giovedì 29 gennaio 2015

Gran sagra Expo

"Ad oggi per l'Expo sono stati già venduti 8 milioni di biglietti, dei quali 5 milioni all'estero. Praticamente, a 100 giorni dall'inizio, è come se avessimo già venduto un terzo dei biglietti che dobbiamo vendere". Lo ha detto il commissario dell'Expo, Giuseppe Sala. "Un altro record - prosegue - è che abbiamo venduto già 3 milioni e 200 mila notti nel periodo coinvolto da tour operator che lavorano all'estero". Da Ansa
L'esultanza sui dati sembra la fiaba che uno si racconta per darsi coraggio in vista della tragedia.
L'Expo, lo dice il nome, dovrebbe essere un'esposizione di respiro internazionale il cui metro di misura, per il paese ospitante, dovrebbe essere il mondo.
Gli 8 milioni di biglietti (o "notti") dichiarati "venduti", sono con tutta probabilità prenotazioni dei tour operator esteri che "comprano" (ma solo in ipotesi) per poter formulare i prezzi dei pacchetti da piazzare in un secondo tempo agli eventuali clienti sparsi per il mondo.
Converrete che il resto del mondo è parecchie volte più vasto del puntino geografico Italia, no?
Se 3 milioni di biglietti sono stati "venduti" in Italia, e solo 5 nel resto del mondo, è una bancarotta preannunciata. 
Non c'è infatti proporzione: se vendo in Italia 3 milioni di biglietti (e notti), sul resto del mondo dovrei venderne almeno 20 milioni, per potermi dire soddisfatto.
Tanto vale chiamarla Sagra Nazionale e dirsi contento se casualmente, in periodo maggio-ottobre già di per sé attrattivo dal punto di vista turistico (hanno calcolato che nella sola Venezia, nel 2014, i turisti transitati sono stati intorno ai 25 milioni, per dire), qualche straniero diretto altrove mette il naso dentro anche al baraccone della polenta e costicine.
Tolti gli espositori e il loro nutrito seguito di amministratori, segretarie, etc. 
Tolte le notti vendute a stampa e tv. 
Tolti politici e aggregati dei vari paesi che verranno in visita a scopo diplomatico e da qualche parte dovranno pur dormire, già un milioncino di persone le tiri via di gente che all'Expo verrà ma solo perché non può esimersi dal farlo.
Stessa cosa vale per l'Italia: sommati politici e amministratori che non mancheranno di farsi vedere a titolo di vetrina e sostegno morale, resta da capire chi saranno quelli che saranno irresistibilmente attratti dal baraccone Expo Italia.
Però dai, #verybello: "...il cibo, è vita!". 
(Che claim originale, quasi in concorrenza con l'intramontabile pizza&mandolino)...
 
E arriviamo alla cosa più imbarazzante: gli Expo Volunteer, cioè i 18.500 volontari che dovrebbero lavorare a titolo gratuito nei servizi di accoglienza ai vari padiglioni.
Pare l'iniziativa non abbia attratto particolarmente i potenziali candidati, e ci sarebbe da esserne contenti, se non fosse che sull'apposito sito di Expo si dice invece che sono arrivate oltre 16 mila candidature.
Solo dei lobotomizzati possono accettare di scambiare lavoro vero (e prevedibilmente massacrante) per avere + like sui social media, che è il compenso promesso dal falsamente attrattivo spot promozionale qui sotto:

Che poi, il tema Nutrire il Pianeta, in un paese dove molti sono ormai i cittadini che per mangiare fanno la fila alla Caritas e molti ancora quelli costretti dalla povertà a nutrirsi degli scarti dei mercati, è già nel titolo di una fiaba per dissociati.
Nulla è più falso della pretesa di nutrire il pianeta evitando contestualmente di garantire di che vivere agli esclusi del sottoscala.
Ma tant'é: ormai conta di più lo storytelling promozionale che la realtà.

