martedì 19 luglio 2016

Isole

Sul Fatto del 19 luglio  

“Erdogan sevizia oppositori
Alfano blocca reato tortura”

Italiani avvisati, mezzo salvati. Tanto per essere chiari: dopo Genova 2001, non era molto difficile capire la piega che i democratici paesi Nato e pure globalisti avrebbero preso.
Basta poi ascoltare il silenzio qui e là infarcito da mugugni e balbettii, per avere la certezza che Erdogan ai leaders europei fa si un po' schifo, fa sì un po' impressione, però solo a momenti.

Poi si ricordano che così come non è Erdogan in persona a fare il lavoro sporco, così non saranno mai loro a doverlo fisicamente fare. Hanno speso fior di quattrini per far fare studi di settore approfonditi alla ciurma specializzata in torture democratiche, no?

Sono in un'isola della Croazia, e sto meditando di chiedere asilo politico al mio ospite: s'é tirato su una casetta con quattro pietre, di mattina va fuori a pescare il pesce che poi si cucina la sera. Dietro casa ha pomodori, melanzane, un albero di prugne e uno di fichi.

Barattando fichi, prugne e pomodori con uova e formaggio, si può vivere con niente.

In più, le isole hanno questo di bello, compresa quella dove sto: sono rifugi perfetti contro i pirati, di qualunque razza siano.

C'é in alto, salendo un ripido sentiero che porta in cima a un colle dove sta una chiesetta spartana e antica, un gruppetto di 4/5 case di pietra, ormai abbandonate. E la storia racconta che qui si rifugiarono i locali antenati del mio attuale ospite per resistere ai veneziani, un bel po' di anni fa.

Capre che danno latte e formaggio consentono di resistere a lungo.

I torturatori che l'Unione Europea e la Nato non aggrediscono militarmente per riportarli alla democrazia sono la dimostrazione che i dittatori veri l'UE li salva, gli fa la guerra solo se non spartiscono il bottino.

I pirati erano più trasparenti nelle loro politiche di "integrazione".

Meglio le isole, in qualunque senso.

 


venerdì 15 luglio 2016

Scimmie

"...Chinyere racconta un’altra verità, sostiene il Corriere della Sera: è stato Emmanuel Chidi Namd a vibrare il paletto stradale contro Amedeo Mancini, e non il contrario. Lo avrebbe sostenuto durante il secondo interrogatorio la vedova del 35enne nigeriano ucciso a Fermo. Ma la Procura della città marchigiana smentisce e lo stesso fa il legale di Chinyere, Letizia Astorri: “Non ha ritrattato, né ha cambiato la sua versione dei fatti”. Secondo il Corriere, la 24enne ha raccontato che nel corso della colluttazione è stato il suo compagno a sollevare da terra il segnale stradale e a scagliarlo contro l’ultrà che lo aveva insultato, provocandone la caduta a terra. Una circostanza confermata da altri testimoni..."
Non ho ancora letto la notizia, che dovrebbe essere conseguente a quanto sopra riportato: qualcuno si è scusato con gli italiani trattati da ignoranti razzisti da media e istituzioni per ben 7 giorni?

Non la mentitrice alle Istituzioni che si sono bevute le sue balle, che per quanto Istituzioni da vaudeville rimangono pur sempre rappresentanti del Paese intero.
Non le Istituzioni agli italiani tutti, trattati da queste quali popolo ignorante e razzista da perfino rieducare con apposite commissioni.
Non il prete e nemmeno il Papa ai fedeli cristiani, cui insegnano di "Non dir falsa testimonianza", per aver difeso come verità inconfutabile le palle lacrimose della pia vedova, mai realmente sposata per via di generalità supposte, contro la verità testimoniata fin da subito da cittadini presenti al fatto.

Finirà che dovremo ancora scusarci noi con tutti loro e poi, sempre chinandoci proni a 90°, ringraziare pure per non averne ancora presi abbastanza, di sermoni.

E noi, scimmie, ci perdiamo a toglierci le pulci l'un l'altro ma tenendo sempre il culo ben in vista, così che sia sempre pronto all'uso senza che si debbano chiedere permessi né siano dovuti graziamenti per la pazienza più che dimostrata, né scuse per l'ennesima scudisciata dei domatori da circo.

mercoledì 6 luglio 2016

Fanta-turismo

Siete ancora lì a fare battaglie contro le Grandi Navi? 
O contro l'allargamento di un aeroporto che già com'è vi fa decollare gli aerei dalla piazza sulla testa? 
Vi preoccupa un'aggiunta di tratto autostradale senza il quale, vi dicono, il progresso e l'economia sono condannati a stare fermi? 
Difendete oasi e boschetti dall'ultimo progetto il cui fine è attrarre il nuovo flagello di dio, cioè quel turismo di massa che pare oggi giustificare ogni colata di cemento proprio sulle bellezze artistiche che il turismo dovrebbe attrarre?

