giovedì 26 febbraio 2015

#paolocirinopomicinostaisereno

Vitalizio percepito da Paolo Cirino Pomicino 5.231€
'O Ministro ha 75 anni, e una qualche pensione si dovrà pur riconoscergliela, dopo tanti anni di servizio.
Nulla da obiettare quindi, né sull'importo né sul suo diritto a percepirla.
Da obiettare un po' ci sarebbe, ma solo poco poco, su quelli che incassano pensioni/vitalizi già a 50 anni. 
Come Irene Pivetti (partita in arme per combattere la Roma ladrona), che dal 2013 incassa 6.203€ al mese dopo soli 9 anni di servizio.
E va ancora bene, perché un altro po' verrebbe da obiettare (ma non lo faremo), sul fatto che, un a me sconosciuto Giuseppe Gambale, sia andato in pensione, nel 2006, a 42 anni, con soli 8.455€ al mese.
Una miseria: e come ci campa a 42 anni? Con quel che costa l'avviarsi a una triste mezza età senza un lavoro?
La riforma Fornero qui non è intervenuta per rispetto, e bene ha fatto: come poteva fare uno sgarbo ai colleghi?
Più che giusto invece accanirsi sulle micragnose pensioni da 500€ al mese, o su quei fannulloni, i noti mangia pastasciutta al pomodoro a sbafo, che pretenderebbero di andare in pensione a 60 anni, incassando magari 1000 euro al mese (ma che si credon? che siamo il paese del bengodi?), dopo appena 40 anni d'ufficio.
Sfigati svergognati! 
A 67 e rotti! A 70, magari, così che almeno lavorino quei 44 o 45 anni che servono a pagare loro la costosa e ambìta pastasciutta!
Non lo sapevano forse che sarebbe bastato candidarsi con il primo partito che avevano sottomano per racimolare 3/4 volte tanto, e lavorando mal che andasse 5 anni (ma solo se molto sfigato) però spesati di tutto, dentista compreso?
Rifiutasti? Mo' paga!

Qui lista dei vitalizi incassati da ex parlamentari, alcuni dei quali in Parlamento hanno messo piede forse un giorno, forse qualche giorno, forse un paio d'annetti, forse una legislatura o forse anche mai... 
Fra questi, la vedova di un senatore il quale infatti non mise mai piede in Senato perché subentrò, a camere già sciolte, in sostituzione di un precedente senatore deceduto.
Dice oggi a La Zanzara Cirino Pomicino: "... E’ un’aggressione alle famiglie e alle vedove dei parlamentari..."
Che sia quella sopra, la vedova a cui si riferisce?
Tranquillo: le vedove illustri sono tutte salve.
A pagar per i loro vitalizi ci sono tutte le vedove dei soliti signori nessuno. 
Abituate queste a limare sulle foglie d'insalata per farci il pranzo e anche la cena, continueranno così fino alla morte e senza chieder gli impalamenti di nessuno, pur di non lasciare sul lastrico quella povera donna che è ormai abituata al meglio e non vi può rinunciare.

Toglieranno il vitalizio e saremo tutti uguali nella miseria, avete ragione. Mi avete convinto. Via i vitalizi. Si salva il Paese. Anzi, perché ci dovete lasciare in vita? Impalateci tutti."


Dai, sù: non facciamola così tragica e medievale.
Mica siamo un paese giustizialista al punto da punire in modo così trucido i propri eletti.
Per rassicurarsi, si guardi un po' intorno: non solo paghiamo senza batter ciglio fior di vitalizi a gente che non ha mai lavorato davvero in vita sua, ma li imbuchiamo, in aggiunta, così che possano dove si può arrotondare, in fondazioni, banche, società di servizi pubblici o come garanti e controllori di appalti pubblici.
E tutto questo pur avendo dovuto alcuni di loro subire in passato qualche esigua ma non indolore condannuccia.
Peccati di gioventù, nulla di grave in un paese dove si beatificano pure gli assassini e si santificano sterminatori di famiglie. 
Se uno si abitua al meglio c'è poco da fare: ha i suoi diritti e bisogna tenerne conto.
E noi ne teniamo conto. 
E paghiamo contenti.
Vede forse qualcuno che si lagna?
Nessuno.
Il fatto è che noi, in realtà, amiamo molto i nostri politici, di qualunque colore e di qualunque età siano. 
E li amiamo al punto da perdonare loro tutto, ma proprio tutto tutto tutto.
In fondo, a pagare per tutti ci siamo sempre noi, le pare?
Ci siamo abituati, che ci costa?

