lunedì 18 maggio 2015

Migranti (una modesta proposta...)

Che il "problema" esista, non ci piove.
Sia chi se la prende con le irritanti dichiarazioni della Lega (io fra questi), sia chi è d'accordo con Salvini, ha in entrambi i casi ragione. 
Perché il problema non è la Lega né basta tirare pomodori a Salvini per scansarlo: una soluzione va trovata.
Possibilmente civile ed equa per tutti.
Cercavo ieri sera, chiacchierando, un punto di equilibrio fra lo snobbismo a buon mercato di alcuni paesi UE e l'indecente "mercato della carità" messo in piedi dalle mille associazioni, cooperative, etc. che sulla gestione dei migranti si guadagnando sia il pane che il companatico a spese, sia chiaro, di tutti. Di chi è d'accordo sull'accoglienza senza se e senza ma, e anche di quei citrulli col cervello bombardato per i quali invece bisogna bombardare i barconi (si chiama avere le bombe nel cervello, ed è un problema psichiatrico, più che politico).
Mi dicevo che per ragionare seriamente sulla cosa bisognerebbe prima di tutto stabilire un punto di equità fra il tutto e il niente, fra ciò che è giusto fare e ciò che non ci possiamo permettere, fra una finta carità pagata dall'intera comunità e la chiusura troppo frettolosa del discorso.

Il punto, forse, l'ho scovato pensando alle cause di queste migrazioni.
Non solo le guerre di aggressione a scopo rapina dei paesi da cui i migranti provengono, ma perfino nel dimenticato ma attualissimo colonialismo, patologia di cui soffrono proprio quei paesi UE a loro volta colonizzati dall'occidente più occidente di tutti, cioè dagli Usa (nessuno è più aguzzino di colui che di un aguzzino è già vittima consenziente e servizievole, altro che "sottomissione" houllebecquiana)).
Se parto da questi due punti, colonizzazione (e volontaria sottomissione), ed esportazione forzata di democrazia, ecco che la soluzione al problema migranti nel Mediterraneo viene equa e perfino semplice: a ogni ex paese colonizzatore si fa obbligo di accogliere i migranti provenienti dalla propria ex colonia.
Per intenderci: 
La Francia si prende quelli provenienti dalle ex colonie francesi in proporzione agli anni di ex dominio (Tunisia, Egitto, etc).
L'Italia si prende quelli che arrivano dalle sue ex colonie (Libia, Etiopia, Eritrea, Somalia, etc)
L'Inghilterra si prende tutti i suoi (Uganda, Kenia, Sierra Leone, Sudan, etc)
La Germania i suoi (Camerun, Namibia, Tanzania, etc)
E via così...

Se poi vogliamo invece stabilire un punto di equità partendo da anni più recenti, si potrebbe stabilire che ogni paese UE che ha partecipato a qualunque titolo alla devastazione sociale e civile dei paesi da cui partono i migranti, con l'intento farlocco di pensare ad esportare la democrazia in paesi altrui pur difettando di democrazia reale in casa propria, si prende come contropartita del disastro prodotto la propria quota parte in base agli investimenti in uomini e/o armi usate nei paesi da cui i migranti oggi scappano.
Tipo: hai investito 1milione di euro e/o inviato/mobilitato 1000 uomini? 
Ti prendi 50 migranti per ogni 10 mila euro investiti in armi e 70 per ogni uomo armato spedito a democratizzare un paese creando quei migranti in fuga di cui oggi non vuoi sapere niente come fossero caduti dalla Luna e non fossero affar tuo ma opera dello spirito santo.

Per come la vedo io, questi sono i 2 soli modi equi e civili di pensare alla soluzione del problema.
Perché i migranti non sono che il risultato di un'idea del mondo per cui valgono le cose e gli umani sono spazzatura da far colare a picco sul mare così che sparisca il "problema".

Il resto sono solo ciance per tentare di nascondere alla vista ciò che ha una sua intrinseca logica: tutte le migrazioni, tutte, in ogni parte del pianeta e da sempre, hanno alla base sempre e solo una ragione: il cercare un luogo diverso in cui vivere dopo che quello dove hai vissuto fino a quel momento è divenuto per qualunque ragione inabitabile, insicuro o così povero da mettere a rischio la continuità della vita.
Qui, la ragione dell'inabitabilità di paesi come la Libia o l'Irak o il Sudan, si conoscono, e sono tutte attribuibili a qualcuno di ben preciso e spesso a più d'uno per la stessa zona.
E' il momento di far pagare il conto ha chi ha rotto i cocci.
Che sono suoi, come ognuno sa.

venerdì 15 maggio 2015

Venessia, ancora (e sempre, finché c'é...)

