, anni per essere sincero (e farò il tentativo di spiegarlo, provando ad essere sintetico).
Mi permetto, per evitare interpretazione equivoche, di farlo nella mia madrelingua, dove meglio posso  raccontarvi le mie ragioni, anche se non è facile in queste circostanze.
Vi chiedo di trovare un interprete o traduttore. Grazie.
Io, Eduardo Dellagiovanna (più conosciuto con il soprannome “Pacho” dagli amici) sto per compiere 66 anni (il 30/01/2017); dal Gennaio 2015 tra ferie, permessi retribuiti, cassa Integrazione etc. non sto più lavorando. Impossibile proseguire con le collaborazioni esterne (personalmente “collaboratore della Provincia di Brescia nel settore Trasporto pubblico” tramite Cooperativa Sociale, per la legislazione e i tagli di bilancio politici, per tanto disoccupato “ufficiale” dal Giugno 2015 e riscuoto un sussidio di disoccupazione (INPS-Naspi) che terminerà ad Aprile o Giugno del 2017 non lo so esattamente (oggi non mi interessa più); quindi dopo oltre 34 anni di contributi pensionistici allo stato italiano, con le nuove disposizioni legali in materia (grazie sig.ra Fornero!), io resterei 18 mesi senza la possibilità economica di sopravvivere, dato che non avrei entrate fino al momento in cui la legge mi permetterebbe di percepire una pensione.
La mia possibilità reale di poter trovare un’occupazione oggi in Italia, per “arrivare all’età del pensionamento” è così poco probabile come vincere una lotteria senza possedere il numero vincente.
L’ultimo sussidio che ho ricevuto (il 14/12/2016) è stato di 599,00 euro; come potrete immaginare, è totalmente insufficiente. Quando iniziai a riceverlo era di 880 euro (anche se il mio stipendio sfiorava i 1.300 mensili e già mi costava arrivare alla fine del mese, però pagavo tutte le fatture).
Ho letto su Facebook (non so se sia vero) dichiarazioni di un ministro Italiano che con 350,99 euro si può vivere dignitosamente, lo stesso che dichiarò che i giovani andassero all’estero (questo è verità perchè ha ritrattato pubblicamente), senza commenti…., in tal caso provi lui, che mi risulta incassi qualcosa come 10.000 euro mensili, a spiegarmi come faccio io a pagare 380,00 euro di affitto più luce, gas, acqua, telefono, prestito bancario -180,00 mensile- e mangiare per sopravvivere?, gran sorete…mi piacerebbe pubblicare le mie riflessioni-condizioni di vita (per lo meno queste che condivido con milioni di persone in questo paese e nel mondo) ma credo che mi censurerebbero su Facebook; soltanto per vedere quanti “likes” riceverei…e, naturalmente, che mi risponda anche se io non potrò leggere (la sua risposta) perchè per me sarà “time over”…  
Se a questa situazione aggiungo il mio stato fisico (la cardiopatia e il tumore alla corda vocale) il mio stato psicologico; la mia separazione e posteriore divorzio nel 1997 (?) la mia lenta ma certa dipendenza dall’alcohol (vino per essere chiaro e al tabacco 25/30 sigarette al giorno) la malattia della mia compagna nel 2006 che è terminata con la sua morte quando aveva compiuto 44 anni di vita (2009), l’infarto risolto con 3 by-pass nel 2010; il suicidio della mia seconda ex-moglie in quello stesso anno, il tumore e operazione del carcinoma nella mia corda vocale nel 2013, la disoccupazione…. credo che la conclusione (mi riferisco alla mia azione) era e sarà evidente, l’unica possibile. Forse l’ho cercata con altri mezzi ma è un cammino molto lento per le mie necessità attuali.
Dopo tutto, cosa mi resta?, che io perda amici stretti e sinceri?; ho perso la mia autostima e ciò ha provocato che il mio istinto di sopravvivenza (eros, crolli davanti al mio thanatos), di conservazione scarseggi; quando mi sveglio, ciò che mi spinge ad alzarmi è la mia vescica piena…e l’appetito dei miei gatti.
Psicologicamente, la mancanza di soluzioni possibili e/o reali mi angoscia e deprime. Ha chiamato la mia banca (o la finanziaria) perchè devo due rate del prestito (saranno 3 il 27/01/2017), le bollette che mi arrivano e confesso, non sono cifre esose (chissà per un politico o un occupato sia differente, ma per me 1.000 o 1.00.000 fa lo stesso: qualunque cifra NON POSSO PAGARLA). Semplicemente perchè non l’ho.
Perdonate l’analisi superficiale e ripetitiva del sistema e cause… ma in questo ultimo momento ragiono con i gomiti.
Non ho più voglia di vivere nè incentivi per farlo;la questione sta peggiorando non da giorno a giorno, ma da ora in ora.
Dovrei faremi una visita medica oculistica (è dieci anni che non lo faccio, vedo malissimo!) ma; non ho denaro.
Dovrei consultare un dentista (ho vari elementi in auto-espulsione per non parlare dell’igiene dentale) ma; non ho denaro.
Dovrei rinnovare il mio porto d’armi, il passaporto, il vestiario, etc. non ho denaro.
Le fatture già arrivate che dovrei cancellare a Gennaio 2017 (per non parlare di quelle scadute) ma; non ho denaro per saldarle..