Be', siete antichi, superati, lavorate di retroguardia e siete destinati, come le famose gazzelle, a correre sempre più veloci per non farvi mangiare dai leoni del gran business turistico prossimo venturo.

Perché l'ultima, mentre voi state a dannarvi per i mostri naviganti che passano in Laguna mettendo a rischio fondali e rive, é che c'é chi pensa ad ampliare l'offerta turistica fino ai confini delle galassie e progetta, già ora, la costruzione di uno spazioporto dal quale imbarcare i turisti del futuro verso Giove, la Luna, Saturno o fate voi, ché l'Universo è praticamente infinito e per trequarti ancora tutto meta turistica da valorizzare, cioè da vendere a pacchetto.
Finito che avranno di trasportare le masse di truppe sudate che oggi vagano fra una mega nave e uno sfiancante tour per le città d'arte ormai lordate come fogne a cielo aperto, i turisti del futuro verranno stipati all'ingrosso su navicelle spaziali e trasportati a farsi selfie con lo sfondo naturale di Venere o di Mercurio, per soggiorni in marziane suite de luxe o carovane last minute ma all inclusive per quello che diventerà il Grand Tour dell'Universo.


Lo capite vero, che per restare vivi bisogna provvedere non tanto a fermare i più disgraziati progetti, ma proprio a rendere inoffensivi, afasici e impediti a qualunque progettazione, i progettisti dello spostamento di masse su e giù per il mondo?

La categoria umana più dannosa che la Terra abbia mai prodotto, fuffologi che non sapendo come va zappata la terra per ricavarne pane e insalata, si inventano ora un'app ora un tour, tutti integralmente social-addicted e pronti a sostenere qualunque delirio alla voce turismo pur di giustificare una loro passione, più che legittima, per il viaggiare, volendone fare un business per dirsi di fare qualcosa, fosse pure uno spazioporto intergalattico con pernottamenti nel luxury hotel spaziale.
Così tutti avanti e indietro, su e giù da navicelle e aerei, da treni e gondole, da barchini o navi monstre: basta muoverli per far soldi.
Stanno creando più danni all'ambiente questi figuri di quelli provocati da qualunque Niño, Niña, scia chimica o tsunami con brivido atomico. 
Peggio degli Unni, dove passa grazie a loro la massa turistica, resta solo il deserto.

Mai, come negli ultimi anni, ho capito quanto mi siano sempre più preziosi i viaggiatori dell'anima, quelle quiete e silenziose persone che circumnavigano la vita senza mai muoversi più lontano del perimetro del proprio orto o del proprio giardino.
Quelle sapienti persone per le quali viaggiare è a volte spostarsi, ma mai in truppa e mai tanto per fare qualcosa da raccontare poi via Facebook.

I turisti, invece, quelli iniziano a starmi tutti equamente e indistintamente sulle scatole, più di ogni altro quelli ignorantiti i quali, pur di farsi una settimana oggi alle Seycelles e domani l'all inclusive Tour dell'Universo, sono disposti a fare debiti da ripagare poi con il resto della loro vita lasciando a noi, in cambio, una colata di cemento al giorno al posto di migliaia di alberi secolari tagliatiper fargli lo spazioporto .

sabato 2 luglio 2016

De Gustibus...

E se fosse solo una questione di gusti?
Dato che al precedente post sulla Cavalcade si insiste a contrapporre una presunzione di invidia al mio dichiarato disgusto per i ferraristi della domenica, mi sono tornate in mente le divertenti classifiche di Nick Hornby. Qualcuno se le ricorda? 
Se no, è un'ottima ragione per leggere Alta Fedeltà, ché nella calura estiva due risate sugli ex adolescenti che fummo, rinfrescano...
Mi chiedevo insomma, quali risposte darebbero i rari commentatori di questo blog alle dieci domande che seguono (attenzione: è un gioco, non il Giudizio Universale su chi va in Paradiso grazie ai suoi gusti...)