Ecco l'ultima: il Comune sospende le Regate perché non ha soldi per far riparare le barche (immagino il Bucintoro & simili) né per dare premi ai regatanti né per sostenere la macchina organizzativa.
La crisi, come insegnava il luciferino Monti, serve a far accettare cambiamenti che in assenza di condizioni di crisi nessuno accetterebbe.
Così, a Venezia, mentre Zaia propone di vendere Palazzo Balbi per far cassa e mentre il bragaro dei jeans prepara il restauro del Ponte di Rialto avendone ottenuto in cambio e fin da subito di issarci su dei pannelli giganteschi per pubblicizzare le proprie iniziative culturali, ovviamente anche lui con la sua brava fondazione° dagli scopi artistici e quindi nobilitanti ma non priva di ritorni economici che si è pur sempre imprenditori mica poeti.
Mentre proseguono fra stop&go i lavori del Fondaco dei Tedeschi, che pare diventerà invece un fondaco dei francesi del lusso, o si fa festa alla Fondazione° Prada con ridicolo ammollo degli ospiti per un pontile che cede sotto il peso di quattro gatti vestiti a festa, ecco che Venezia viene ogni giorno spacchettata e rimpacchettata, un pezzo per volta ma niente si salva, e privata del proprio originale senso e della sua originale storia, e si punta ancora e sempre sul turismo.
Ma ecocompatibile/ecosostenibile, eh? 
Non come fosse una Disneyland, che nessuno così la vuole, essendo Venezia un "sito archeologico ancora animato di vita"**(definizione dell'Unesco, grrr...), ma come fosse un "parco a tema" sì***, il che è diverso da un parco turistico, (pare), e perciò un ingresso in città costerà uguale se non perfino un po' meno di un ingresso all'Expo*, ed è tutto dire sulle idee che hanno per soddisfare (immagino) l'esigenza degli ultimi 58 mila residenti (c.a.) di continuare a vivere in quella che, ancora per poco, rimane la loro città: invasione del lusso e look rifatto in stile Dubai per i soliti Vip; paccottiglia e il cibo stantìo a prezzo d'oro per la massa bovina.
Veneziani, immagino, costretti a far da servi al turismo o a filarsela in terraferma.
Fra un po' basta anche gondole a meno che, già l'immagino, non siano in resina, non abbiano il carillon incorporato e non sappiano educatamente ondeggiare da ferme in riva così da non far correre rischi di ineleganti cadute in acqua agli sposini giapponesi i quali, romanticoni inguaribili, pagano cifre demenziali solo per potersi sposare in quella che credono ancora, ingenui, la città più romantica del mondo, mentre la ferocia del capitale la sta già cannibalizzando per risputarla a misura di se stesso: arida di vita ma molto redditizia.
E voglio dimenticarmi l'orrore del maledetto ponte Calatrava, del progetto di un parco divertimenti Sacca Fisola e di altre idee bislacche come la, per fortuna scampata, Torre Cardin.
Idee surreali come se piovesse, a Venezia. Idee che anche nate con la migliore intenzione di "salvare Venezia", la stanno ogni anno di più sfinendo, nel senso proprio di sfiancarla, di ridurla in ginocchio così che poi, come ci insegnava il già citato maître Gebirge, la si potrà far digerire tutta nuova e tutta diversa da ciò che è stata per più di mille anni e già non è più.
Vendono Venezia al turismo e al lusso, finendo per distruggere la Venezia del lusso e del turismo che è stata sempre, quando turismo e lusso erano ancora sinonimi anche di buona educazione, buona cultura e buon gusto.
I futuri visitatori (paganti, e in fila ai tornelli già in terraferma perché senza pass non si passerà nemmeno il ponte della Libertà), godranno solo dello spettro di ciò che Venezia fu in una nuova versione plastificata e sterilizzata così da renderla appetibile a quelli che, avendo denaro e non amando in realtà Venezia ma Las Vegas, Dubai, Miami o che diavolo ne so o volete voi, è lì che dovrebbero andare a investire i propri soldi costruendo i loro orrori in zone desertiche dove avrebbbero tali orrori almeno il senso di fare un po' d'ombra sulla sabbia.
Vien voglia di dare battaglia, dura, durissima.
Vien voglia di combattere fino all'ultimo ponte, di ostruire al passo ogni campiello e ogni riva, di presidiare e insidiare ogni pagina di quotidiano online o cartaceo per mesi, per anni, per sempre.
Poi mi accorgo che Venezia è già ora lo spettro di ciò che era anche solo 20/30 anni fa.
Che ciò che ne resta è già oggi una città fantasma, abitata da fantasmi e invasa da unni e ostrogoti contro i quali si sa, ci si arrende subito pensando così di salvare il salvabile pur sapendo che l'ostrogoto è, come l'unno, un barbaro: ruberà tutto il rubabile, appiccherà il fuoco e alla fine cospargerà di sale ogni rio, ogni campo, ogni calle così che di Venezia rimarrà alla fine solo il miraggio, quell'effetto fata morgana per cui la mente vedrà per un effetto illusione le immagini di ciò che è stata riflesse su un orizzonte fatuo e irreale.
Li detesto.
Gli Unni e pure gli Ostrogoti.
Visceralmente.
° Fondazioni: com'é che oggi chiunque abbia due euri in saccoccia per aver passato la vita a vendere stracci ha la sua bella fondazione? Rende più di una banca, o davvero devo credere che siano presi dall'onesto e profondo desiderio di "investire" in arte e restuari solo a scopo benefico?
***v. slide 31
** v. slide 6
*  v. slide 30

