martedì 26 aprile 2016

"la parte giusta della storia"

Pronunciata questa volta da Obama e riferita alle politiche sull'immigrazione di Frau Merkel, la frasetta inizia a somigliare a un mantra dal significato reale occulto ai più, come già T.I.N.A, decisamente superato dalla realtà dell'attuale Unione Europea.
Non entro nemmeno nel merito della frasetta ormai rifilata a qualunque leader non sia allineato alla politica di Washington, visto che se c'é qualcuno che non può dare lezioni a nessuno sull'accoglienza ai migranti è l'America dalla barriera armata ed elettrificata ai confini fra Messico e Stati Uniti.
Soprattutto ricordando che i migranti che bussano alle porte dell'Unione Europea sono poi in bassissima percentuali iracheni, siriani o libici, come tutti ci raccontano.
La maggior parte di questi provengono infatti da paesi come l'Eritrea, il Mali, la Somalia, la Nigeria, sono cioè migranti economici, non profughi di guerra.
Senza contare indiani, bengalesi, ecc., che se pur in numero minore sono tuttavia presenti in parecchie strutture di accoglienza italiane e, immagino, europee.
Non voglio entrare nemmeno nel merito della questione se sia giusto o meno accogliere comunque e sempre persone che arrivano da zone povere del mondo in cerca di una speranza di vita migliore, poiché penso siano loro stessi vittime di illusorie promesse che li spingono a viaggi disperati per raggiungere paesi che si aspettano li accolgano a braccia e borsellini aperti, finendo invece per rimanere incastrati ospiti in centri di raccolta nei quali vivono vite da lager che certo non li fa né più ricchi né più felici di quanto fossero a casa loro.

Ciò che mi chiedo è invece perché mai, quando si parla di migranti i media li presentino sempre come siriani, iracheni, libici che arrivano da "martoriate zone di guerra", quando basta una rapida osservazione dei tratti somatici dei migranti, per sapere che per la maggior parte di loro non è così.

Soprattutto mi chiedo perché.
Perché accogliamo migranti economici che arrivano in massima parte dalla Nigeria, dall'Eritrea, dal Mali, dalla Somalia, dal Senegal, in un'Unione Europea che grazie alle politiche austeritarie si è già auto-prodotta milioni di disoccupati endogeni?
Secondo Eurostat, non secondo me.
L'Europa della Merkel che, secondo l'Obama, sta "dalla parte giusta della storia" aveva nella Ue a 28, a marzo 2015, ben 23,748 milioni di disoccupati, di cui 18,105 milioni nella zona euro.

Finché non sarà affrontato e chiarito il reale motivo di questa anomala e sospetta accoglienza di migliaia di disoccupati provenienti da altre aree del mondo, in un'Unione Europea che non riesce a provvedere degnamente nemmeno ai propri milioni di disoccupati, qualunque ragionamento sull'accoglienza rimarrà viziato da una incomprensibile opacità sugli obiettivi che giustificherebbero ogni tentativo di respingimento. 
Trovo poi perverso che si faccia la morale ai milioni di cittadini europei già in difficoltà nel mettere insieme il pranzo con la cena.
Tanto meno sono giustificabili moralismi sull'intolleranza ai migranti economici da parte degli italiani disoccupati, la maggior parte dei quali si trova ad avere oggi meno diritti di quelli concessi ai migranti: a quelli vitto, alloggio, e un paio di euro al giorno in tasca al giorno. Ai disoccupati italiani, il dibattersi nell'angoscia di dover, pur in assenza di reddito e spesso senza alcun diritto a un misero assegno di disoccupazione, sostenere comunque, e non si capisce come, spese di vitto, alloggio, bollette e magari mutuo casa e tasse varie, pena il perdere tutto e ritrovarsi poi a mendicare un pasto caldo alla Caritas contendosi tale diritto ad accedervi con quei poveri emigrati i quali, magari sbarcati in Italia anni fa, oggi si ritrovano disoccupati senza italiani e senza essere mai stati davvero integrati, nonostante abbiano però versato per anni regolari tasse e contributi.
Questa assenza di trasperenza sui fini dell'accoglienza a migrazioni incomprensibili ai più, rischia di diventare ingestibile non per una facile questione di razzismo, come a qualcuno piace semplificare, ma per un più serio sospetto di intenti di ingegneria sociale decisa dai leader dalle frasette criptiche ma fatta pagare a chi già non ha più nulla eppure viene ancora chiamato ancora e sempre a dare.
Sostenuti, i leader dalle frasette criptiche, da chi ancora in questo paese ha qualcosa e si permette per questo di dare facili lezioncini umanitarie, magari spuntando in cambio una paghetta mafioso-cooperativa, come Buzzi e altri insegnano. 
La "parte giusta della storia" è per me solo e solo una: quella della trasparenza degli obiettivi di questa accoglienza di migranti economici in un'Europa dai milioni di disoccupati e della aperta decodificazione per le masse delle livorose frasette mantra pronunciate a sentenza dai grandi Nobel per la pace che governano un paese specializzato nel promuovere guerre in casa altrui.