martedì 27 gennaio 2015

Siate simbolici, fate come Jan Palach

A commento della sentenza per 47 condanne e un totale di circa 140 anni di carcere e sei assoluzioni (più risarcimenti vari per 150 mila euro ai poliziotti feriti durante gli scontri, ai ministeri dell'economia e della difesa e ai vari sindacati di polizia) al termine del processo ai No Tav per gli scontri alle manifestazioni del 2011 a Chiomonte, il pm Nicoletta Quaglino commenta (riporto da Il FQ):
"...quelle dell’estate 2011 non erano proteste simboliche: “Di solito i gesti simbolici sono rivolti verso se stessi, non verso gli altri: Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao per protesta, mica diede fuoco alle truppe russe”.
Leggendo, m'è tornato in mente quel disperato imprenditore che nel marzo del 2012 si diede fuoco davanti all'agenzia delle entrate in segno di protesta contro un fisco che lo aveva ormai completamente spolpato e ancora continuava a chiedergli denaro.

A parte la sproporzione fra la situazione di Praga invasa dai carri armati russi e quella delle manifestazioni a Chiomonte, mi pare di capire che secondo il pm Quaglino sarebbe meglio, dovendo proprio protestare contro un abuso dello stato, prendere esempio da Jan Palach e darsi fuoco. 
(Poi, se in futuro dovesse cambiare il vento, come Jan Palach potreste essere chiamati un giorno eroi, anziché terroristi. La storia umana è in fondo piena, di punti di vista che cambiano di senso nel tempo)

In anni in cui le ragioni per protestare contro le ingiustizie e gli abusi dello stato si sprecano quotidianamente, è praticamente un invito a un gran falò umano nazionale.
Però, prendiamo nota: da oggi, meglio darsi fuoco (e già sarà una seccatura per lo stato dover ripulire le ceneri), che incendiare una rete di recinzione abusiva o difendersi dal lancio di lacrimogeni ributtandoli da dove arrivano.
E' anche un segno di civiltà, a ben vedere.
Non lascia più che un mucchiettino di cenere e ci si toglie di mezzo da soli senza costringere lo stato a lunghi e costosissimi processi.
Unico inconveniente, il costo della benzina, ormai alle stelle.
Per il resto, ci si può attrezzare per togliere simbolicamente il disturbo.

domenica 25 gennaio 2015

Facili pronostici

E' tutto un tremar dell'UE in vista dell'elezione di Tsipras.
Brrrr...che paura!
Dichiararsi contro l'austerità non equivale che a un claim promozionale:forse ci si lamenta se un prodotto non rispetta quanto promesso dalla pubblicità?

La paura dell'UE per la possibile elezione del chic révolutionnaire è un'utile finto spauracchio: spinge i greci a votarlo esattamente come il lava più bianco si vende nonostante la lavatrice dimostri che non si differenzia da altri detersivi.
Una volta eletto, ciò che ha promesso in campagna elettorale avrà più o meno lo stesso valore delle promesse del rottamatore nazionale, mai eletto da nessuno eppure decisivo quant'altri mai, oltre che deciso a tavolino.
Diciamo che in Grecia lo spottone è stato realizzato con una maggiore cura dei dettagli.
Non fosse così, mi stupirei dell'improvvisa cacarella della troika: molla il colpo e se la fa sotto senza tentar manovre ai fianchi?
Dai, sù... 
Sarebbe come volermi far credere che Monti fu una scelta del popolo italiano e Hollande, che in campagna elettorale prometteva popolari sfavillii alla République, il Presidente che potè pour les Français plus che la Révolution.

h. 19.58 
Come da pronostico strafacile Tsipras è primo agli exit-poll, attestato fra il 38 e il 39%.
Pare che alle prime proiezioni i greci festanti abbiano intonato Bella Ciao.
Cosa che mi da la misura dello show in uso nelle odierne piazze "partigiane", tutte rivoluzionarie, tutte fottute dall'impacchettamento promozionale standard.
Sul Corriere, un video che la dice tutta sul valore attuale del canto che fu partigiano ed è oggi ridotto a karaoke internazionale.