Questa è la mia vita oggi in un paese “democratico” (con una costituzione bellissima e disapplicata) dove un parlamentare (destra-centro-sinistra?) -in 1 mese guadagna quanto io non guadagno in 1 anno (ll NASPI non contempla neppure una tredicesima!) e la sopportazione di questa realtà, situazione (non solo in Italia) diventa per mè troppo pesante. Politiche e sistema di governo decidono come devo morire, se di fame o di debiti; mi hanno tolto l’illusione che la vita anche se difficile è bella; non sopravvivo con il sorriso di un bambino o la bellezza di un tramonto/albeggiare; questo sistema mi impone che se non pago e/o non produco, non servo, per tanto scompaio.
Confesso, non mi hanno vinto i militari argentini, ma adesso non ne posso più. Ho sottostimato il nemico (sistema), non lo credevo, non lo immaginavo tanto inumano e feroce ( como direbbe Galeano). In ogni modo non rinnego assolutamente tutta la mia vita militante in Sudamerica. In Italia ho militato per anni in solidarietà e cooperazione internazionale, ho conosciuto la generosità umana di tanti italiani e non solo, ma generosità reale.
Devo chiedere “aiuto” al municipio?, non credo che sia corretto, la mia esperienza di vita per dirlo in qualche maniera (capitemi, non è un momento in cui penso serenamente per esprimere idee e sentimenti): credo che corretto sia che ciò che mangio e consumo, devo guadagnarmelo!.
Possibilità attuali in Italia nella mia situazione di guadagnarmelo: nessuna!!!
Mi dispiace per quegli amici sinceri che mi circondano; non li nomino per timore a non menzionarli tutti e anche alla proprietaria di questa casa, la dottoressa A.V. alla quale devo 7 mesi di affitto non saldato, realmente non se lo merita ma non sono in condizioni di pagare, semplicemente non ho il denaro nè possibilità di averlo.
Chiedo, (neppure so a chi farlo) immagino ai Servizi Sociali del Municipio della Città di Brescia dove vivo e risiedo, dato che sono indigente e non ho familiari in Italia, di essere cremato nel modo più laico, semplice e rapido possibile, al tempo stesso ripeto, mi piacerebbe che i miei gatti non siano sacrificati.
Nessuno mi ha suggerito questa soluzione; è il sistema vigente e la mia impotenza che mi produce ciò che mi porta a prendere questa mia decisione, l’unica possibile. Questo è tutto, sicuramente i miei amici si incaricheranno di dare comunicazione ai miei parenti che ancora ho in Argentina.
Chiedo a tutti, sinceramente scusa per i problemi reali e burocratici che credo (polizia, pompieri, amici destinatari di questo messaggio, etc.)
Dovranno entrare dalla via e utilizzare qualcosa per tagliare la catenella di sicurezza della porta d’ingresso (1° piano, porta a destra -vetri e sbarre, unica), la seconda possibilità è dalla via, la finestra grande all’altezza del balcone del mio vicino che lascerò aperta. Non voglio lasciare un arma alla mercè di qualunque persona che entri nel mio domicilio. Nella cassaforte (aperta, troverete le munizioni).
 (Ricordatevi della mia richiesta per i miei meravigliosi gatti anche se sarà difficile e soprattutto che non li separino dopo 10 anni di vita in comune tra di loro ).
Eduardo (Pacho) Dellagiovanna. – Vicolo del Moro, 15 – primo piano – Città di Brescia (Centro Storico). Per aprire il portone d’ingresso dalla via, dovrete disturbare qualche vicino.
P.S. 1.: Ieri mi ha chiamato la banca: per il 27/12 avrei dovuto pagare 360,00 euro e, è arrivata la fattura dell’energia elettrica e del gas: 108 e qualcosa euro…non li ho.
 Mi restano (oggi 06/01/2017) sul mio C/C meno di 1,85 cent di euro e nel portafoglio niente, ho potuto fumare grazie alla generosità di Elizabetta ieri, al pranzo di Beppe e 50,00 euro che mi ha lasciato Gigio la settimana scorsa….più i pranzi pagati da Livio.
Come si potrà apprezzare, non ho scritto questo in un solo giorno, è quasi come un diario.
Termino con un haiku del meraviglioso scrittore uruguaiano Mario Benedetti:
Dopo tutto
la morte è solo un sintomo,
del fatto che ci è stata una vita…
P.S.2: Chiedo scusa per lo stato della casa (pulizia, ordine, etc.), como immaginerete, è da tempo ciò che meno mi preoccupa.
Condividete questo ultimo messaggio (se volete) con chi considerate gli possa interessare o cancellatelo.
Ancora grazie e chau a tutti. Oggi 07/01/2017. . .
Pacho.
Per favore, chi riceva questo comunicato che informi la/le  autorità pertinenti, non è uno scherzo.
pacho. 

L’omaggio al compagno Pacho
Da oggi pomeriggio (mercoledì 11 gennaio) è possibile salutare Pacho presso la Casa del Commiato in via Bargnani, 25 (Fermata Metro S. Eufemia) a Brescia dalle ore 8 alle ore 19 orario continuato. L’ultimo addio verrà dato nello stesso luogo venerdì 13 gennaio alle ore 16.00 indi proseguirà per il Tempio crematorio di Brescia.
Per coprire le spese per il funerale è stata aperta una sottoscrizione, si può contribuire con bonifico sul conto corrente Iban IT 44 P O5216 11201 000000094408.
Bic Swift BPCVIT2S
Causale:Funerale Pacho


Ripreso da Tlaxcala