domenica 26 luglio 2015

Aridaje! Un'altra botta bad

Visto il successo della serie fotografica abbotabad con compound e morto che scompare in mare, ci riprovano con il sequel fotografico "Dove stavano tutti mentre cadevano le Torri?".
Nel "bunker" della Casa Bianca, ci dicono i quotidiani di oggi pubblicando ben 48 foto "inedite" che ci mostrano G.W. Bush insieme a Condoleeza Rice (Consigliere per la Sicurezza) e a Dick Cheney (Vicepresidente) più altri. 
Tutti con la faccia ohmiodiochespavento! a guardare alla Tv le Torri Gemelle mentre sfracellano al suolo.
Oh, ma sono spaventati e si agitano e telefonano...
No, dico: sono il Vicepresidente e il Consigliere per la Sicurezza, mica due impiegatucci del reparto fotocopie della Casa Bianca, eh? 

E comunque: ma G.W. Bush, non stava in quei momenti in una scuola elementare di Sarasota, Florida? Questo almeno ricordavo dire la minuziosa ricostruzione di William Langley pubblicata il 16 dicembre 2001 su The Telegraph (qui un interessante commento al pezzo del Telegraph)
Su youtube, poi, si trova perfino una video intervista nella quale lo stesso Bush afferma che quel giorno era nella scuola di Sarasota quando venne informato di quanto stava accadendo a New York.
Che senso ha dunque oggi la pubblicazione di queste foto? (e chi le ha pubblicate oggi, cioè tutti i quotidiani o quasi, non ha fatto una minima verifica, prima di sparare cazzate sul Presidente Bush che guarda la diretta dell'evento alla tv con i suoi, perché tanto le sparano tutti perché io no? Testo uguale per tutti, della serie che bello fare copia/incolla)

O vorrebbero forse suggerirci che negli stessi minuti G.W.Bush stava in Florida ma "anche" in un bunker della Casa Bianca insieme a Condy e Dick?
Va be' che essere Presidente degli Stati Uniti è quasi come essere Dio, ma che G.W. Bush abbia il dono dell'ubiquità mi pare esagerato anche solo pensarlo.

Queste foto cambiano (vorrebbero cambiare), a distanza di 14 anni, fatti già dati per acquisiti e stranoti.
Non credibili sono in particolare le foto dove compare G.W.Bush (21, 24, 30, 31, 32, 33),
per due fatti (riportati anche nel pezzo di Langley linkato sopra):

1. secondo la ricostruzione il Presidente Bush, dopo aver rilasciato una prima veloce dichiarazione alla tv da Sarasota, dove si trovava, venne caricato di peso alle 9.57 nell'Air Force One e, su suggerimento di Cheney, con il quale era in contatto telefonico, trasportato per ragioni di sicurezza, e dopo parecchi giri "in tondo", secondo quanto riportato dai reporter con lui a bordo, nella base militare di Barksdale, vicino a Shreveport, Louisiana, dove arrivò alle 11.45 (parecchi giri in tondo, viste le 2 ore di volo).

2. La Casa Bianca fu completamente evacuata alle 9.45 (prima che Bush venisse caricato sull'Air Force One a Sarasota) perché si temeva potesse essere uno degli obiettivi di quella che in quei primi momenti veniva ritenuta un'azione di guerra.

Che senso avrebbe poi, dando credito a queste foto, che persone con incarichi di Vicepresidente (Cheney) o Consigliere per la Sicurezza (Rice), se ne stiano a guardare, per quanto inorriditi, ciò che succede alla tv quando il mondo gli sta per crollare addosso?
Immagino siano stati momenti ben più drammatici e concitati di quelli ritratti nelle foto: gente seduta a osservare "qualcosa", facce stralunate ma non è chiaro perché (che stiano guardando alla tv le Torri che crollano ce lo dicono i quotidiani). 
L'unica foto dove si vede effettivamente Cheney davanti a una tv dove si intuisce scorrere l'immagine delle Torri che fumano, è quella dove è da solo davanti a una finestra, visibilmente aperta, con tanto di tendina bianca che svolazza. Non esattamente l'immagine di un Vicepresidente che di lì a pochi minuti dovrà evacuare la Casa Bianca perché si teme possa essere uno dei bersagli.

I film americani visti fin qui, poi, mi hanno sempre insegnato che, in casi simili, Presidente e Vicepresidente vengono immediatamente separati per garantire l'incolumità del primo e consentire al secondo di entrare in azione: che ci fanno insieme alla stessa riunione in un frangente simile?
Si agitano al telefono, certo, ma se pensi di essere sotto attacco (e anche se devi fingere di essere sotto attacco) non trovi il tempo per startene a guardare la tv con i piedi sul tavolo come si trattasse di una partita di basket.
E poi, ma di quale bunker vanno cianciando?
Nelle foto 1 e 2, si vede Dick Cheney (con le scarpe sul tavolo), stare giusto davanti a una finestra sulla quale sventola una tenda bianca. 
Tendina su finestra che lascia filtrare in un angolo la luce esterna del giorno che, per come la vedo io, non mi pare roba in uso nei bunker a prova di testata atomica.