Il Bene che mi manca

venerdì 15 aprile 2016

Referendum: Voto Magari...


Andrò a votare perché credo al numero valido per il quorum.
Ci vado anche perché periodicamente a qualcuno viene l'idea malsana che i referendum non servano, "tanto la gente non li va a votare e costano un sacco di soldi", e non vorrei li eliminassero dal menu diritti civili (non mi fido dei governi pidocchiosi, faccio male?).

Perché poi, quando a votare un referendum ci si va in massa, come all'ultimo per l'acqua pubblica, fingono puntualmente che non ci sia stato, per cui è bene ricordar loro che ci siamo, siamo vivi e ci ricordiamo tutti i tradimenti, uno per uno.

Infine vado a votare perché voglio allenarmi in vista di quello che ci aspetta a ottobre, sulla riforma Costituzionale.
E lì, vorrei saperci tutti ben allenati, così che gli allegri riformisti un tanto al chilo fossero bastonati a sangue dall'intero paese.
Quindi domenica 17 aprile vado a votare. 

Ma non voterò Sì e non voterò No.
Voterò un forse, un magari, forse un Vaffa...
Così, tanto per battere un colpo a vuoto.

Perché non voterò né Sì né No?
Perché partita da un Sì iniziale convinto, ho poi capito che non avevo capito niente.
Ero rimasta che si votava contro trivella selvaggia e invece poi scopro, quasi all'ultimo momento utile, che è in ballo una storia sulle concessioni esistenti e sui rinnovi di tali concessioni sulle quali, le 9 Regioni che sostengono il referendum, hanno qualche interesse di bottega da reclamare allo Stato.
Interesse lecito e forse anche condivisibile, sia chiaro, ma perché non fare allora una campagna referendaria chiarendo bene qual è il quesito su cui i cittadini sono chiamati a dire la loro?
Ecco, mi urta che chi sostiene il Sì non sia stato più chiaro e trasparente facendo una buona informazione, ché già ci sono quelli per i quali votare non serve, quelli per cui è legittimo astenersi, quelli che è una bufala...
Insomma, non mi piace chi si limita a gridarmi negli orecchi Vota Sì ma non si sforza abbastanza per farmi capire meglio il perché, del Sì.
Mi pare la degna controparte di quello che mi dice che è una bufala sperando che non vada a votare.
Dire "è una bufala" non è informazione.
Dire Vota Sì non è informazione.

A chiarirmi le idee è stata la lettura di questo pezzo, che consiglio di leggere a chi voglia farsi un'idea su cosa votare.
E' un'accurata analisi delle ragioni del Sì, quelle del No e una esposizione ragionata delle diverse opinioni a sostegno dell'una e dell'altra parte. Il tutto senza lesinare dettagli utili e chiarendo a chi conviene cosa e per quale ragione.
Vedete voi...

Come dicevo, a votare ci vado comunque: ci si conta, si parteggia per il quorum, si socializza ai seggi, ci si allena per fare lo strike a ottobre.