sabato 9 maggio 2015

Ambiguità e perversioni

Da Il FQ:
Polemico per la decisione dell’Italia di non partecipare alla parata Silvio Berlusconi che in una lettera al Corriere della Sera ha detto: “L’assenza è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”. E ha concluso: “La scelta di non essere presenti a Mosca è prima di tutto una mancanza di rispetto al contributo decisivo della Russia alla vittoria su Hitler nel 1945″.
Totalmente d'accordo con lui.  
Sia sulla miopia dell'Occidente, sia sulla mancanza di rispetto nel mancare a Mosca in questa occasione in cui si ricorda il contributo alla vittoria sul nazismo della Russia.
E forse, in questa assenza di molti leaders europei, motivata a quel che leggo dalla crisi ucraina, c'é tutta l'ambiguità dell'Europa rispetto alla tolleranza di un nuovo nazi-fascismo che ci sta, silenziosamente ma sistematicamente, riavvolgendo nelle sue spire.
O meglio, mica tanto "ambiguità".
Forse c'è anzi una limpidezza in queste scelte che dovrebbe dirci come stanno davvero le cose nella "democratica" Europa: se si sceglie di stare dalla parte dei nazisti ucraini e di disertare la parata moscovita in memoria della sconfitta del nazismo, a casa mia si tende a pensare che sia perché si apprezza il nazismo.
Poi ci si rende conto, sapendo questo, di quanto sembrino contestualmente surreali le parole dell'attuale Presidente quando rileva un "eccesso di austerità" in UE.
Un paese che avesse rispetto di sé, dei propri valori antifascisti e della propria storia partigiana, non chiederebbe all'oppressore clemenza dopo avergli già volontariamente ceduto tutto il cedibile, contribuendo quindi attivamente a quell'austerità eccessiva che oggi (un po' tardi), lamenta.
Ma tant'é: a volte pare di vivere in un paese di infanti ingenuamente (?) innamorati della madre superiora, cui sanno dire sempre e solo sì, pur riconoscendo dietro le sue spalle che sì, puzza un po' di tonaca e più che di amore divino pare nutrirsi di bachettate vendicative ai danni dei poverelli che le vengono affidati, ai quali fornisce sì minestre insipide, ma solo in cambio di una fede posticcia di cui vantarsi con il prevosto.

martedì 5 maggio 2015

Paduk e il Mondo sinistro

La Min. Giannini dice che quello di oggi del personale della scuola è uno "sciopero politico".

Esatto!

Ci mancherebbe che non lo fosse: ogni sciopero è un atto politico perché esprime la posizione politica di chi lo fa rispetto a quella che si intende con lo sciopero contestare.

Però pare di capire che la Min. Giannini ritenga la contestazione espressa con uno sciopero sconveniente, quasi che le motivazioni dello sciopero fossero non lecite proprio perché connotabili come "politiche".
Eppure, dovrebbe ben saperlo la Ministra, data l'età, che "il personale è politico".

E questo è il punto che pare sfuggirle: il suo ruolo nel governo è un ruolo politico; ogni decisione del governo di cui fa parte ha valore politic; ogni proposta di legge qualunque governo e ogni votazione in aula su qualsiasi tema ha sempre e solo un valore politico.
Lo ha quando è pro groverno, ma anche quando l'aula esprime pareri contrari all'opera di governo.
Ha valore politico un voto di fiducia imposto all'aula e ne ha uno il ricatto a votare quella fiducia per non far cadere quel governo.
Politico è il votare, il non votare, il protestare e quindi anche lo scioperare.

Impolitico è invece non riconoscere il diritto ad opinioni diverse dalle proprie, soprattutto quando non di proprie idee si tratta ma di decisioni imposte per conto terzi all'intera nazione, da un ristretto gruppo di signori, in carica temporanea e abusiva, e agli ordini di autorità estere.