mercoledì 18 febbraio 2015

Disoccupati vincenti

"...stamattina un funzionario della regione mi ha detto che se uno vuole può uscire dalla disoccupazione facendo corsi e adattandosi...E io gli ho detto che è quello che faccio da quasi 2 anni.
Come certa gente è in grado di fare di te una perfetta nullità..."
Sono le parole che mi scrive un collega stamattina.
Se uno vuole, può...(Grrr...)

Parole che immagino suonino familiari a chiunque per trovare un lavoro si sbatte fra un ufficio e l'altro così da essere un disoccupato attivo.

Il disoccupato attivo
- frequenta i corsi più vari finanziati dai soggetti più disparati tutti finalizzati alla sua riqualificazione e tutti puntualmente a zero offerte di lavoro post corso
- invia tonnellate di curriculum rischiando denunce per stalking aziendale
- frequenta settimanalmente o mensilmente uffici per l'impiego, agenzie interinali, etc
- sostiene colloqui in risposta a inserzioni per le sole offerte stabili sul mercato del lavoro: cercasi venditori (vanno forte l'immobiliare e il telefonico), cercasi operatori call center, cercasi camerieri (ma solo in zone turistiche o nel periodo estivo). 
Contratti ah vedremo, offerta base 2,50€ l'ora, al rialzo max 5€ (poi ci son quelli che te ne promettono 8€ ma dopo due mesi senza pagarti sbaraccano nella notte e chi s'é visto s'é visto).

In più deve:
- sorridere anche quando ha voglia di piangere.
- essere educato anche quando ha di fronte un cafone.
- mostrasi umile ma anche avere grinta e suscitare simpatia
- essere disponibile a nuove esperienze lavorative, ma anche avere già esperienza.
- vestire dignitosamente, avere capelli e mani a posto, fare molta attenzione a ogni dettaglio del proprio corpo: un paio di chili in più o in meno possono decidere una carriera più di una competenza (di competenti è zeppo l'ufficio del lavoro, di gente figa no)
- deve parlare minimo l'inglese più una seconda lingua, anche se chi gli fa il colloquio mastica a fatica un'italiano base
- pensare positivo like a virgin, come stesse espiando in questa vita colpe ataviche che risalgono alla notte dei tempi e non avesse quindi alcun diritto di arrendersi a pensieri negativi che si sa, rovinano il karma

Al disoccupato è inoltre richiesto di non lasciarsi andare ogni due per tre alla propria saga degli orrori: a nessuno importa davvero sapere come si possa vivere senza un euro o con una mancetta da adolescente a quaranta e passa anni: c'è la carità familiare e amicale, e tanto basta e avanza, ché siamo in crisi, si sa e si dia da fare, "faccia corsi e si adatti".

Il fatto noto, che tutti fingono di dimenticare, è che il lavoro è finito, che non ne rimane che qualche residuo qui e là e per pochi, e inventarsene uno a partita iva non è esattamente una strategia di lotta alla disoccupazione di massa. 
Però non si dice, fa troppa paura la folla di disoccupati, quindi continua a valere quel non detto sottotraccia per cui il disoccupato è tale per suoi gap personali, cui si può rimediare con un corso.