Poi uno vota come gli pare, decide da sé dove mettere la crocetta.
Tanto lunedì saranno cazzate a nastro 24h24 comunque vada, lo sapete: interminabili dirette Tv per chi ha tempo da perdere ed è stufo di grattarsi where we all know...

P. S. Un pezzo di Moni Ovadia che dice, molto meglio di me, perché ai referendum chi si sente ancora un cittadino dovrebbe sempre andare a votare... 
Anche se non sa cosa votare, anche se, come in questa occasione, di trivelle non ne capisce un tubo...
E' l'unico momento in cui (ancora) un cittadino è chiamato a dire la sua.
Dite un Vaffa...ma andate a votare!  

P. P. S.
Poi, già che c'ero, perché non votare Sì? Metti che non serva a nulla, non è di per sé bello poter fare un dispettino a Napo&Mr.Rignano? 

martedì 12 aprile 2016

L'intelligenza dei super ricchi

Poco fa sono incappata sulla notizia che Soros, quello che Wikipedia presenta come l'uomo "...diventato famoso con un'operazione di speculazione finanziaria che ha costretto la Banca d'Inghilterra a svalutare la sterlina facendogli guadagnare una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari", ritiene che l'Unione Europea debba sborsare fino a 30 miliardi di euro l'anno da destinare all'accoglienza di almeno 500 mila migranti l'anno. 
Diversamente, pare, il rischio di un collasso dell'Unione costerà molto di più.
Per reperire tali somme, a suo avviso solo apparentemente enormi, basterebbe aumentare l'Iva in tutti i 26 paesi dell'Unione Europea.
Robetta, insomma.
Eppure il genio della speculazione finanziaria, quello che ha messo in ginocchio la Banca d'Inghilterra, pontifica con tali inopportuni consigli sulla facile soluzione al problema dell'immigrazione (e pure a quello della stabilità di Schengen), come stesse dicendo qualcosa che significa altro da quello che dice ma cosa non si sa.
Posso forse pensare che sia meno intelligente di come viene considerato da chi lo intervista? 
Se cade Schengen, per via del probema immigrazione, rischia di crollare l'Europa: una roba così deve averla studiata di notte per arrivarci, no?
Mica come noi mortali che niente, la mettiamo sempre giù con gli "opposti estremismi": da una parte l'accoglienza che finisce sempre alla Buzzi; dall'altra il rifiorir di frontiere e muri che ormai Orban pare un preveggente, se pur sempre nazista.
Dopo un breve momento in cui mi sono detta che "chissenefrega di Schengen e dell'Unione Europea, visto come sto messa io, cioè molto ma molto più tragicamente degli immigrati ospiti dell'hotel pochi metri qui a fianco", m'é scattata la sindrome da criceto pavloviano: ma i ricchi sono per forza anche intelligenti?
Com'é che i più grandi speculatori, i più grassi banchieri, i più mirabolanti padroni di corporation che maneggiano miliardi su miliardi, investono ormai tutti in opere pie ma non c'é verso che se ne portino a casa non dico tutti, ma fosse anche un centinaio a testa, un paio di centinaia, visto che economicamente non costerebbero più di quanto dicono di donare al "sociale"?
Forse perché è certo come la morte che dalle "donazioni" alle loro "fondazioni" trovano sempre il modo di trarne benefici economici spacciandoli per beneficenza?

Non sarà per la vecchia solita storia che i poveri tendono a rispettare non i ricchi, davanti ai quali si inchinano per un automatismo ormai genetico, ma i loro soldi; per cui quelli si convincono che far soldi è per forza dei fatti intelligenza superiore, confermata ulteriormente dall'altro fatto che nessuno, mai, li colpisce nelle tasche perché sono loro, fatti i soldi, a condizionare le leggi sul prelievo dalle tasche, e non viceversa?
E da quali tasche li si devono prelevare i denari per gestire i poveri migranti? Ma da quelle dei poveri fessi europei che dovendo comprare tutto per vivere pagano tutti obbligatoriamente l'Iva.
Figo no?
Insomma, stabilito che oltre una certa quota la ricchezza domina davvero il mondo, di che diavolo blaterano questi loschi intelligenti figuri mentre danno consigli su come prelevarci altro pane dalla bocca passando per buoni nonché super intelligenti?