A parte l'effetto
déjà-vu, nel senso di abbottabad con compound (il minuscolo è intenzionale), qualcuno mi spiega il senso di queste foto tarocche oggi?
Cosa mi vogliono dire? 
O si tratta di fuffa atomica, o si tratta di un'altra botta bad com pound.
Manca il morto, però.
E quindi non tornano i conti. 

sabato 25 luglio 2015

Trattati

4 lug
Greece's finance minister at London Conference of 1953 signing a treaty agreeing to cancel 50% of Germany's debt
 
Greece's finance minister at London Conference of 1953 signing a treaty agreeing to cancel 50% of Germany's debt

venerdì 24 luglio 2015

Mantra Japonensis

Gyatei gyatei hara gyatei haraso gyatei boji sowaka!
Om Gate Gate Paragate Parasamgate Bodhi Svaha!
 

mercoledì 22 luglio 2015

The most romantic city in the world

Avete presente Venezia d'estate? Quella dove piedi ti diventano mortadelle lesse al secondo ponte e in cui le gambe ti si trasformano in salamoni king size pronti per essere affettati al terzo?
Eppure, pare che al turista all'ingrosso Venezia con 40° (45° percepiti) piaccia molto, visto quanti se ne riversano con 'ste calure in giro per la città:
Senza dir nulla di quanto sia romantica la gitarella in gondola sotto la candela pomeridiana.Vero che è ciò che tutti sognamo per coronare il nostro sogno d'amore?
Mi sa che è diventato più romantico e meno faticoso (forse anche meno costoso), andare nella Disneyland originale.

venerdì 17 luglio 2015

Dal debito, alla schiavitù

Una delle ricadute negative della schiavitù tradizionale era il costo del mantenimento degli schiavi troppo giovani o troppo vecchi. La schiavitù era redditizia, ma la redditività era intaccata dal costo di mantenimento di neonati, di bambini piccoli e vecchi non più in grado di produrre.
La nuova schiavitù elimina questo costo aggiuntivo, incrementando così i profitti.

La nuova schiavitù imita l’economia mondiale: si sottrae al rapporto di proprietà e all’impegno gestionale fisso, concentrandosi piuttosto sul controllo e sull’uso delle risorse e dei processi.

Le compagnie transnazionali fanno oggi ciò che gli imperi europei facevano nell’Ottocento - sfruttare le risorse naturali e servirsi di manodopera a basso costo -, ma senza bisogno di appropriarsi dell’intero paese e di governarlo (basta che si rassegni a collaborare volontariamente e alle condizioni imposte).
Allo stesso modo, la nuova schiavitù si appropria del valore economico degli individui esercitando su di loro un controllo assoluto e coercitivo, pur senza assumersene la proprietà o accettare la responsabilità della loro sopravvivenza.
Il risultato è un’efficienza economica infinitamente superiore…
Nella nuova schiavitù, lo schiavo è un articolo di consumo: in caso di necessità può aggiungersi al processo di produzione ma non è più un bene ad alta intensità di capitale (il famoso "capitale umano" è tale solo se è un costo variabile, adattabile, intercambiabile. Diversamente, è solo un ramo secco che va tagliato).
Il passaggio dalla proprietà al controllo e all’appropriazione si applica virtualmente a ogni forma di moderna schiavitù, al di là dei confini nazionali o culturali, che lo schiavo sia un tagliatore di canna dei Caraibi, fabbrichi mattoni nel Punjab, lavori in una miniera del Brasile o si prostituisca in Thailandia.
Riflettendo la pratica economica moderna, da questo punto di vista la schiavitù sta passando da forme culturalmente specifiche a una forma emergente standardizzata o globalizzata.
la schiavitù si cela oggi dietro a contratti (di qui la necessità di cambiare le regole del nuovo mercato del lavoro) e fiorisce nelle comunità sottoposte a bruschi e traumatici mutamenti. Queste condizioni sociali devono coesistere con un’economia che incoraggia la schiavitù.
Talora anche in alcune comunità europee o americane l’ordine entra in crisi, ma non per questo la schiavitù vi prende piede.***…Quando la maggior parte della popolazione ha un tenore di vita ragionevole e un minimo di sicurezza economica (in proprio o garantita dallo stato) la schiavitù non può affermarsi.
La schiavitù cresce e si sviluppa quando attecchisce su un terreno di povertà estrema.
(Istat, Italia ieri: 4,1 milioni di persone in povertà assoluta. Da un mio calcolo fatto con il tool presente sul sito Istat, risulta che una persona che vive al nord e in una città con meno di 250 mila abitanti, è considerata tale se spende meno di 880,36€ al mese. La cifra fa ridere e piangere insieme, perché ci dice che la povertà in Italia è in realtà molto più drammatica e che l'Istat vive nel mondo dei sogni - Ci dice qualcosa il fatto che fra le richieste alla Grecia dell'Eurogruppo, vi sia anche il passaggio sul sottrarre l'istituto di statistica al controllo del governo greco? - ndb).

