venerdì 28 aprile 2017

...there will become a day...




"...there will become a day when we will have to ask all women to wear a headscarf..."
(verrà sarà un giorno in cui dovremo chiedere a tutte le donne di indossare un foulard/hijab)

Basterà uno come questo?
O dovremo coprire completamente i diabolici capelli con uno di questi, con apposita cacioletta aderente sotto al velo così che nemmeno il vento più triestino possa farne uscire per sbaglio uno vendicativo?

E quanto dista il "foulard" dal robe noir qui sotto?


Quando sento un uomo (tanto più se un capo di stato) parlare di cosa deve o non deve indossare una donna (sempre, anche quando parla di Chanel e tacchi a spillo, non solo quando parla di veli islamici), so che ho di fronte un nemico di tutto ciò che sono.
Posso reggerlo finché riesco a tenerlo a distanza di sicurezza dal mio guardaroba, ma se si permettesse di sbirciare nel mio armadio prenderei un fucile.
Anche un AK 47 potrebbe andare bene.
Se proprio a quel tempo sarò in miseria, anche una mazza da baseball o una ginocchiata dove non batte il sole, so che andranno abbastanza bene.

(il senso del discorso del Presidente austriaco è che, per senso di solidarietà e per contrastare la montante islamofobia, toccherà ai governi occidentali chiedere un giorno a tutte le donne occidentali di indossare l'hijab. Con la stessa logica solidaristica, si potrebbe anche chiedere a tutti i maschi di alzare il culo al cielo 5 volte al giorno, sbattendo più volte la fronte per terra e salmodiando qualche gorgheggio. Poi non si lamentino però se, mentre loro salmodiano con il culo all'aria, le velate occidentali ne approfitteranno per quanche amorevole calcio sulle maschie terga, ad anticipo solidaristico di ogni e qualunque burqa passato, presente e futuro).

sabato 15 aprile 2017

Blob

Capita sempre più spesso che mi svegli in piena notte tormentata nel sonno da visioni sul futuro dell'umanità.
Stanotte mi tormentava la brutalità dei vaccini, quelli che ormai impazzano come tema quasi fosse un'altra partita di calcio.
Finiti quelli ai neonati, ci sono quelli agli adolescenti (Papilloma virus) e quelli agli anziani (anti-influenzali, anti-pneumococco).
Mi chiedevo che senso abbiano alcuni (tipo l'anti-pneumocco agli anziani) dato il facile reperimento di antibiotici: sparano nel corpo di un anziano un vaccino che ha più rischi di effetti collaterali di quanti ne abbia un paio di cicli di antibiotici: ha senso?
Per le case farmaceutiche di sicuro.

Un paio di sere fa è passata a far due chiacchiere un'amica. 
Mi raccontava del fratello, dipendente da più di 10 anni di un'industria veneziana (più di 100 dipendenti), con contratto a tempo indeterminato e vari benefit aziendali.
Il mese scorso, alzatosi dalla scrivania per andare in pausa pranzo, è intercettato dal responsabile risorse umane che gli consegna una lettera.
Lui la prende e fa per tornare alla scrivania per appoggiarla lì: la leggerà senz'altro quando torna da pranzo. 
Quello gli dice no, la devi leggere subito. Ok. Vado a pranzo e la leggo appena torno.
No, subito.
Apre la busta, e vi legge che è licenziato con effetto immediato.
Pensa a uno scherzo: è in ottimi rapporti con il titolare, con il quale ha scambiato poche battute appena il giorno prima, il suo lavoro è apprezzato al punto che spesso è il riferimento di superiori e colleghi quando ci sono  problemi da risolvere per i quali lui ha una certa predisposizione. E' uno scherzo.
Come "effetto immediato"? Finisco la giornata, non capisco, cosa ho fatto? Non c'é alcun senso, non capisco.
Subito, adesso, niente pausa pranzo. 
Ma finisco la giornata...
Ti abbiamo messo un paio di scatoloni sulla scrivania, raccogli le tue cose e una guardia ti accompagnerà all'uscita dopo che avrai restituito il pass.
Arriva a casa e dopo un'ora lo chiama un altro collega: licenziato con effetto immediato pure lui. Prima di sera scoprono che l'azienda in giornata ha licenziato una ventina di dipendenti, tutti con "effetto immediato": taglio del personale.
L'effetto immediato ha lo scopo di rendere impossibile ai licenziati di aver contatti immediati con altri colleghi, così che non si creano situazioni di possibili tensioni in azienda, dove tutto continua come sempre perché nessuno si accorge di ciò che sta succedendo.