All'opera, insieme a uno stuolo di professionisti in riciclaggio forzato, parecchi di quei guru del management che hanno impestato la razza umana nei decenni scorsi con teorie manipolatorie su ciò che è necessario essere per avere "successo" e diventare una celebrity.
Ora rispondono alla crisi (ché le teorie del successo non la fermano neanche di striscio) riciclandosi chi come guru ispiratore del politico managerializzato chi invece, commercialmente più sfigato, quale docente per corsi destinati a disoccupati di recupero.
Perché non importa chi sia, da dove provenga o quali concrete esperienze abbia maturato, il disoccupato viene di default da un universo parallelo dove la vita è ferma all'età della pietra e quindi va acculturato per adattarlo a questo: se non trova lavoro infatti, è solo perché è stupido e privo di skills adeguate.
Quindi bisogna istruirlo.
Gli si insegna, fra le altre cose, ad auto-immolarsi a una delle regole sacre del Marketing Mix, incarnando le 4 P:
Price, Product, Packaging e Placement
Ora i nostri hanno aggiunto (senza gran fatica) la quinta P, di cui non si poteva assolutamente fare senza:  
                 Promotion!
Così il nostro alieno in ristrutturazione impara che per trovare lavoro oggi deve adattarsi a un miserrimo Price ma anche essere il miglior Product sulla piazza; che è necessario avere un bel Packaging ma anche trovarsi sempre nel Placement giusto al momento giusto.
Su tutto però, oggi deve assolutamente avere una strategia di Promotion!
E via di social media a manetta.
Tutti a pubblicare valanghe di selfies, a inviare migliaia di tweet, a fare inviti a sfinimento su Linkedin, a disseminare Pinterest di panorami diversi per far vedere che si è disoccupati ma mica sfigati e, va da sè, a gestire un'attraente pagina Facebook sulla quale esibirsi in pizze divertenti con gli amici, in gite sobrie in posti verybelli e a riportare news di fuffa nazional popolare così da rendersi appetibili all'hunter di merce umana a buon mercato che non seleziona certo potenziali piantagrane con la fissa del complottismo.

Quindi: sobrietà, sorrisi a tutti denti, folle di amici e selfies in posti very belli e con tutte le 5 P al loro posto, ed è fatta.

Soddisfatte le premesse, ecco che il candidato ideale avrà parecchie proposte di lavoro 3.0, ossia nel Volontariato.
Lì sarà managerialmente programmato, strutturalmente organizzato, debitamente (ma anche no) formato, reso tecnologicamente reperibile 24h24, così da essere sempre disponibile a fuori programma, per il solo piacere di lavorare in sè.

In cambio di tutto 'sto ben di dio di quattro P, social promotion, struttura organizzativa e guru online (più la promessa di sax&violins ultra-terrena), un bel carnet di Tickets Restaurant e la divisa di lavoro, che potrà poi tenere quale ricordo della bella esperienza di volontariato che gli avrà fruttato quella celebrity da tanti like e migliaia di retweet simpaticissimi.
Il Denaro è del diavolo: non è cosa che si possa dare in mano a un disoccupato proveniente da uno dei tanti mondi oscuri di cui niente si sa: e se poi non fa niente e mangia pasta al pomodoro?

Disoccupati e Vincenti. 
What else?

domenica 15 febbraio 2015

Il Padrino - Parte III

Licio Lucchesi (Enzo Robutti) spiega al giovane Vincent (Andy Garcia) -  figlio illegittimo di Sonny (fratello di Michael Corleone, trucidato in modo spettacolare a un casello autostradale ne Il Padrino I), individuato da Michael quale prosecutore della sua volontà di guadagnare alla famiglia una rispettabilità e un'onorabilità sociale - come funziona la finanza:
" Don Lucchesi, lei è un uomo di finanza e di politica. Io queste cose non le capisco".
" Le pistole le capisci?".
" Sì".
- "La finanza è una pistola; la politica è sapere quando devi premere il grilletto"

Dove non bastasse la sintesi (un ripasso del film potrebbe essere utile), una citazione dalla prefazione di Gianni Barbacetto al libro Il mistero Sindona:

"Eppure, alla domanda diretta di Nick Tosches su quali fossero le banche usate dalla mafia, Sindona si assolve, tirando invece un colpo mancino a un giovane compagno di loggia. Risponde: «In Sicilia, il Banco di Sicilia, a volte. A Milano, la piccola Banca Rasini in piazza Mercanti». Sindona non può sapere ciò che succederà nei decenni seguenti*: il figlio del direttore generale della Rasini, come lui iscritto alla P2, dopo aver fatto i suoi primi affari con i soldi della Rasini, farà una grande carriera imprenditoriale e poi politica. Ma questa è un’altra storia**."