Non è dunque difficile individuarne i presupposti economici e sociali. Da un lato - va da sé - devono esserci persone, magari non native del luogo, che possono essere ridotte in schiavitù e, dall’altro, deve esistere domanda di lavoro schiavo.


(se per l'Istat la povertà assoluta è chi vive al nord con meno di 800€ al mese, che dire dei contratti oggi ritenuti "normali" per i lavori più disparati che offrono la stessa cifra mensile? E che dire del fatto che esistono più di 2 milioni di pensionati con pensioni al di sotto dei 500€ al mese? ndb)
L’essere poveri, senza tetto, profughi o abbandonati può portare a uno stato di disperazione che apre la porta alla schiavitù.
A quel punto non sarà difficile lusingare i futuri schiavi e farli cadere in trappola. E, una volta presi al laccio, essi non devono avere il potere necessario a difendersi dalla violenza subita.
(Il meccanismo perfetto per produrre schiavi, è quello del debito senza uscita , come approfondisce l'autore nel saggio con drammatici esempi documentati. Che sia personale o dello stato, il meccanismo per cui dal debito si arriva allo schiavo, è ovunque uguale. Il processo di formazione dello schiavo ideale comprende però oggi, nell'Occidente culla dei valori cristiani, anche la “obbligatoria gratitudine” moralisteggiante dello schiavo e la messa alla prova della fiducia, che il povero deve meritare. Va da sé, impegnandosi nello scambio ricattatorio e impari del piatto di minestra in cambio del lavoretto a gratis perché, non sia mai che il povero mangi a sbafo [il ricco sì, pur se inoperoso, può mangiare a sbafo perché la classe sociale cui appartiene ne ha il diritto per nascita]. La fiducia da dimostrare di meritare è una torsione di senso che sta alla base del ricatto cui sottopone il debito: della trattativa Eurogruppo/Grecia, mi ha disturbato non poco l'insistere di Merkel, prima di cedere "gli altri paesi" a nuovi prestiti, sul fatto che (il referendum, cioè quello che dovrebbe essere lo strumento democratico per eccellenza) la Grecia ha minato la loro fiducia, per cui ora dovrà dimostrare (approvando le riforme richieste in parlamento prima di avere un solo centesimo) di tornare a meritarsela. Il debito è da sempre “il laccio” perfetto per la creazione di nuovi schiavi, ed è usato da tutti gli schiavisti, in ogni parte del mondo, per ogni forma di schiavitù, in ogni momento della storia. L'odierno schiavista "democratico" pretende però oggi, e questo è completamente nuovo, non solo di disporre di merce umana all'infimo costo delle mera sopravvivenza, e spesso senza garantire nemmeno più quella, ma di ottenere che lo schiavo aderisca con emotiva serena condiscendenza alla propria condizione, riservandosi pure, qui e là, il diritto di impartirgli lezioncine sull'onestà e sul rispetto dovuto ai benefattori che, grazie alla sua pelle a costo zero, fanno buoni affari - ndb)
La mia insistenza nel definire le condizioni e le questioni relative alla nuova schiavitù potrà sembrare eccessiva. Ma la nuova schiavitù è come una malattia, per la quale non esiste ancora un vaccino: finché non la capiamo davvero, finché non ne scopriamo sino in fondo il modo di funzionare, non abbiamo grandi possibilità di fermarla.
Ed è una malattia che si sta diffondendo. Con il suo dilagare, cresce ogni giorno il numero degli individui ridotti in catene. Ci troviamo di fronte a un’epidemia che, attraverso l’economia globale, tocca le nostre stesse vite.
*** Questo saggio sullo schiavismo moderno (che consiglio vivamente) è del 1999 e immagino che, pur intuendo l'autore che la globalizzazione era uno strumento che rischiava di creare nuovo schiavismo anche in Occidente, non poteva allora sapere come sarebbe finita nel 2015 in UE (o in molti paesi del medio oriente, allora non ancora vittime di vecchi predatori occidentali delle risorse altrui)

Da I nuovi schiavi - La merce umana nell’economia globale - Kevin Bales - Universale Economica Feltrinelli - Ed. ottobre 2008  
Kevin Bales è militante di Anti-Slavery International e uno fra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea.

(miei i commenti fra parentesi e in corsivo)