Ovviamente il giorno dopo è andato da un avvocato, e nel giro di un mese ha transato con l'azienda varie indennità per un totale di circa 70 mila euro.
La sorella me lo racconta gongolante, "Ti rendi conto? 70 mila euro!!!".
Io non riuscivo a capire cosa ci fosse da gongolare: tenuto conto che fra stipendio, bonus e benefit vari, il fratello riusciva ad avere uno stipendio intorno ai 25mila€ l'anno, (nemmeno eccelso, ma dignitoso), le facevo presente che ha incassato l'equivalente di circa 3 anni di lavoro. E che una volta finiti quei 70 mila che a lei sembrano tanti, se non riesce a trovare un altro lavoro, rischia di trovarsi a dover ridurre di parecchio uno stile di vita che non è da Paperone.
Mentre io vedevo nel caso un tragico esempio della tragedia in corso, quella che in varie forme si sta abbattendo su chiunque non sia già stato sbattuto fuori dal Novecento per essere infilato a forza nel futuro da schiavo a vita per una scodella di minestra sotto costante ricatto, lei riusciva a vedere solo quei 70mila euro, come si trattasse di una vincita alla lotteria.
"Ma Ross, intanto ha già trovato un altro lavoro; come interinale, è vero, ma poi si vedrà, è bravo nel suo lavoro, impossibile che non trovi in tempi brevi qualcos'altro".
Lei vede il bicchiere mezzo pieno, io vedo il cinismo che avanza travolgendo certezze e triturando illusioni a velocità mai viste.

Una mia vicina ha 75 anni, e con una pensione di circa 700€ al mese, accudisce l'anziana madre che di anni ne ha 101.
Da qualche mese è costantemente a letto, un giorno sì e l'altro pure in bilico fra l'andare e il restare ancora un po'.
Avendo la figlia (75enne) una pensione e un assegno di accompagnamento per la madre, cumula troppo reddito per aver diritto ad essere aiutata nell'affito di un letto per lungo degenti, necessario.
Data anche la sua personale difficoltà a sollevare pesi (a 75 anni, ha i suoi acciacchi), per poter lavare e cambiare la mamma deve pagare un'infermiera che viene due volte al giorno, a 16€ l'ora: nessun diritto a rimborsi.
Deve ovviamente provvedersi di pannoloni e di tutto l'armamentario utile per detergere, nutrire, curare un'anziana a letto.
Nessun rimborso, ha un reddito troppo alto.
Paga l'affitto, le bollette, e più volte al giorno è costretta a correre in auto ora da un medico per una ricetta, ora in farmacia per un farmaco, poi a fare la spesa, ecc. 
Benzina che costa.
Quel reddito "alto" basta alla fine appena a non dover fare debiti per comprarsi il pane.

Intanto, leggo commenti di nuovi idioti che in rete sparano a zero sui vecchi e le loro schifose pensioni garantite mentre loro, i commentatori educati ad anemiche rivolte sociali via Facebook e Twitter, una pensione non la vedranno mai.
Anziché incazzarsi con chi gliele ha rubate prima ancora di iniziare a lavorare, si incazzano con chi alcuni diritti li ha conquistati a forza di ore di sciopero pur avendo famiglie a casa da mantenere.