* L'intervista di Nick Tosches a Sindona, riportata nel libro, termina con il caffè al cianuro servito a Sindona nel carcere di Voghera il 22 marzo del 1986. Tangentopoli e Mani Pulite verranno dopo.
**Ma la storia, per come la vedo io, è la stessa, non un'altra.

Questione di destre o sinistre?

Ecco cosa scrive Comidad:

"Non fu quindi una Ragion di Stato a motivare la trattativa dei governi italiani con la Mafia, ma una "Ragion di NATO", ovvero obblighi di alleanza, cioè di servitù coloniale dell'Italia nei confronti degli USA. Appare quindi irrealistico ritenere che la magistratura sia davvero intenzionata ad andare sino in fondo nella vicenda della cosiddetta trattativa Stato-Mafia, assumendosi così il rischio di scoperchiare il verminaio NATO."
Concordo.

Per provare a capirci qualcosa, è necessario immaginarsi un ulteriore episodio della saga dei Corleone, cioè Il Padrino IV, arrivando oggi a un Il Padrino V, poi VI, etc.

Ci vogliono pazienza e buona memoria per i dettagli, e cercare notizie che potrebbero collimare con uno o più fatti provando a collegarli fra loro.

E' un lavoretto a ore perse che mi da sempre una certa soddisfazione.

Al punto da non badare più alle beghe in corso.
Pur pesanti e piene di gravi implicazioni, si tratta solo di dettagli di una storia dai contorni molto più ampi sui quali la nostra attenzione rischia di perdersi.

Quelle in corso sono guerre tutte interne a uno stesso potere a più facce, due solo delle quali gigantografate, il cui scopo è decidere chi resterà in sella e chi no, nei prossimi anni.

Non riguarda noi.

Noi, siamo irrilevanti.

Siamo semplici comparse.
Vittime sacrificabili in totale balìa ora dall'una ora dall'altra forza.

Agitarsi è inutile: non è mai stata una democrazia e noi mortali non abbiamo mai contato nulla.
Tranne che come pedine di un gioco di scacchi fra demoni.

sabato 7 febbraio 2015

Work-affairs: come ti regalo il lavoro del disoccupato

Definizione di Workfare da Wikipedia:
Il workfare è un modello alternativo al classico welfare state (di natura puramente assistenziale) che consiste piuttosto in politiche di welfare attivo finalizzate ad evitare gli effetti disincentivanti sull'offerta di lavoro che il welfare classico ha di solito prodotto, collegando il trattamento previdenziale allo svolgimento di un'attività di lavoro.
Il termine deriva dall'unione di work e welfare. Si tratta di progetti soprattutto americani (gli USA infatti si stanno allontanando gradualmente dai programmi di assistenza sociale, prestando invece la propria attenzione al decentramento delle competenze ed al legame con il mondo del lavoro) "che condizionano gli aiuti sociali all'obbligo di lavorare per coloro che ne beneficiano" (Barbier).
 Sul sito del governo Ministero del Lavoro:
Protocollo intesa #diamociunamano
....Chi può prestare attività volontaria in favore della propria comunità (1)

Il decreto individua le modalità di utilizzo del Fondo istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, stabilendo anche i requisiti soggettivi per poter beneficiare della copertura assicurativa attivata dall'Inail (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro).
In concreto, può accedere alla misura sperimentale chi beneficia di una delle seguenti prestazioni di sostegno al reddito (2):
a) cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, anche in deroga alla vigente normativa;
b) integrazione salariale e contributo a seguito di stipula di contratti di solidarietà;
c) indennità di mobilità, anche in deroga alla vigente normativa, Aspi e mini-Aspi;
d) prestazioni, legate alla cessazione del rapporto di lavoro o alla sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, anche a carico dei Fondi di solidarietà;
e) altre prestazioni di natura assistenziale finalizzate a rimuovere e superare condizioni di bisogno e di difficoltà della persona, erogate a livello nazionale e locale.
 Questi i settori di intervento (3)