sabato 24 gennaio 2015

Fresh eggs sharing

Il punto, precisa Coccia, “è che la donazione di ovociti da parte di donne che fanno la fecondazione omologa, ovvero l’egg-sharing, non è sufficiente e pone anche dei problemi per l’età elevata delle donatrici italiane”, mentre nei centri esteri è tra i 20 e 35 anni. E più è giovane la donna, migliore sarà la qualità dei suoi ovociti e le probabilità di successo di una fecondazione. In Italia al momento non si hanno donazioni volontarie: all’ospedale Careggi, riferisce Coccia, “è stato attivato un numero ad hoc ma ad oggi ci hanno contattato solo uomini”. Da Il FQ

Nella top ten delle odierne surrealtà quella dell'egg-sharing oggi le ha scalzate tutte, piazzandosi subito al primo posto in classifica delirio.
L'intero paragrafo mi è comunque insieme esilarante e delirante.
Ottimo sapere che ad oggi nessuna connazionale ha chiamato il numero ad hoc per fornire eggs.
Leggere invece che il numero è stato usato solo da uomini mi provoca una ridarella incontrollabile.
A seguire, l'apparente ragionevolezza sulla migliore qualità dei fresh eggs rispetto a eggs più vecchiotti è da incubo lisergico: pare ci si riferisca a vacche selezionate per la monta a scopo miglioramento produzione della carne più pregiata sul mercato.
Se mi fanno orrore tali pratiche applicate agli animali, riesco invece solo a ridere di disperazione sapendo che vengono applicate uguali anche alla produzione di nuovi umani.
Orwell ci fa un baffo.

domenica 18 gennaio 2015

Greta e Vanessa di ritorno dalla guerra

Scrive Roberto Saviano su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo:
"...Greta e Vanessa, due giovani donne, non due ragazzine viziate, non due amanti dell'uomo con il kalashnikov, fondano, insieme a Roberto Andervill, Horryaty, un progetto di assistenza con l'obiettivo di portare medicine e generi di prima necessità alla popolazione siriana. Ecco perché partono, per portare aiuti alla popolazione che sta subendo gli attacchi di Assad. Ma al commentatore medio che ci siano centinaia di migliaia di persone a cui manca tutto non interessa..."
La "popolazione siriana" che Greta e Vanessa si proponevano di aiutare era, nero su bianco, nell'obiettivo dichiarato della ong fondata dalle due cooperanti insieme a Roberto Andervill e riportata da Il Fatto Quotidiano:
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano partite per la Siria non solo allo scopo di aiutare i civili vittime della guerra, ma anche con l’intenzione di distribuire “kit” di salvataggio destinati ai combattenti islamisti anti-Assad. Così le due 20enni potrebbero esser rimaste vittime proprio di quelli che volevano soccorrere sul campo di battaglia. Questi i retroscena inediti dell’ancora oscura genesi del sequestro delle due cooperanti rapite questa estate e liberate il 15 gennaio a quanto si legge in alcune informative riservate dei carabinieri del Ros che il Fatto ha visionato.
Ancora più chiaro l'obiettivo delle due risulta da quanto riportato più sotto nello stesso pezzo:
Le due ragazze erano infatti partite per Aleppo con l’idea di svolgere “un lavoro in favore della rivoluzione” piuttosto che restare neutrali rispetto al conflitto interno al Paese. L’informativa del Ros sintetizza così una telefonata tra Greta Ramelli e Mohammed Yaser Tayeb: “Greta precisa che un primo corso si terrà prossimamente in Siria con un operatore che illustrerà ai frequentatori – circa 150 persone tra civili e militari dell’esercito libero – i componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo. La donna dice che ha concordato con il leader della zona di Astargi (fonetico) di consegnare loro i kit e che a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti solitamente da 14 persone, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso”.
Più sotto ancora, stesso pezzo:
È datato 26 aprile uno dei colloqui più interessanti. In questa telefonata Greta illustra a Tayeb dettagli e spirito del progetto che lei e Vanessa hanno in mente . “Greta dice a Tayeb – annotano gli investigatori – che quello a cui tengono di più, soprattutto lei e Vanessa, è far capire che il loro lavoro si svolge in favore della rivoluzione e dell’aiuto umanitario, che il loro sito ha come simbolo la bandiera della rivoluzione a differenza di tutti gli altri che lavorano sotto l’egida della neutralità; che sono state protette dall’Esercito Libero e che loro (quelli dell’Esercito Libero, ndr) non sono l’Isis, infatti in alcune zone non indossavano neppure il velo”.
Se dichiari apertamente (pare lo avessero scritto anche sulla loro pagina Facebook), che la parte verso la quale ti schieri è una, e quella stessa parte mette in opera un tuo rapimento a scopo riscatto, sarai ingenua e sprovveduta fin che vuoi ma certo non sei completamente innocente rispetto all'ottenimento del riscatto a favore di chi ti rapisce.
Sbagliare valutazione in buona fede può succedere, non è questo il punto.
Il punto è che dichiararando il tuo sostegno a una sola parte, nel fare la portatrice di kit di soccorso ai rivoluzionari, ti arruoli direttamente a fianco di quell'Esercito Libero Siriano, le cui azioni e ragioni sostieni contro l'altra parte, che rimane pur sempre anche l'altra parte di "popolazione siriana".