L'altra sera, ho detto all'amica gongolante per i 70mila euretti che faticavo a capire come potessero lei e il fratello, entrambi sotto i 40, non incazzarsi pensando al futuro di merda che li attende. Come sia possibile che lei, che ha un bambino di 9 anni e quindi un futuro cui guardare per lui, non fosse preoccupata della vita che li aspetta, senza alcuna certezza di serenità economica, senza tutte quelle conquiste di civiltà che per me, che ho qualche anno di più, sembrano la base minima per immaginare una vita possibile.
"Tu hai memoria di un mondo che io ho solo sentito raccontare, che ricordo poco e male perché mi pare che sia sempre stato così come ora, più o meno; non riesco a pensare al mio futuro che fino a un certo punto. So che non avrò mai una pensione, so che devo pensare oggi a fare più soldi che posso perché già oggi pago quasi tutto ciò che serve a far crescere mio figlio. Contano solo i soldi perché so che se riesco e riuscirò a guadagnare, forse avrò la vita che sogno, mentre senza soldi non so nemmeno immaginarmi come si possa vivere...".

Di notte, quando mi sveglio tormentata da visioni del futuro che mi angosciano, ho la netta sensazione che a sconvolgermi non è forse tanto il futuro, sempre ipotetico, ma il sapere che il futuro è già qui, che è già iniziato e pare che pochi se ne siano accorti.
Di notte mi pare di sapere con assoluta certezza che questo futuro senza speranza per l'umanità, che non so accettare, sia assolutamente indifferente a quelli che lo dovranno vivere tutto fino in fondo.
E' la mia memoria del passato, di un altro mondo possibile che non è già più, ciò che mi sveglia, che mi tormenta, che mi fa sentire di notte una rabbia cieca che rischia di esplodermi dentro per impotenza peggio di una testata nucleare.
Ed è la mancanza di questa memoria di un altro mondo possibile, a rendere forse meno angosciante, più leggera, la vita di chi, come l'amica passata a far due chiacchiere l'altra sera, sente come già sua questa vita senza troppo futuro cui pensare.
Questa è già la sua realtà, in nulla simile a quella che io ricordo e senza la quale mi pare impossibile vivere.

Sono passata a salutare la mamma ultracentenaria della mia vicina, l'altro ieri: ha due immensi occhi azzurri, è ancora (non sempre) lucida, mi stringe la mano così forte che ho come la sensazione di conoscerla da sempre e che stringendoci le mani ci diciamo qualcosa.
Starei con lei ore, anche senza dire niente, come fossimo sorelle di un tempo che sta per finire, in qualche modo, per entrambe.
Ma lei è serena, sorride sempre, mi ricorda e mi dimentica nel giro di pochi minuti, però ogni volta mi dice:" Che bella signora", come se a distanza di pochi minuti mi vedesse ogni volta per la prima volta.
Mi consola più pensare al suo passato, che pur non immagino facile, che al mio futuro.
Già quello che è qui mi fa di notte rimpiangere di non avere anch'io 101 anni, così da aspettare con il sorriso e la mente vaga un mondo extraterreno che, va a capire perché, mi ostino a immaginare ancora come migliore di questo.

lunedì 10 aprile 2017

Schiavo d'amore

La mia idea di giornata perfetta: una giornata di sole primaverile, non troppo calda, da passare leggendo le ultime pagine di un romanzo di W. S. Maugham sulla sdraio, in terrazzo.

Una pausa qui e là, per distanziarmi da un passaggio coinvolgente sul quale prendermi un minuto per meditare, mentre tolgo qualche foglia secca dall'edera o lascio vagare lo sguardo sul prato e sul niente.

Ore senza tempo a seguire una trama che, come succede con certi buoni romanzieri, mi fa sentire bene con me stessa, come se ogni personaggio del libro non fosse che un lato di me che emerge dalle pagine per chiarirmi certe mie asperità, certi voli pindarici della mente o certe contraddizioni che di tanto in tanto in me riaffiorano.

Poi arriva sera, il romanzo è finito, e mi sento in pace.

venerdì 7 aprile 2017

Ebbasta!