- Accoglienza e inserimento sociale di soggetti svantaggiati e vulnerabili
- Accompagnamento e assistenza sociale 
- Assistenza sanitaria e socio-sanitaria 
- Cultura, turismo e ricreazione 
- Educazione ed istruzione 
- Inclusione sociale e pari opportunità 
- Promozione della cittadinanza attiva e partecipata 
- Protezione civile 
- Protezione dell'ambiente 
- SportSviluppo economico e coesione sociale
- Tutela e protezione dei diritti e contrasto alle discriminazione
- Tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e cultura
Cioè, tutti. Fossi un qualunque lavoratore pubblico, in uno qualunque di questi settori, inizierei a preoccuparmi seriamente per il mio futuro
(chi è costretto a lavorare gratis daneggia anche te: digli di smettere)
Titolo sul Forum Terzo Settore:
La Sussidiarietà nella Cooperazione internazionale. Nuovi scenari, nuovi strumenti, nuovi attori
"...Riconoscerne il ruolo e valorizzarne il potenziale è essenziale per dare solide basi a qualunque percorso di innovazione: questo è tanto più vero alle soglie di un 2015 che chiama la comunità internazionale a ridisegnare le strategie condivise per sconfiggere le povertà nel mondo, (5) in un’ottica di corresponsabilizzazione tra i tanti Sud e Nord, a partire dall’appuntamento centrale di Expo a Milano: in un contesto italiano,in cui il Terzo Settore tutto è attivo in un confronto con il Governo che sta ridefinendone il quadro normativo."
Prima di rivedersi il precedente post sul lavoro a Expo, cui è impossibile non pensare come al più grande test sulle ottime opportunità offerte dal lavoro gratuito e volontario, ho subito un paio di inutili domande: 
- com'è che ogni volta che si parla di no-profit e volontariato, e quindi di solidarietà e di povertà, mi spuntano fuori banche e aziende che non si son mai fatte pregare troppo per incentivare la produzione di quei poveri, disoccupati e precari a paghette da fame che sono però subito pronte a sostenere ma solo via organizzazioni no-profit?
- e com'è che a sostenere e a formare managerialmente le organizzazioni di volontariato sono quelle stesse banche e aziende il cui "successo manageriale" ha sbattuto per strada i propri dipendenti facendone in molti casi quei poveri i quali oggi, se ridotti ad accettare un qualsiasi sostegno economico pubblico, a qualunque titolo (spesso un miserabile sostegno che va da un'Aspi a una cassaintegrazione), "possono" andare a lavorare come volontari nel settore no-profit (a gratis), cioè in quel settore del volontariato dalle stesse aziende e banche managerializzato e sostenuto (con donazioni fiscalmente convenienti), promuovendo il fantastico scambio economico lavoro vs assicurazione Inail per i loro ex-occupati ora al collasso esistenziale?
E' il workfare, bellezza!
(il sottotinteso del termine workfare è tutto nel motto di forneriana memoria "niente reddito minimo, altrimenti questi mangiano pasta al pomodoro senza lavorare"...)
Scopro dal sito Sodalitas (una delle organizzazioni affiliate al Forum Terzo Settore) che:
"...Fondazione Sodalitas è a fianco delle organizzazioni nonprofit, che sostiene nello sviluppo della capacità manageriale.
La Fondazione offre gratuitamente alle organizzazioni nonprofit servizi on demand di consulenza manageriale, e sviluppa progetti di sistema per la crescita complessiva del Terzo Settore.
E anche che:
"...Dal 1995 ad oggi Fondazione Sodalitas ha saputo raggiungere molti traguardi ambiziosi.
Ha introdotto – prima in Italia – la cultura della Sostenibilità d’Impresa, aggregando una comunità sempre più ampia di imprese che oggi lavorano con la Fondazione per sviluppare progetti di Sostenibilità.
Ha sviluppato interventi di sistema nel mondo della scuola per avvicinare i giovani al mondo del lavoro.
E, nel fare tutto questo, ha saputo diventare un qualificato interlocutore delle istituzioni, italiane e d europee.  "
E...chi, aderisce a Sodalitas?