Pagano migliaia di servi, per sembrare super intelligenti.
Partendo da un primo incarichino in qualche banca, evolvono presto in direzione edge fund grazie ai quali, fatti i soldi aumentando povertà, diventano maître à penser la cui opinione detta la linea politica sulla gestione della povertà all'intero globo terracqueo.
Così tutti in fregola, tutti dietro, tutti a intervistarli, tutti a studiarli e a imitarli di soppiatto sperando di catturare di risulta un barlume di quella perfidia che ha consentito loro di fare la valanga immensa di soldi che hanno e quel potere che decide le sorti di tutti. Me compresa, voi compresi, ché la via del denaro crea catene di Sant'Antonio dentro le quali tutti giochiamo una inconsapevole parte.
Poi ci sono i servi volontari, i vanesi funzionali al potere, l'interfaccia grafica che ci fa vedere del potere quel che serve ma del suo denaro nulla si sa, se non che basta a spostare confini e a far cambiare rotta al mondo.
Ce ne fosse uno di questi servi che, intervistando questo personaggio, questo super emigrato diventato maître à penser, gli chiedesse una volta:
" Mr. Soros, lei ha più di una 30a di miliardi l'anno, perché non ospita ogni anno 500 mila migranti così che finisca questa barbarie insopportabile di traffico degli umani ridotti a galline da batteria portati su e giù per mari e confini finché morte non li separi?"
No.
Ci facciamo dare lezioncine su come aumentare l'Iva nei 26 paesi dell'Unione così da ricavare 30 miliardi di euro per accogliere degnamente almeno 500mila migranti all'anno in Europa.

Ci voleva lui, il genio della finanza che ha messo in ginocchio la Banca d'Inghilterra per suggerirci l'aumento dell'Iva.
Forse è preoccupato non tanto per Schengen, quanto forse per dei suoi investimenti nei paesi Schengen che teme si volatilizzino se si alzano i muri.
Questi speculatori si stanno mangiando l'intelligenza del mondo a furia di fuffa mediaticamente sponsorizzata.
Almeno tacessero, mi dico.
Niente, devono difendere il capitale investito, quindi farsi intervistare, metter su società di apparente beneficienza ed esportazione di democrazie per essere appetibili ai pirla cuore in mano e fantasia oltre l'ostacolo che porteranno loro ancora denaro.
Perché ti viene, quel maledetto sospetto che abbiano investimenti anche nelle ong, nelle onlus, nelle cooperative, nelle associazioni più variegate per gli affari delle quali si preoccupano perché si aspettano incassi dalla gestione umana dei migranti. Il tutto contando sulla generosità spesso ottusa dei volontari a gratis e sulla remissività dei percettori di paghe miserabili di lavoratori associati a ong che mica lavorano gratis (no profit non vuol dire senza paga, e che non facciano profitto le onlus non significa che a fare profitto non possa essere chi le finanzia e le sostiene con donazioni e gagliardetti).

Ma ditemi voi: posso forse pensare che uno che ha spillato 1.1 miliardi di sterline da una speculazione sulla Banca d'Inghilterra, sia un buono che si pre-occupa dei migranti per generosità e alto senso umanitario?
Naaa...
L'intelligenza del ricco Soros è per me decisamente sopravvalutata perché a senso unico ma perdìo, c'é forse intelligenza più pericolosa, per quanto minima, di quella che specula sulle illusioni umanitarie altrui?