Poi, anche ammesso che fossero ingenue le intenzioni, rimane la domanda essenziale: la popolazione siriana che sei andata a sostenere con kit  di soccorso non neutrali, è pur sempre quella parte in lotta contro l'esercito legale della Siria. 
Cioè, per quel che ne so, l'esercito regolare che combatte per il governo legale di Assad ancora sostenuto da molta della popolazione siriana.
E rimane più a monte il fatto che le due cooperanti sono entrate in Siria senza alcun visto ufficiale, in un paese con il quale l'Italia ha rotto ogni relazione diplomatica e grazie ai ribelli in lotta contro il governo legale in carica.
Se invece di cadere nelle mani dei ribelli fossero cadute, di vendita in vendita e da gruppo a gruppo, in mano all'esercito regolare di Assad, cioè nelle mani dell'esercito del governo legale, sarebbero state sbattute minimo in una prigione in quanto immigrate clandestine, nella migliore delle ipotesi, o direttamente fucilate in quanto nemico nella peggiore.
Quando si decide di entrare in un conflitto per sostenere solo una delle due parti, ci si mette con ciò stesso nella condizione di patirne le conseguenze in base a quanto previsto dalla legge di guerra.
E in Siria, comunque la si voglia mettere, è in atto una guerra.
Con tutte le sue leggi.
Quindi, fare delle due cooperanti delle vittime cui mettere l'aureola perché andavano in aiuto alla "popolazione civile", è ragionare a valle senza prendersi la briga di analizzare i fatti a monte: entrate clandestinamente in un paese in guerra per portare aiuto a una delle parti in conflitto che si batte contro il governo legale.
Gli è andata bene, e siamo tutti contenti che siano sane e salve a casa.
Stupisce però che si dipingano le due come odierne sante nostrane eludendo completamente il contesto in cui tutta la faccenda nasce, si dichiara e si sviluppa, quasi che fosse marginale l'implicita condanna di una parte di popolazione nel momento in cui ci si schiera apertamente a favore dell'altra, in un contesto di guerra civile i cui esiti sono tutti ancora da scrivere.
Gli è andata bene ema, piaccia o meno, avrei una migliore considerazione se si fossero direttamente arruolate per combattere con il Libero Esercito Siriano.
Giocare alle crocerossine, senza esserlo fino in fondo e con la neutralità richiesta dal ruolo, ne fa ai miei occhi delle pericolose innocenti delle cui buone intenzioni diffiderei qualunque età avessero.
E questo è il punto.