Consiglio d'Indirizzo
Diana Bracco, Presidente
Alessandro Beda, Antonio Calabrò (Assolombarda), Ugo Castellano, Nicola Ciniero (Fondazione IBM Italia), Federico Falck (Gruppo Falck), Federico Ghizzoni (UniCredit), Maria Patrizia Grieco (Enel), Pietro Guindani (Vodafone Italia), Carlo Manzoni, Matteo Marini (ABB), Alberto Meomartini (Past President Assolombarda), Marco Milani (Indesit Company), Pietro Palella (STMicroelectronics), Carlo Antonio Pescetti, Alberto Pirelli (Pirelli&c.), Cristina Scocchia (L'Oreal Italia), Elio Scaramuzza, Maria Teresa Scherillo, Giuseppe Sgroi, Michele Angelo Verna (Assolombarda).
Consiglio di Gestione
Franco Vannini, Consigliere Delegato alla Gestione
Andrea Lettieri, Adriano Motta, Francesca Patellani (Accenture), Renato Protto, Alessandro Radice, Roberto Ramasco, Pietro Sala (Assolombarda)
Le domande che mi faccio sono: 
1. il Protocollo d'intesa firmato da Ministero del Lavoro, Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e Terzo Settore, cosa intende per "può prestare attività volontaria"?
2. visto che ora "può", fino alla firma del Protocollo veniva prima impedito fisicamente a chi riceveva un qualsiasi sostegno al reddito (v. elenco (2)) di offrire gratuitamente il proprio lavoro volontario in una delle organizzazioni non-profit operanti nei settori elencati sopra? (3)

3. Oppure: forse chi prestava fino a ieri la propria opera di volontariato lo faceva a proprio rischio e pericolo perché fin qui (cioè fino alla firma del protocollo d'intesa) non godeva nemmeno della copertura Inail in caso di incidenti di lavoro?
4. Oppure ancora: chi usufruisce di qualsiasi tipo di sostegno al reddito, compresi quindi cassintegrati, Aspi e Mini-Aspi, etc, ricevendo questo "sostegno" direttamente dalle casse dell'Inps, cui ha comunque versato a suo tempo dei contributi a questo scopo destinati (non li avesse versati, non riceverebbe il "sostegno" da cassintegrato o tantomeno l'Aspi), non dovrebbe contestualmente già avere una copertura Inail?
5. se il lavoro volontario di chi riceve una Mini-Aspi (che può essere anche di soli 80/100€ al mese, dipende da una serie di parametri) o da un qualsiasi altro emolumento a sostegno del reddito (è considerato tale anche il contributo comunale alla mensa scolastica ai figli di famiglie in difficoltà economiche? pare di sì...), non è un obbligo (v. definizione di workfare di wikipedia e quel "può" al punto 1. e successivi), qual è il senso del protocollo d'intesa? 
6. e se invece lo scopo del protocollo è (come sospetto) quello del ricatto esistenziale (o fai volontariato gratuito per una delle organizzazioni del terzo settore o ti togliamo anche i soldi per la mensa scolastica del bambino), com'è che non si sentono tuonare le trombe di sindacati e compagnia cantante sempre pronti a dichiarar guerra ma solo dopo che si son perse tutte le battaglie così da non disturbare il manovratore?
7. e il M5S dov'é? E la battaglia per il reddito di cittadinanza? E le mille organizzazioni, comitati, associazioni che dibattono sul tema reddito di cittadinanza, 'ndò stanno?