martedì 5 aprile 2016

La pelle

Non so quale sia più difficile, se il mestiere del vinto o quello del vincitore. Ma una cosa so certamente, che il valore umano dei vinti è superiore a quello dei vincitori. Tutto il mio cristianesimo è in questa certezza, che ho tentato di comunicare agli altri nel mio libro La pelle, e che molti, senza dubbio per eccesso di orgoglio, di stupida vanagloria, non hanno capito, o han preferito rifiutare, per la tranquillità della loro coscienza.
In questi ultimi anni, ho viaggiato, spesso, e a lungo, nei paesi dei vincitori e in quelli dei vinti, ma dove mi trovo meglio, è tra i vinti. Non perché mi piaccia assistere allo spettacolo della miseria altrui, e dell'umiliazione, ma perché l'uomo è tollerabile, accettabile, soltanto nella miseria e nell'umiliazione. L'uomo nella fortuna, l'uomo seduto sul trono del suo orgoglio, della sua potenza, della sua felicità, l'uomo vestito dei suoi orpelli e della sua insolenza di vincitore, l'uomo seduto sul Campidoglio, per usare un'immagine classica, è uno spettacolo ripugnante.
Dai Documenti autobiografici
La pelle, di Curzio Malaparte - Pag. 311 - Ed. La Biblioteca di Repubblica

Non so se condivido "ripugnante".
Di sicuro l'uomo "seduto sul trono del suo orgoglio, della sua potenza, della sua felicità", ha come una ridondanza di sé che non sa modulare né trattenere, così che quel di più gli trabocca finendo per difettargli proprio là dove si compiace fingendo di schernirsi.
Dal tempo di cui scrive Malaparte a oggi, le cose sono se mai andate ancora più marcendo.
Perché lì, almeno, ancora l'uomo di potere, l'uomo nella fortuna seduto sul trono del suo orgoglio, nel misurarsi con il vinto si premurava di mitigare la propria volgarità con una patina di buona educazione, che la diversa condizione gli imponeva insieme all'abito.
Oggi la volgarità senza filtri è invece il tratto più esibito del vincitore. 
L'industria della comunicazione poi, uno dei gentili doni arrivati a noi con la "liberazione", ha stanato la merda fino a convincere chiunque che sia l'esibirsi senza veli, la misura del proprio orgoglio, della propria felicità.
Perfino la miseria dei vinti è ormai priva di qualunque nobiltà, tradita com'é dall'illusione di contare qualcosa grazie a un selfie o valutando come fosse moneta sonante quei like su Facebook che gonfiano le straripanti tasche del pataccaro zuckercoso d'oltre oceano. 

Prima della liberazione, avevamo lottato e sofferto per non morire.
C'é una profonda differenza tra la lotta per non morire, e la lotta per vivere. Gli uomini che lottano per non morire serbano la loro dignità, la difendono gelosamente, tutti, uomini, donne, bambini, con ostinazione feroce. Gli uomini non piegavano la fronte. Fuggivano sulle montagne, nei boschi, vivevano nelle caverne, lottavano come lupi contro gli invasori. Lottavano per non morire. Era una lotta nobile, dignitosa, leale. Le donne non buttavano il loro corpo sul mercato nero per comprarsi il rossetto per le labbra, le calze di seta, le sigarette, o il pane. Soffrivano la fame, ma non si vendevano. Non vendevano i loro uomini al nemico. Preferivano vedere i propri figli morir di fame, piuttosto che vendersi, piuttosto che vendere i propri uomini. Soltanto le prostitute si vendevano al nemico. I popoli d'Europa, prima della liberazione, soffrivano con meravigliosa dignità. [...] Ma dopo la liberazione gli uomini avevano dovuto lottare per vivere. E' una cosa umiliante, orribile, è una necessità vergognosa, lottare per vivere. Soltanto per vivere. Soltanto per salvare la propria pelle. Non è più lotta contro la schiavitù, la lotta per la libertà, per la dignità umana, per l'onore. E' la lotta contro la fame. [...] Quando gli uomini lottano per vivere, tutto, anche un barattolo vuoto, una cicca, una scorza d'arancia, una crosta di pane secco raccattata nelle immondizie, un osso spolpato, tutto ha per loro un valore enorme, decisivo. Gli uomini son capaci di qualunque vigliaccheria, per vivere: di tutte le infamie, di tutti i delitti, per vivere. [...] Quel popolo che nelle strade faceva commercio di se stesso, del proprio onore, del proprio corpo, e della carne dei propri figli; poteva mai essere lo stesso popolo che pochi giorni innanzi, in quelle stesse strade, aveva dato così grandi e così orribili prove di coraggio e di furore contro i tedeschi?