La politica è dialettica, o non è nulla.
E se non è dialettica, è dittatura: voglio, pretendo, esigo, comando.
Tutti allineati e chi esce dalla fila va preso bacchettate sulle mani (o a manganellate in testa) per l'accusa surreale di "fare politica".
Ecco dove siamo arrivati: al dominio del pensiero unico, figlio naturale della logica binaria 0-1, dove zero vale zero e 1 vale qualcosa ma dipende se quell'uno che sta in cima alla scala o nel sottoscala.
Via dalle piazze, smettere di "scioperare" e genuflettersi all'illuminato pensiero del nostrano Paduk*.

* Rif. al personaggio del romanzo Un mondo sinistro, di Vladimir Nabokov, equivalente (meno conosciuto ma contemporaneo) del più noto Grande Fratello (1984) di G. Orwell.
Romanzo che consiglio perché più adatto a descrivere la perversa deriva nazionale del volemose tutti ben, per cui il mondo è un posto magnifico per legge e tanto più adatto in un paese, cresciuto fra Barbie e posticci mulini bianchi, dove basta schioccare le dita per far scendere in piazza 20 mila cittadini i quali, volonterosi e sommamente civili come si conviene, si prestano a fare gli spazzini municipali a costo zero o in cambio di una pacca sulle spalle più due parole false ma in mondovisione sulla ritrovata pace sociale. 
Tranne poi tornare a casa e sorprendersi questi, ma senza scendere per questo mai in sciopero né osare tanto più dirlo in tv mentre spazza le strade, che non è bello ed è troppo "politico", nel ritrovare intatti conti da pagare, disoccupazione e code alle mense pubbliche, riduzione delle pensioni e perdita di valore dei quattro euro incassati, quando si incassano, a fine mese.
La bontà ha spesso esiti più feroci di qualsiasi evidente e sincera violenza.
C'è di che meditare se valga la pena ambire a un paradiso obbligatorio o se non sia preferibile un incerto inferno...
Il purgatorio?
Perché, cos'è mai questo? Una pena infinita che si trascina senza possibili scadenze pena.

venerdì 1 maggio 2015

Servir(si) della fame

L'Expo affama te. 
Digli di smettere.
P. S. h. 18.30
Giusto per stare sul "pezzo" #NoExpo. 
Seguendo via Twitter ciò che è successo a Milano, mi chiedo come mai tafferugli, black-bloc e danni vari (molotov comprese), fossero non solo già stati previsti e descritti 2 giorni fa (quasi nel dettaglio), ma anche come mai, nonostante questo (a leggere il pezzo linkato), e nonostante siano stati mobilitati 4.600 uomini per garantire che non avvenisse, tutto sia comunque andato come da previsioni.
Le notizie sulle visite al Giambellino per sequestri vari (di molotov, e spranghe secondo alcune versioni, di bottiglie di succhi di frutta secondo altre), a garanzia della "sicurezza Expo" sono anche queste di un paio di giorni fa, giusto?
E nei 2 giorni in cui sapevano che stavano per arrivare 200 (qualcuno ha scritto 500) black-bloc dall'estero, pronti a mettere a fuoco la città (com'é che 'sti robi neri si sa sempre per tempo che arrivano dall'estero e mai che si sappia di un arresto uno dico uno dico uno di questi sfascisti d'occasione?), anziché mobilitarsi per bloccarli prima che entrino in azione vanno a sequestrare succhi di frutta dietro casa?
Che poi, se sapevano con largo anticipo e nel dettaglio ciò che sarebbe successo oggi, le cose sono due: o gli antagonisti sono così infiltrati che meglio sarebbe se decidessero di starsene a casa, tanto si sa comunque prima come andrà a finire (e se gli infiltrati lo sanno, com'è che poi non fanno nulla per bloccare 'sti robi neri esteri?); oppure, ed è la prima cosa cui ho pensato vedendo le prime notizie oggi, tutto sta andando esattamente secondo copione.
Siamo sinceri: quale migliore occasione dell'Expo con un po' di auto bruciate per alzare il livello chiamando in causa la trita sicurezza così da bloccare ogni futura manifestazione di dissenso a ciò che viene ormai comunque deciso a monte?
La sensazione è di assistere sempre allo stesso identico orrido film: ad ogni significativa manifestazione di dissenso che tocchi temi (cioè interessi) che non vanno toccati perché così è deciso, quindi non va discusso né va dubitato e tantomeno ragionato, si impone (con il ricatto di un ipotetico peggiore disastro) una fiducia sulle soluzioni chiavi in mano (loro), né più né meno e per le stesse identiche ragioni per cui si chiedono fiducie nell'ormai ex parlamento.