1.  Il miglior orologio

2. La bicicletta più bella

3. La pizza più buona (come tipo di pizza, non dove la fanno)

4. Dolce preferito

5. Primo piatto preferito

6. Mare sì, ma quale? (inteso come dove...)

7. La città dove è (o sarebbe) più bello vivere (vale anche l'estero)

8.  La canzone che non si può non amare (o il pezzo di classica senza cui non si può vivere)

9.  L'uomo politico di cui oggi avremmo bisogno (va bene anche se non era un politico, basta che sia noto ai più)

10. L'opera d'arte che vorrei nel mio salotto 

Le mie risposte:

1. Patek Philippe - Reverse

2. La mia, una semplice bici nera (con cestino d'ordinanza) comprata qualche anno fa al Decathlon

3. Con melanzane, e tanto pomodoro

4. Crostata di mandorle

5. Rigatoni ai carciofi

6. Sardegna, in subordine Dalmazia

7. Trieste, in subordine Trau (Trogir, Croazia)

8. Whish You Were Here (Pink Floyd)

9. Winston Churchill

10. Ophelia (J. E. Millais)

Per dire a come mi riducono quelli che non si rassegnano al fatto che le Ferrari proprio non mi piacciono, giusto se me ne regalate una così che vendendola ci faccio di che vivere di qui all'eternità...

domenica 26 giugno 2016

That's Cavalcade!

Tornando da un innocente caffè al bar, che nella mia attuale condizione monetaria equivale a un super lusso, si chiacchierava di Brexit, di Merkel, di Renzi, ecc.
Solite cose.
E mentre si ciarlava di questi problemoni europei, planetari ed esistenziali, ci è arrivata all'improvviso alle spalle la Ferrari Cavalcade.
E' stato un attimo, una straniante frazione di secondo che mi ha precipitata di botto in uno stato di stordimento.
Un'idiota mi son sentita, fatta e finita.
Avete un'idea di cosa siano 100 Ferrari messe in fila che ti sfrecciano davanti?

Facendo una media spicciola di 250mila euro l'una, in meno di un quarto d'ora ho visto un paio di decine di milioni di euro passarmi sotto al naso (100 milioni in realtà, il valore del parco macchine dichiarato dalla Ferrari). 
Non finivano mai, mai.
Una povera donna sta a trastullarsi sui massimi sistemi contenta di un caffè al bar la domenica, e finisce a chiedersi a cosa servirà mai un'auto con 690 cavalli di potenza e un costo (Ferrari Testa Rossa 599 GTO) di ben 320mila euro. Auto che neanche a guidarla di notte in autostrada, si ha modo di portare a raggiungere effettivamente i 335 km/h dichiarati.


Scopro poi che la Ferrari organizza queste "cavalcate" con un duplice scopo: far fare dei giretti collettivi "...that combines history, culture and art, through the most charming surroundings of the Venetian Lagoon" all'esclusivo club dell'altrimenti inutilizzato giocattolo.
E far vedere l'altrimenti inutilizzato giocattolo a dei poveretti che vi sbavano inutilmente sopra.
A questa banda di gigioni con la Testa Rossa si piegano i Comuni, la polizia municipale che prontamente blocca piazze e la polizia stradale che li scorta e limita il traffico sulle provinciali così che poi gli altri, i "ferraristi" a piedi e in processione, vadano ad accarezzarne nelle piazze la rovente lamiera solo per farsi il selfie di rito che non si sa nemmeno questo a cosa mai potrà servire. 

Seriamente, a voi competenti giuristi e raffinati geostrateghi che di alta politica ragionate tutto il dì: pensate che a questi cento in "cavalcata" freghi forse qualcosa del Brexit, della Merkel o del Ttip?
Volendo, questi la Merkel se la pappano per cena stasera e a colazione, domani mattina, dovessero avere ancora un po' di languorino, si fanno servire pure un brasatino di Juncker con contorno di Tusk e una coppetta ghiacciata di Nuland.

E se a chi ha passatempi da centinaia di migliaia di euro non importa un fico secco del Brexit o di chi in politica fa cosa, perché diavolo dovrebbe importare qualcosa a me che giro con un'auto di terza mano?

La vera ricchezza, mi dico per consolarmi della mia inutile tendenza a far ragionamenti senza capo né coda, si trova ai due estremi: o hai accumulato così tanto denaro da non riuscire a scialacquarlo neanche comprandoti tanti di questi inutili robini rossi da esibizione. 
Oppure, all'opposto, non avendo talmente più un euro da non costituire più un problema il sapere il costo di qualunque cosa.
E io, perdonate la sfacciataggine con cui ve ne informo, appartengo ai fortunati ricchi della seconda serie: perfino la biciletta potrei ipotecarmi senza fare un plissè.
 P.S. 27.06.2016
A proposito di Cavalcade, ecco come un Comune veste la città in onore dei new red riders