giovedì 29 gennaio 2015

Gran sagra Expo

"Ad oggi per l'Expo sono stati già venduti 8 milioni di biglietti, dei quali 5 milioni all'estero. Praticamente, a 100 giorni dall'inizio, è come se avessimo già venduto un terzo dei biglietti che dobbiamo vendere". Lo ha detto il commissario dell'Expo, Giuseppe Sala. "Un altro record - prosegue - è che abbiamo venduto già 3 milioni e 200 mila notti nel periodo coinvolto da tour operator che lavorano all'estero". Da Ansa
L'esultanza sui dati sembra la fiaba che uno si racconta per darsi coraggio in vista della tragedia.
L'Expo, lo dice il nome, dovrebbe essere un'esposizione di respiro internazionale il cui metro di misura, per il paese ospitante, dovrebbe essere il mondo.
Gli 8 milioni di biglietti (o "notti") dichiarati "venduti", sono con tutta probabilità prenotazioni dei tour operator esteri che "comprano" (ma solo in ipotesi) per poter formulare i prezzi dei pacchetti da piazzare in un secondo tempo agli eventuali clienti sparsi per il mondo.
Converrete che il resto del mondo è parecchie volte più vasto del puntino geografico Italia, no?
Se 3 milioni di biglietti sono stati "venduti" in Italia, e solo 5 nel resto del mondo, è una bancarotta preannunciata. 
Non c'è infatti proporzione: se vendo in Italia 3 milioni di biglietti (e notti), sul resto del mondo dovrei venderne almeno 20 milioni, per potermi dire soddisfatto.
Tanto vale chiamarla Sagra Nazionale, e dirsi contento se casualmente qualche straniero in visita, in un periodo maggio-ottobre già di per sé attrattivo dal punto di vista turistico, metterà il naso anche dentro al baraccone della polenta e costicine.(E' stato calcolato che nella sola Venezia, nel 2014, i turisti transitati siano stati circa 25 milioni. Per dire che se solo 5 di questi di turisti verranno indirizzati dai tour operator nel 2015 verso l'Expo, non è che si possa parlare di successo planetario. 
Tolti gli espositori e il loro nutrito seguito di amministratori, segretarie, etc. 
Tolte le notti vendute a stampa e tv. 
Tolti politici e aggregati dei vari paesi che verranno in visita a scopo diplomatico e da qualche parte dovranno pur dormire, già un milioncino di persone le tiri via di gente che all'Expo verrà ma solo perché non può esimersi dal farlo.
Stessa cosa vale per l'Italia: sommati politici e amministratori che non mancheranno di farsi vedere a titolo di vetrina e sostegno morale, resta da capire chi saranno quelli che saranno irresistibilmente attratti dal baraccone Expo Italia.
Però dai, #verybello: "...il cibo, è vita!". 
(Che claim originale, quasi in concorrenza con l'intramontabile pizza&mandolino)...
 
E arriviamo alla cosa più imbarazzante: gli Expo Volunteer, cioè i 18.500 volontari che dovrebbero lavorare a titolo gratuito nei servizi di accoglienza ai vari padiglioni.
Pare l'iniziativa non abbia attratto particolarmente i potenziali candidati, e ci sarebbe da esserne contenti, se non fosse che sull'apposito sito di Expo si dice invece che sono arrivate oltre 16 mila candidature.
Solo dei lobotomizzati possono accettare di scambiare lavoro vero (e prevedibilmente massacrante) per avere + like sui social media, che è il compenso promesso dal falsamente attrattivo spot promozionale qui sotto:

Che poi, il tema Nutrire il Pianeta, in un paese dove molti sono ormai i cittadini che per mangiare fanno la fila alla Caritas e molti ancora quelli costretti dalla povertà a nutrirsi degli scarti dei mercati, è già nel titolo di una fiaba per dissociati©.
Nulla è più falso della pretesa di nutrire il pianeta evitando contestualmente di garantire di che vivere agli esclusi del sottoscala.
Ma tant'é: ormai conta di più lo storytelling promozionale che la realtà.

P.S. 7.02.2015
Interessante video dal quale apprendiamo che i Volunteer, al termine di 10 gg di lavoro a 5 ore al giorno, riceveranno, inisieme ai molti like sui social accumulati grazie al lavoro gratis, la divisa che indossano e il palmare usato per il lavoro.
Bravi ragazzi.
Al prossimo giro dovrete lavorare in mutande esibendo muscoli tonici di vostra personale costruzione.
(Le divise e i palmari, costano...)