Ebbasta, con 'sti Tir sulla folla!
Quando leggo 
"...Tutto è avvenuto sulla Drottninggatan, la “strada della regina”, cioè la strada pedonale più famosa e frequentata della città." 
più che la caccia al camionista terrorista, una si chiede perché non si sbattano in galera polizia urbana, vigili e sindaci della città dove avviene un attentato con camion, o no?
Ma possibile che con tutta la fuffa che ci sbrodolano addosso da mattina a sera, con tutte le telecamere e tutta la retorica e tutte le guardie armate che girano nelle città, un deficiente qualunque riesca ancora ad arrivare in una strada pedonale in centro città senza che nessuno lo veda e lo fermi prima?
Fossero seri, dovrebbero ormai fucilare sul posto qualunque camionista che non rispetti l'alt mentre sta entrando in centro "per sbaglio".
O sono polizia, vigili urbani, vigilantes e quant'altro, tutti puntualmente distratti?
Fosse, li sbatterei comunque tutti in galera per complicità nel massacro di innocenti.
Davvero, non sopporto più di leggere robaccia il cui scopo e senso pare puntualmente essere quello di terrorizzare i cittadini, più che quello di cacciare fantomatici terroristi i quali, anche fosse, vedi caso, sono proprio le autorità cittadine che dovrebbero garantire la sicurezza dal terrorismo a farli entrare in massa, garantendogli in p vitto, alloggio e argent de poche così che siano belli in forma, quando gli viene il ghiribizzo ed entrano in azione sterminando con Tir impazziti quei cittadini dalla cui mano hanno fin lì mangiato.
Sì, sono nera, nerissima...

mercoledì 5 aprile 2017

C'è di peggio che il cioccolato

Alle prese con un complicato cambio stagione, mi perdono a malavoglia qualche chilo imbarazzante ricordandomi che giorno verrà in cui inizierò a dimagrire, proseguendo senza scampo fino a che di me non resteranno che le ossa.
E arrivata a quel punto, seppur più lentamente, proseguirò sicura fino alla polvere...

Mi entrerebbero allora anche i jeans dei ventanni, ammesso che indossarli dopo essermi ridotta a un mucchietto d'ossa avesse ancora un senso.

Perché c'è questo: a me piacciono le ossa che sporgono, e però mi piace anche la parmiggiana di melanzane. 
Adoro entrare larga in una taglia 42, ma fatico a resistere a una zeppola con crema di pistacchio.
Vorrei a ogni primavera una silhouette impeccabile, ma non passa inverno senza che mi consenta la gioia innocente di un pasticcio di carciofi.

Temo si tratti della nota sindrome da occidentale dai costumi corrotti: aspiro all'ascesi ma, al dunque, vivo la rinuncia al cioccolato come il più imperdonabile dei peccati capitali.

Così, forte di una consapevolezza frutto di anni di frequentazione letteraria dei grandi mistici orientali e occidentali, i quali tutti predicano l'importanza di una morigerata via di mezzo per raggiungere la santità, mi rassicuro con una delle poche certezze che avrò mai: tutto passa, passeranno anche i pochi chili di troppo. 
Nulla è eterno, l'unica certezza nei tempi lunghi è l'impermanenza dell'adipe.

Oggi non è ieri e non è domani; e se l'unica vita possibile è oggi, che sia allietata, ove possibile, da un fumante piatto di lasagne, da un godurioso tramezzino alla polpa di granchio, o almeno da un paio di cioccolatini al gianduia di quando in quando.

Pazienza se poi in alcuni graziosi capi primaverili non entro più: che sarà mai, questo piccolo dolore inflitto alla mia vanità, di fronte alla certezza di una magrezza eterna in sæcula sæculorum?
Amen.

(Il bellissimo cadavere qui sopra è la prova che dalla vanità della magritudine non ci si salva ormai neanche dopo morti: l'opera/corpo è di Gunther Von Hagen al quale, se volete una garanzia di potervi conservare fichi in eterno, potete lasciare il vostro cadavere. Ve lo plastinerà così bene che il Giudizio Universale vi coglierà nella vostra forma migliore)